Jan Fabre e il potere della follia teatrale. 30 anni dopo

Jan Fabre
Jan Fabre

Jan Fabre è in questi giorni a Milano con due storici spettacoli

Siamo molto grati al Piccolo Teatro di aver riproposto, dopo trent’anni, due degli spettacoli storici, manifesti indiscussi di un modo estremo di fare teatro, messi in scena dal grande e composito artista belga Jan Fabre.

Visual artist, scultore, coreografo, performer, Fabre ha, insieme ad altri pochi artisti, posto le basi, agli inizi degli anni Ottanta, di un modo veramente innovativo e totale di reinventare lo spazio scenico e del condurre lo sguardo dello spettatore.

A Milano ce lo ricorda attraverso due creazioni: “The Power of Theatrical Madness (Il potere della follia teatrale)” del 1984 ma riallestito nel 2012, a cui abbiamo assistito martedì, e “This is Theatre like it was to be expected and foreseen (Questo è teatro come ci si doveva aspettare e prevedere)” del 1982, che i veri appassionati di teatro potranno vedere questo sabato e domenica, della durata di 8 ore.


“The Power of Theatrical Madness” è anch’esso un continuum teatrale che dura oltre quattro ore, in cui Fabre celebra l’arte e l’amore come fili conduttori della storia dell’umanità.
Particolarità è che nei primi venti minuti di spettacolo il pubblico in sala non può uscire, mentre nelle successive quattro ore sarà libero di andare e venire a suo piacimento.

Nello spettacolo davvero tutte le arti concorrono alla messa in scena, in un intreccio creativo fra danza, musica, pittura, parola, che ha nella costruzione minuziosissima della scena il suo più alto risultato, una scena in cui l’occhio dello spettatore non ha mai un punto fisso su cui concentrarsi, ma si muove tra corpi che, in tutto lo spazio a loro disposizione, muniti di pochissimi oggetti, si spostano in modo assolutamente studiato per formare una coreografia sempre significante e in movimento.

Come già in Pina Bausch, ma in modo assolutamente diverso, la ripetizione è lo strumento base dello spettacolo, una ripetizione che non si muove sul ritmo trascinante della musica, ma che ha il suo senso nel vero e proprio sfinimento dei corpi dei performer, e in qualche modo dello spettatore che, come abbiamo detto, può anche uscire a riposare il suo sguardo, a seconda se ammaliato o annoiato da ciò che la magia del palco gli suggerisce.

“The Power of Theatrical Madness” è così  formato da macroscene in cui i temi dell’arte e dell’amore vengono esplicitati in modo mai pedissequo ma sempre risolto con il connubio delle arti, che si intersecano tra loro in modo assolutamente originale, venate anche da un’ironia spesso spiazzante.
Ovviamente il nume tutelare a cui Fabre si rivolge è Wagner (con Mertens, il musicista più citato) e alla sua Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale, nella quale tutte le discipline artistiche dovevano convergere in un solo alto risultato.

Le date fondamentali degli spettacoli delle varie arti che hanno percorso il ‘900, dalla danza alla musica e al teatro, vengono ripetute all’infinito in varie lingue e suoni, in una scenografia che è anche installazione, sul cui fondale sono proiettati dipinti ispirati della pittura classica e manierista, da Michelangelo e Raffaello, da David a Fragonard, quasi sempre sull’amore, a cui fanno da contraltare i corpi, spesso nudi, degli attori, che si muovono in scene e controscene che riverberano in modi diversi le suggestioni evocate, illuminati sapientemente solo da lampadine a filo che piovono dall’alto.

E’ questo un teatro sul quale ovviamente i trent’anni trascorsi si fanno sentire, ma che conserva ancora il fascino di tutti i crismi posseduti da una sperimentazione che ha comunque lasciato un segno indelebile nell’immaginario della scena contemporanea.

I 14 ammirevoli performer della compagnia Troubleyn, l’ensemble cosmopolita con cui Fabre lavora e che ha sede ad Anversa, sono la forza incontrovertibile dello spettacolo nel quale immettono tutte le loro capacità fisiche ed artistiche, sempre in unisono e sempre ai massimi livelli.

The Power of Theatrical Madness
regia: Jan Fabre
musica: Wim Mertens (edizioni Usura)
costumi: Pol Engels, Jan Fabre
assistenti alla regia: Miet Martens, Renée Copraij
performer: Piet Defrancq, Melissa Guérin, Nelle Hens, Sven Jakir, Carlijn Koppelmans, Georgios Kotsifakis, Lisa May, Giulia Perelli, Gilles Polet, Pietro Quadrino, Merel Severs, Nicolas Simeha, Kasper Vandenberghe, Yorrith De Bakker
realizzazione costumi: Katarzyna Mielczarek
staff tecnico: Thomas Vermaercke, Geert Vanderauwera
production manager: Helmut Van Den Meersschaut, Ilka De Wilde
insegnanti: Hans Peter Janssens (canto); Tango Argentino, Marisa Van Andel & Oliver Koch (tango)
stagisti: Giulio Boato (drammaturgia), Università di Bologna; Yorrith De Bakker (performer), Artesis Hogeschool, Anversa, BE; Zafiria Dimitropoulou (performer), Karolos Koun Art Theatre School, Atene
production re-enactment 2012: Troubleyn/Jan
 Fabre
in coproduzione con: deSingel, (Anversa, Belgio), Romaeuropa Festival (Roma)
Troubleyn/Jan Fabre è sostenuto dalla Comunità Fiamminga e dalla Città di Anversa

durata: 4h 20′
applausi del pubblico: 3′ 30”

Visto a Milano, Piccolo Teatro Strehler, il 27 maggio 2014

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