It 2014. Reportage dalla festa del teatro indipendente

It Festival 2014

Photo: It Festival

Nel composito e bellissimo spazio della Fabbrica del Vapore di Milano si è svolta dal 2 al 4 di maggio la seconda edizione di IT, il festival del teatro indipendente. In realtà non propriamente un festival, ma una grande festa in cui il teatro ha invaso, con le sue multiformi suggestioni, otto spazi diversi, oltre ad una navata e un piazzale, impegnando ben 450 persone tra artisti, organizzatori, tecnici e volontari per 113 spettacoli proposti da più di 100 compagnie, provenienti non solo dalla Lombardia, che hanno autogestito l’evento in totale autonomia.

Le diverse centinaia di spettatori che, per tre giorni, hanno invaso tutti gli spazi a disposizione hanno così potuto vivere il teatro “perdendosi e ritrovandosi” in decine di proposte, strutturate come  performance di venti minuti, nelle quali tutti i linguaggi della scena sono stati messi in opera: dal monologo ai testi classici e alla danza, dal teatro di immagine alla performance sonora e visiva.
Più di 100 compagnie si diceva, pochissime di cui conoscevamo il lavoro e la storia, decine di altre, molte ma molte di più, sconosciute, segno evidente che la febbre del teatro, anziché spegnersi, è sempre più viva. Per lo meno da parte di chi lo fa.

Per questo siamo andati proprio in cerca di nomi o gruppi a noi sconosciuti, per scoprire se in questo teatro, in qualche modo sommerso solo perché batte lidi inusuali, solo perché forse non ha le risorse per farsi conoscere, poteva esserci qualcosa che ci potesse ancora colpire. E avventurandoci in questo mondo siamo venuti a conoscenza di come, nonostante la crisi, esistano decine di compagnie e di artisti che riempiono altrettanti piccoli spazi, vivificando con la loro creatività il tessuto sociale di molte parti del nostro territorio.


It Festival 2014

Photo: It Festival

Ed ancora, attraversando per tre giorni It, abbiamo cercato di individuare l’immaginario che muove   questo teatro, scoprendo stilemi assai diversi tra loro, influenze e matrici, stupendoci infine dei pochi, per la verità, guizzi di fantasia innovatrice: perché, in fondo, così va il mondo, e il teatro
è lo specchio del mondo.
E poi infine, perché a It, tra le innumerevoli proposte, ci vuole anche una buona dose di fortuna nel trovare, molte volte per caso, lo spettacolo coinvolgente.

Così, dopo aver fatto la fila tra decine di persone interessate, ci troviamo davanti ad un saggio di come la danza coniugata all’immagine ci possa ancora catturare. E’ “Arie di carta”, del Filo di Paglia, dove Maria Carpaneto, che danza con Ivana Petito, imbastisce una intensa coreografia su musiche diverse e piene di suggestioni: bellissimo ad esempio è l’uso dell’intermezzo di Cavalleria Rusticana con l’accompagnamento dal vivo della sega acustica di Manolo Cedrone).
Le due performer intrecciano i loro corpi, rievocando stati emotivi e fisici, in perfetta sintonia con le immagini di Marco Maccaferri, che anzi acuiscono le sensazioni e le riflessioni di chi vaga con lo sguardo tra scena e schermo.

La danza ci cattura poco dopo anche in “Lacrime amare” della Compagnia Nut: un divano rosso diventa il palcoscenico su cui i corpi di due uomini e una donna si intrecciano e si lasciano.  
Barbara Geiger e Franco Reffo e l’attore Lorenzo Piccolo, perfettamente a suo agio nel “pezzo”, danzano sulle musiche originali di Stefano De Ponti per narrarci una storia foriera di forti e diverse suggestioni per lo spettatore.

In un altro piccolo spazio, Luca Di Martino e Tommaso Pagliarini di Spettacolo Senza Mura, senza pudore ma credibilmente mettono in scena un testo apparentemente così semplice ma in verità complessissimo come “Il Calapranzi” di Pinter, e ne siamo felici perché testimonia come i testi fondamentali del ‘900 siano conosciuti e amati anche dalle nuove generazioni.

