Io sono il vento. Tra sospensioni e silenzi debutta in Italia il dramma di Jon Fosse

Jon Fosse
Jon Fosse

Jon Fosse (photo: Rune Johansen)

Ha debuttato in prima assoluta a Sesto Fiorentino per il festival Intercity Oslo, il dramma “Io sono il vento” (“Eg Er Vinden”) del norvegese Jon Fosse per la regia di Runar Hodne. L’autore contemporaneo norvegese più rappresentato in patria e all’estero è stato consacrato nell’olimpo dei maggiori drammaturghi degli ultimi anni, imponendosi anche sulla scena letteraria grazie ai suoi romanzi e alle raccolte di poesie. Attraverso un linguaggio provocatorio, ripetitivo e sospeso indaga i rapporti umani nel profondo, insinuandosi tra i silenzi e il non detto, scavando tra i vuoti dell’esistenza.
Il suo è un teatro complesso in cui il ritmo è scandito da silenzi, sospensioni, interruzioni. La parola stenta ad arrivare alle labbra per la difficoltà, o forse addirittura l’impossibilità, della parola di esprimere il dramma dell’esistenza.

In scena solo due attori su un pavimento che è uno specchio rotto. Nient’altro. Il resto è immaginario, come la barca su cui si trovano i due amici, che cercano  di parlare anche se le parole sembrano a tratti non voler affiorare. Uno di loro è “andato”. L’altro cerca di capire perché, arrivato a un certo punto della sua vita, se ne sia voluto andare.
Si indaga così, spingendosi sempre più nel profondo, come la barca che si spinge sempre più al largo, su cosa porta un uomo a vedere la morte come unica soluzione, ad andarle incontro e cercarla. “Vivere si deve”, e comunque “la vita non è poi così male”. Eppure si avverte continuamente un senso di pesantezza, che impedisce all’uomo di prendere il volo, di andare “via col vento”. E l’angoscia si placa solo nel soffio del vento. Domande, silenzi, invocazioni si perdono al largo, tra la nebbia.  E, attraverso il dialogo immaginario tra i due, emerge il senso della vita, si instaura un rapporto tra la razionalità della vita e l’irrazionalità della morte.
Il teatro di Jon Fosse non si identifica con uno spazio o con degli oggetti, ma è un teatro pensato e immaginato, come la barca e il suo oscillare, come il mare e la nebbia, lieve, delicato e profondo come il soffio del vento.

Io sono il vento
di Jon Fosse
traduzione: Graziella Perin
regia: Runar Hodne
scene, luci e costumi: Dimitri Milopulos
assistente alla regia: Massimo Bonechi
con: Francesco Acquaroli e Riccardo Naldini
durata: 55′
applausi del pubblico: 2′

Visto a Sesto Fiorentino (FI), Teatro della Limonaia, il 10 ottobre 2009
Festival Intercity Oslo

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