Jessica and me. La biografia di Cristiana Morganti va in scena

Jessica and me (photo: Claudia Kempf)

Jessica and me (photo: Claudia Kempf)

Cosa resta dopo Pina Bausch? Probabilmente questa domanda rimarrà sospesa per molto tempo ancora per tutti noi, orfani di una personalità artistica, ma anche umana, così imprescindibile, possente, assoluta e fondamentale.

E se questo è vero per noi, pubblico, amatori della danza, danzatori, lo è in maniera ancor più forte per chi ha trascorso con la grande coreografa tedesca lunghi anni di vita, non solo artistica.
Perchè il Tanztheatre Wuppertal non è stata solo una compagnia di danza, ma una comunità in cui il “lavoro” si è strettamente intrecciato con l’esistenza, un luogo non solo reale ma anche metaforico in cui si decideva di rimanere e, non ultimo, è stato una modalità di essere nella danza, in cui si era un interprete ma anche un creatore, e dove le creazioni servivano ad esplicitare una visione altrui.
Con tutto ciò ha fatto i conti Cristiana Morganti nella sua prima opera da coreografa “autonoma”, se così possiamo dire; con lei Klp ne aveva già parlato in occasione dell’anteprima presentata nel 2014, spettacolo ora approdato anche a Civitanova Danza.

Primi passi traballanti e insicuri come quelli della lunga diagonale che percorre arrampicata su scarpe rosse dal tacco altissimo, troppo grandi per lei e quindi trascinate, ma con eleganza, così come con eleganza si fa finta di fumare quando non se ne è proprio capaci, ma la “tua” coreografa lo considera un elemento fondamentale dello spettacolo, tanto da ricavare un tempo per insegnartelo, esattamente come i passi di una coreografia.

Gli aneddoti si susseguono, alternandosi alla voce registrata di un’intervistatrice, parodia di quella parte di giornalisti che si nutrono delle loro stesse parole senza riguardo per ciò che l’intervistato dice, storpiando nomi e sbagliano date. Al parlato si alternano danze che recano evidente il marchio della scuola bauschiana, nelle mani parlanti, nelle braccia flessuose, nella liricità dei gesti. Ma c’è anche la volontà di ritrovarsi e affermarsi come nuova individualità, per esempio nella scelta di usare come costume di scena i pantaloni, impensabili in una pièce di Pina Bausch.

Con intelligente autoironia, con umorismo anche tagliente e con tocchi poetici, Cristiana Morganti fa i conti con tutto il suo percorso artistico, a partire dall’esordio – a cinque anni all’Accademia di Danza di Roma – e via via lungo il suo percorso di danzatrice, una strada che segna il corpo e ti fa riflettere sulle possibilità, quando l’età lo depriva di forza e prestanza. Esilarante il momento in cui si spoglia, rimanendo in bikini, lasciando poi il posto a un’altra se stessa, proiettata sullo schermo, che si ridisegna i fianchi con la pittura nera per sembrare più magra.

“Jessica and me” è una biografia, necessaria per riflettere su di sé e cercare un’identità in un dopo ancora sconosciuto. L’impianto coreografico e le danze risultano seguire il filone di ciò che già conosciamo e che non potrà essere declinato in maniera migliore di come Pina Bausch ci ha abituato. Ma è un passaggio inevitabile, e forse dobbiamo ringraziare Cristiana Morganti per averci permesso di condividerlo con lei, assaporando e godendo della sua sapienza di danzatrice e della sua capacità di essere in scena.

Jessica and me
di e con: Cristiana Morganti
collaborazione artistica: Gloria Paris
musica: Johann Sebastian Bach, Anto Weber, Arnold Schönberg
disegno luci: Laurent P. Berger
video: Connie Prantera
consulenza musicale: Kenji Takagi
produzione: Il Funaro/Pistoia in cooproduzione con Fondazione I Teatri – Reggio Emilia

durata: 60’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Civitanova, Teatro Annibal Caro, il 6 marzo 2015

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