Jan Fabre: metamorfosi di un artista e del suo tempo

Jan Fabre
Jan Fabre

Un ritratto di Jan Fabre visto da Mapplethorpe (photo: museocarlobilotti.it)

In occasione del suo ultimo lavoro teatrale “Orgy of Tolerance”, presentato quest’estate ad Avignone ed ora in tournée anche in Italia, la galleria Magazzino d’Arte Moderna di Roma e il Museo Carlo Bilotti dedicano due percorsi a Jan Fabre.
L’artista (che oltre ad essere drammaturgo è anche scrittore e scultore) propone al Magazzino d’Arte Moderna “La Metamorfosi dell’Artista“, una personale composta da nuovi lavori video, sculture, fotografie e disegni nati dal suo interesse per il corpo e dalla performance presentata nel 2008 al Louvre “Art kept me out of jail/Hommage to Jacques Mesrine”.
Mesrine, famigerato criminale francese, era conosciuto sia per le sue incredibili fughe che per i suoi crimini.
Nel film “Art kept me out of jail”, Fabre sfugge tra i calchi del museo con le parvenze di Mesrine come se attraversasse il Louvre furtivamente, lottando per essere libero “dalla più grande prigione di Francia”. Attraverso la figura di Mesrine, Fabre analizza la metamorfosi dell’identità – una qualità umana – e la possibilità di riacquistare la libertà una volta che si è persa l’identità.
La mostra rimarrà allestita fino al 12 dicembre 2009 (orari: da martedì a venerdì 11-15/16-20; sabato 11-13/16-20).

Mentre il Museo Carlo Bilotti (sempre a Roma, all’Aranciera di Villa Borghese) propone la mostra fotografica “Jan Fabre. Le temps emprunté“, che rimarrà aperta fino al 14 febbraio 2010 (dal martedì alla domenica ore 9-19).
Attraverso gli scatti di celebri fotografi (Carl De Keyzer, Robert Mapplethorpe, Jorge Molder, Helmut Newton…) il percorso documenta il lavoro dell’artista belga e il continuo travaso d’idee tra arti plastiche e teatrali, grazie anche ad una serie di disegni, modellini e bozzetti dello stesso Fabre.
“La fine di uno spettacolo – afferma l’artista – assomiglia a un corpo la cui anima parte per vagabondare tra i corpi del pubblico”. Un’anima che può far rivivere il proprio corpo in modo diverso, con una triangolazione che dal tavolo da disegno e da lavoro dell’artista arriva fino alle fotografie d’autore. Nel teatro di Fabre è soprattutto l’interprete a diventare strumento di sperimentazione, per la costruzione di significati e per una ricerca del senso stesso del teatro.
Partendo da uno dei primi spettacoli, “The power of theatrical madness” (1984), nella mostra sono esposte una serie di opere che si articolano lungo vent’anni per giungere fino ai recenti “Requiem for a metamorphosis” (2007). Tra disegni, bozzetti per le scene, fotografie, “Il tempo preso in prestito” è tempo sottratto alla messa in scena, una metamorfosi ultima di fine spettacolo, un modo per farne deflagrare l’anima una volta di più.

E insieme alle mostre l’appuntamento è per domani e dopodomani, 4 e 5 novembre al Teatro Olimpico, in occasione del RomaEuropa Festival per “Orgy of Tolerance”.

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