Jurij Ferrini. Per una povertà ‘francescana’ del teatro

Lo zoo di vetro - Alessandra Frabetti e Jurij Ferrini (photo: cedacsardegna.it)

Lo zoo di vetro – Alessandra Frabetti e Jurij Ferrini (photo: cedacsardegna.it)

A teatro raramente vedo più volte lo stesso spettacolo, perché mi pare di perdere un’aura magica. E anche perché non capita spesso di vedere due volte la stessa cosa senza provare un po’ di noia.
Fare i registi, o gli attori, implica un adattamento alla ripetizione, nelle parole, nei movimenti, negli ascolti e nelle visioni, che a ben pensare ha dell’inquietante. Riuscirci senza che mai una replica, fra le decine e decine di qualche spettacolo ben circuitato, sappia di minestra riscaldata, già a dirlo…

D’altronde è la ragione di alcuni esercizi estenuanti che hanno fatto la storia del training, che mirano proprio a portare l’attore in una dimensione di sublimazione, per sua natura povera, priva di ogni patologico dialogo gigionesco con chi è spettatore in sala. Pensiamo sia nell’omettere questo piccolo ma non irrilevante dettaglio la ragione del fallimento artistico (più difficilmente di pubblico, in un’Italia tutta strilli e tv) di alcuni roboanti recenti tentativi di portare personaggi televisivi o del jet set massmediatico in scena.
Jurij Ferrini, da questo punto di vista, è sicuramente un caso atipico. Un po’ antidivo per indole, un po’ contrario alle logiche consumistiche del far scena oggi, capita di rivederlo con uno spettacolo, “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams, che avevamo visto alcuni anni fa al Teatro Litta a Milano. E di ritrovarlo onesto, misurato, giusto e non animato da istrionismi animaleschi e vanagloriosi.

Questa cosa piace. Così come condividiamo appieno il messaggio di ritorno al ‘francescanesimo’ che (prima dell’avvento al soglio pontificio di Bergoglio) è un invito di razionalità, non di moda. L’effimero fine a se stesso guasta. A teatro come dappertutto. Non che non ci voglia. L’arte stessa altro non è che effimero. Ma l’effimero sull’effimero ha il sapore di certi dolci immangiabili. L’appetito passa appena i sensi si avvicinano.
Certo, poi esiste una tematica generale di educazione al gusto. Anche di questo ci parla Ferrini, nei camerini del Massimo di Cagliari, in una delle repliche organizzate nell’ambito della stagione del CeDAC, istituzione che da anni propone una stagione teatrale coinvolgendo diversi teatri in Sardegna.


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