Judith Nab esplora i contatti virtuali, rendendoli più umani

All the people I didn't meet
All the people I didn't meet

All the people I didn’t meet (photo: Judith Nab)

Ogni giorno incrociamo persone di cui mai sapremo nulla, che formano un sottofondo costante di voci, movimenti ed immagini. Chi sono queste persone che non conosciamo? E chi sono, invece, tutte quelle altre che mai incontreremo?
Se lo chiede Judith Nab dando origine a una ‘environment installation’ in scena fino al 25 luglio (dalle 15 alle 22 – ingresso 3 euro) alla Cavallerizza Reale di Torino nell’ambito di Teatro a Corte, rassegna di teatro contemporaneo ospitata in suggestive dimore sabaude piemontesi (da Agliè a Druento, da Pollenzo a Rivoli, Santena e Moncalieri).

L’installazione in situ creata dalla performer olandese introduce un massimo di 40 spettatori a volta (ma spesso si è molti di meno) in un’ampia sala semi buia e nebbiosa, che sfoca le prospettive e inizialmente inquieta, com’è tipico di situazioni sconosciute.
Qui voci, video, luci, parole, squilli di telefono, specchi e riflessi si fondono donando allo spettatore la libertà di vagare da un computer collegato a una chat, alla poltrona in cui disegnare il luogo dove si abita. Lasciando, insomma, tracce. Tracce di sé che verranno trovate e lette da qualcun altro. Si potrà decidere di partecipare alla condivisione (stimolata) o di restare solo a guardare, o di uscire dopo poco. Nessun vincolo è imposto, nessun percorso prestabilito. L’iniziale timore si trasformerà così in curiosità, modificando il viaggio in un gioco affascinante, un po’ multimediale e un po’ retrò.
In sottofondo interviste telefoniche realizzate appositamente per l’installazione torinese e che, rielaborate, sono diventate materiale artistico e occasione per entrare in relazione con altre persone.

Ospite nel 2007 del Festival Teatro Europeo con “Black Box”, quest’anno Judith Nab torna a Torino proseguendo la sua ricerca nell’utilizzo di diversi linguaggi: “Nelle mie performance, come del resto nella realtà, le immagini reali continuamente si confondono con immagini più intime che arrivano dai ricordi e dall’immaginazione – spiega l’autrice – Alcuni oggetti e azioni quotidiane vengono ‘isolati’ nello spazio buio dove si svolge la performance, creando nel visitatore un disorientamento crescente”.
Ma il disorientamento di “All the people I didn’t meet” crea anche una sorta di euforia, proprio perché riesce, se goduta nel pieno abbandono, a trasformarsi in gioco, in percorso esperienziale in cui poco importa dell’altrui giudizio. Basta aver voglia di abbandonarsi a un’inconsapevolezza un po’ bambina.


Non scopriremo mai chi sono davvero i nostri vicini e chi le persone che non abbiamo incontrato, ma ci ritroveremo tutti all’interno di rituali più o meno contemporanei e familiari (scrivere al computer, guardare la tv, rispondere al telefono, vedersi riflessi in uno specchio, spedire una lettera…) che produrranno uno scambio meno asettico anche tra chi non si conosce, proprio perchè aiutato da relazioni “semplificate”: semplificate dal non-luogo, dal non-tempo, dal gioco performativo. Dalla realtà virtuale, allo stesso tempo temuta e cercata. E il solo vedere i nomi degli “altri”, all’uscita, appesi sullo stesso muro, avrà creato una condivisione: un’appartenenza.

ALL THE PEOPLE I DIDN’T MEET
direzione artistica: Judith Nab
direzione tecnica: Mark Berghoef
concept tecnico: Han de Jonge
video: Pierre Duforeau, Jane Snijders, Judith Nab
suono: Simona Giacomini
consulenza artistica: Dirck Nab
assistente: Leonie Baars

Visto a Torino, Cavallerizza Reale – Manica Lunga, il 18 luglio 2009
Teatro a Corte 2009

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