Molti i monologhi, ovviamente, e di diversa provenienza
Tra quelli visti più interessanti “D.E.A. Notte” con il convincente Alessandro Girami e la regia di Gianluca Di Lauro, che per parlarci del conflitto tra Libertà e Realtà, utilizza la metafora della notte e del giorno; mentre Rosario Lisma, di cui seguiamo da anni l’evidente maturazione attorale, in “Italians” ci offre una gustosa galleria di tipologie di nostri compatrioti, molte delle quali davvero spiazzanti, anche se ancora da calibrare.

Ma sono ovviamente le donne, con la loro curiosità e sensibilità, ad andare più nel profondo.
“Nel bosco e nella prigione” di La Madrugada, interpretato da Roberta Secchi con la regia di Manuela Frontoni, mescolando cenni biografici ad echi dalle sue opere, ci dona un ricordo, sentito ed espresso con passionale verità, di Djuna Barnes, scrittrice americana da riscoprire in tutta la sua anticipatrice carica femminista e non solo.

Da un’altra parte Cristina Castigliola in “Non è come sembra”, scritto e diretto da Giulia Donelli,
è una donna non più giovane, buffa e frustrata, che combatte con l’ insonnia attraverso tazzine di camomilla che dissemina per la stanza, finché non le sovviene che il problema sta forse nella barba del suo ultimo amante. “Non è come sembra” si configura come un monologo ben recitato in cui una buone dose di paradossale ironia ci regala un ritratto di donna nevrotica perfettamente attuale .
C’è poi Rossella Raimondi con la sua “Angiolina, la mula”, personaggio che, sia per la lingua utilizzata sia per il contesto, ci rimanda al mondo di Testori.

Ma non solo nei monologhi la presenza femminile si fa notare; ecco infatti in un altro spazio l’insolita performance di Afra Crudo, che utilizza il teatro di immagine per mettere in scena, senza parole, le rimembranze di una donna anziana: i suoi ricordi si materializzano attraverso visioni di donne lontane che forse rappresentano il suo vissuto e che si materializzano in scena con mutamenti di maschere e di atteggiamenti di forte espressività.

Andiamo poi ad imbatterci con buoni risultati in due compagnie già più strutturate e che conosciamo: La Confraternita del Chianti e Macelleria Ettore.
La confraternita del Chianti presenta a It una lettura “divertissement” per cinque voci, “Gli ultimi minuti”, basata su una ben calibrata drammaturgia scritta a quattro mani da Chiara Boscaro, Marco Di Stefano, Marco Pezza e Diego Runko che, ambientata in un futuro a cui non vorremmo veramente essere presenti, indaga, attraverso una divertente anche se amara allegoria, sulla fine della democrazia.
Macelleria Ettore invece, con la regia di Carmen Giordano, nel più conosciuto “N I P _ not important person”, costruisce in modo inusuale, mescolando performance, musica e video con l’utilizzo di voci off e un montaggio sincopato dal punto di vista dell’audio (che dialoga con i movimenti di tre attori), un curioso osservatorio sulle dinamiche che intercorrono tra gli esseri umani: il pubblico si ritrova perfettamente, divertendosi ma nel medesimo tempo, almeno un poco, vergognandosene.

Anche giochi di ruolo a It. Come “Stasera non io” di Alta Luce Teatro, performance nel grande piazzale, come ”Fragile” di Fattoria Vittadini e, nella prima parte del pomeriggio, spettacoli di teatro ragazzi, tra i quali ci piace segnalare “Panic! Giganti in arrivo” di Teatro dei Gordi, originale ed ironica rilettura del “Grande gigante gentile” di Roald Dahl.

Insomma, una grande festa del teatro, che ha coinvolto davvero tante persone, non solo addetti ai lavori: una fervida testimonianza che poi, il teatro, non è vero che sia così moribondo.

 

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