Jack e Jill. Da Jane Martin il miraggio dell’amore diretto da Beppe Rosso

Jack e Jill
Jack e Jill

Jurij Ferrini e Sara Bertelà (photo: teatrostabiletorino.it)

Un quadrato. Un ring dei sentimenti di coppia ai cui angoli si incontrano e scontrano Jack e Jill. Prima c’è l’avvicinamento, in biblioteca; poi le cose andranno da sé, in un evolversi geometrico da vera “Commedia dell’amore”. All’inizio tutto andrà bene ma, poco per volta, qualcosa si incrinerà, perchè il baricentro delle emozioni è instabile quanto i quattro pendoli che circoscrivono il campo da gioco scenico. Ci può essere equilibrio, ma basta poco per provocare oscillazioni. E così una relazione può rompersi in mille cocci, come i piatti che verranno gettati a terra da Jill. Per poi magari tentare di rimetterli insieme.
Come far quadrare il cerchio? Nel mezzo ci sta infatti la vita di ognuno, i problemi e i paradossi del nostro contemporaneo, il desiderio di essere in due ma anche la volontà di mantenere il proprio benessere, potere ed ambizioni personali. Sempre più difficile, insomma, rinunciare a qualcosa per salvaguardare un’armonia. C’è chi lo chiama egoismo, chi egotismo, altri un “sano individualismo”.

“Jack e Jill” viene scritto da Jane Martin nel ’98, dopo il successo di “Keely and Du”, grazie a cui viene candidata al Premio Pulitzer nel 1994. Molti i misteri sull’identità dell’autrice, che si conquista l’attenzione del pubblico americano con “Talking With…”, una serie di monologhi che debuttano nell’81 all’Humana Festival of New American Plays dell’Actors’ Theatre di Louisville. Jane Martin, definita “la drammaturga ignota più nota d’America”, è molto probabilmente uno pseudonimo, visto che non ha mai fatto apparizioni in pubblico, non ha mai rilasciato interviste né parlato pubblicamente di nessuno dei suoi lavori. Della sua vita non si sa nulla. Jon Jory, direttore artistico dell’Actors’ Theatre di Louisville, è l’unico portavoce della Martin, tanto da far supporre che, in realtà, sia lui l’autore dietro lo pseudonimo, nonostante Jory abbia sempre negato.

Tornando a “Jack e Jill”, in scena alla Cavallerizza di Torino fino al 26 novembre, i nomi scelti dall’autrice, nell’inglese parlato contemporaneo, indicano genericamente la coppia, e derivano da un’antica filastrocca già nota a Shakespeare, che la cita nel “Sogno di una notte di mezza estate” narrando l’amore infelice del re Jack per la regina Jill.
Per Jane Martin questi nomi diventano emblema di una relazione che, traslata ai giorni nostri, inquadra due quarantenni (entrambi con altre storie alle spalle) che si incontrano e cercano di vivere una relazione, nel tentativo di afferrare il fantasma dell’amore, topos che perseguita in qualche modo pure l’età contemporanea.
Come già in “Keely and Du”, anche qui sono caratteristici i tagli e la brevità delle battute, con un’infinità di scene (o round) senza soluzione di continuità, quasi a formare un videoclip, dove ogni buio sottolinea anche un cambio di stato emotivo.
Pochi gli elementi scenici che Beppe Rosso, nel suo lavoro registico sui testi di Jane Martin, propone. Tutto punta, questa volta, alle forme geometriche: pulite, essenziali, taglienti (grazie anche alle belle luci di Cristian Zucaro) nel definire le diverse fasi di un match che vede protagonisti Sara Bertelà e Jurij Ferrini: una coppia che regala, soprattutto nella prima parte, coinvolgenti momenti da sit-com in cui ognuno non può, in qualche modo, non ritrovarsi e sorridere. Il ritmo incalzante verrà un po’ meno nella seconda parte, anche a causa della lunghezza del testo, da cui forse ci si sarebbe aspettato qualche risvolto più incisivo.

Con questo secondo lavoro Beppe Rosso procede nella sua trilogia dedicata a Jane Martin, che si concluderà con l’allestimento di “Flags” (il cui debutto avverrà sempre a Torino, nell’ambito della stagione dello Stabile, dal 14 al 24 gennaio 2010), spettacolo legato stavolta al tema della guerra in Iraq. Una trilogia, quella proposta da Rosso, che vuol essere riflessione sui nodi cruciali della società contemporanea, vista attraverso forme di scrittura drammatica che ci toccano da vicino. Se con “Keely and Du” era lo spettro dell’aborto e della libertà individuale rispetto alle convenzioni della società ad essere messo fortemente in discussione, ora l’occhio entra fra le mura domestiche per darne una rappresentazione tanto familiare quanto, potremmo dire, quasi banale, proprio in quanto riconoscibile e condivisibile. Perché, alla fine, la domanda è poi sempre una: come dare forma ad un amore senza finire knock-out?

JACK E JILL. La Commedia dell’Amore
di Jane Martin
traduzione: Filippo Taricco
regia: Beppe Rosso
con: Sara Bertelà e Jurij Ferrini
servi di scena: Marta Massano e Francesco Mina
scenografia: Paolo Baroni
luci: Cristian Zucaro
costumi: Monica Di Pasqua
musiche: Fabio Viana
tecnico: Davide Rigodanza
produzione: Fondazione del Teatro Stabile di Torino – ACTI Teatri Indipendenti – Asti Teatro 30 – Residenza Multidisciplinare di Rivoli
con il sostegno del Sistema Teatro Torino
durata: 1 h 33′
applausi del pubblico: 2′ 50”

Visto a Torino, Cavallerizza Reale, il 21 novembre 2009

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *