Kadin, Rampelli, Gribaudi e Bonelli: attraversamenti di corpi e luci a Danae XXIII

Boris Kadin (photo: Michela Di Savino)
Boris Kadin (photo: Michela Di Savino)

Il corpo come contenitore di significati è al centro della penultima settimana di Danae, il festival milanese diretto dal Teatro delle Moire, giunto alla XXIII edizione. Corpi attraversati e spiritualizzati, profanati e radicalizzati, rivelano la propria forza demiurgica e un cenno di connessione con la natura.

Al teatro Out Off il croato Boris Kadin in “Il pensiero è una scultura – 1000 lettere” parte dalla poetica del pittore, scultore e performer tedesco Joseph Beuys per definire la propria immagine di artista-sciamano. Beuys, cui l’Out Off dedica una mostra nel foyer della sala, affermava che ogni uomo è artista, e che ogni azione umana fatta con coscienza è un atto creativo. Kadin ci invita a sdoganare la capacità artistica connaturata a ciascuno di noi. La bellezza che custodiamo e che esprimiamo anche in modo imperfetto attraverso la musica, la danza, la poesia o la pittura accresce e tonifica la nostra anima.
Il palco del Teatro Out Off è un’installazione di filamenti pensili cui sono attaccate lettere manoscritte. In questo labirinto epistolare scosso dal vento, agitato dalle luci, Kadin incarna le forze della natura in un lavoro emozionante e coreografico. Con addosso un lungo abito da sera femminile, con una maschera da toro, il performer è creatura zoomorfa e androgina, che racconta una sintetica storia dell’universo partendo dal Caos, fino alla nascita dei riti e delle religioni.
Un battito cardiaco avvia la performance. Kadin è una divinità ibrida dell’antico Egitto. Si muove dentro un alone di mistero. Ha la postura ieratica di un sommo sacerdote. Sciorina parole misteriose in una lingua solenne. Tra storia e mitologia, assistiamo a un’elencazione di triadi (ad esempio Brahma, Shiva e Vishnu) che scandiscono – con la creazione del mondo e la nascita dell’umanità – il mondo ideale dell’antichità. Lo spazio diventa tempo. La lingua diventa immagine. Gli articoli della “Dichiarazione dei diritti dell’Uomo” indicano i traguardi raggiunti dalle civiltà. Le parole di “We have all the time in the world” di Louis Armstrong, parcellizzate dal performer, vengono affidate alla coralità degli spettatori. Essi provano a ripeterle, tra mille riflussi e frammentazioni: «Abbiamo tutto il tempo che c’è al mondo / tanto ne serve alla vita per svelarci / quanto di prezioso l’amore ci riserva / abbiamo tutto l’amore che c’è al mondo / e se questo è tutto quel che abbiamo / scoprirai che non ci serve altro».

All’Out Off torna la danza di Habillé d’Eau. In “Abstract, un’azione concreta”, Silvia Rampelli disegna su una scena sguarnita e asettica una performance spigolosa, interrotta, deliberatamente imperfetta. Alessandra Cristiani, Paola Lattanzi e Valerio Sirna sono figure algide, sagome grigie dalle posture spente. Gli sguardi sono anestetizzati, i corpi pietrificati. Ogni slancio relazionale è irrisolto. Ogni impulso alla coesione è strozzato. Il gesto è ripiegamento. Il movimento è solipsismo. Suoni distopici e luci fredde trasformano i costumi in sudari. Quando questi cadono, rivelano corpi ignudi esuli dell’Eden.
Ogni pretesa di valutazione univoca di questo lavoro sarebbe velleitaria e banalizzante. Ogni spettatore interloquisce personalmente con l’opera, interrogandola, interrogandosi, incontrando attraverso di essa fragilità individuali e segni non replicabili. Rimane la forza icastica dei corpi, il dato palpabile del gesto, la potenza tangibile del dubbio, oltre la disintegrazione e il disincanto, oltre il disorientamento che deborda dalla scena nella platea. In “Abstract” riscontriamo la solitudine connaturata alla nostra epoca segnata dal distanziamento e dalla paura, e un senso di spaesamento assai affine alla poetica di Edward Hopper.

Non è mai scontata Silvia Gribaudi, altra presenza abituale di Danae. Che in “Cambium” inventa una “conferenza-spettacolo nel verde”. Che poi tanto verde non è, se ritroviamo la performer in mille posture bizzarre – distesa, in bilico, in azzardo sui gomiti, sulla testa, sulla schiena, sui glutei – sul cemento ottagonale dell’anfiteatro di via Russo, nel quartiere NoLo. Con Gribaudi, affrontano gli “enigmi clorofilliani” della performance anche Sara Michieletto, violinista del Teatro La Fenice di Venezia, e la fotogiornalista Elisabetta Zavoli.
Una triade femminile, dunque, e tre linguaggi – il corpo, la musica e le immagini – per meditare la natura dentro e fuori di noi. Le tre artiste ci invitano a compiere un passo indietro, a dismettere l’antropocentrismo egoriferito, per un avvicinamento concreto a una mentalità ecosostenibile e alle percezioni del mondo vegetale.
Dove sono i nostri recettori della luce? Come riusciamo ad ascoltare senza le radici? Come conserviamo la nostra parte giovane? E che accadrebbe se avessimo gli occhi, anziché nelle orbite consuete, sui gomiti, o sul petto, o sui piedi?
“Cambium” ci invita a un mutamento di prospettiva. In botanica, il cambium è generatore di cellule che riguarda sia la corteccia interna del floema, sia le nuove cellule di legno dello xilema. Il floema trasporta gli zuccheri dalle foglie alle radici. Lo xilema è tessuto di trasporto che immagazzina l’amido e conduce l’acqua e le sostanze nutritive alle foglie.
Grazie a questo breve tour drammatico-vegetale ci immedesimiamo nelle piante, percependo suoni e colori dalla loro visuale. Con la consueta sagacia e leggerezza, Silvia Gribaudi ci conduce nell’oscurità delle radici che si addentrano nel sottosuolo, ci inerpica tra rami e foglie proiettati al cielo, oppure dentro filamenti d’erba che si fanno largo nel cemento o ripiegano sull’acqua di una diga. Con una frequenza tra i duecento e i trecento hertz, i suoni di Sara Michieletto riescono a essere intercettati dalle piante riproducendo la sezione aurea di Fibonacci. I filtri ottici di Elisabetta Zavoli, invece, ci mostrano il mondo in rosso e blu come lo vedono le foglie.
Con Silvia Gribaudi introiettiamo il respiro dell’universo in libertà. La performer, grazie al suo istintivo senso dell’ironia, ci guida a una meditazione briosa alle radici della nostra essenza, tra suoni, movimenti del corpo e respiri che ci riconnettono alla terra.

Una nota onirica chiude il penultimo weekend del festival. È “Il sogno di 100 candele” di Fabio Bonelli. Cento candele sono incastonate su undici tavolini in legno, ad agitare venticinque ventole, girandole metalliche pieghettate come ventagli, tondeggianti come ruote di pavone.
Il presupposto del lavoro sono le piramidi natalizie (Weihnachtspyramide) tipiche del folclore tedesco, simboli di luce e speranza, portafortuna dei minatori che auspicavano un ritorno sicuro nelle case dopo le insidie delle miniere. Qui la luce è davvero generatrice di vita. L’aria calda delle candele produce un movimento rotatorio, che attiva delicati meccanismi sonori e produce una nenia delicata da carillon, grazie a piccolissime chiavi che a ogni giro lambiscono una corda.
Il palco del teatro Out Off diventa concerto. Un’immaginifica performance di fuoco fumi, luci squarcia il buio e affascina lo spettatore.
Un artigianato teatrale emulsionante per le orecchie. Un distillato di suoni sottili, che lo stesso Bonelli irrobustisce appena percuotendo delicatamente lo xilofono, con l’aiuto alla chitarra elettrica di Paolo Novellino.
“Il sogno di 100 candele” è una pausa onirica nella vita ordinaria. Riecheggia il suono del tempo che scorre, nel rituale della vita che si esaurisce come una fiaccola, con una scia di pensieri e ricordi.

Il sogno di 100 candele (photo. Danae)

Il sogno di 100 candele (photo: Danae)

Il festival prosegue oggi, 19 ottobre, con “And the colored girls say: doo da doo da doo da doo” di Elisabetta Consonni (ore 20.30 – Teatro Out Off).
Giovedì 21 ottobre è la volta di Ioannis Mandafounis (Svizzera) con “Faded” (ore 20.30 – teatro Out Off).
Doppio appuntamento sabato 23 ottobre. Alle 17 al Museo del Novecento, in piazza Duomo, Salvo Lombardo presenta “Opacity #2”; alle ore 20.30 al Teatro Out Off ritorna Jacopo Jenna con “Alcune coreografie”.
Epilogo al femminile domenica 24 ottobre alle ore 17 al Teatro Out Off. LATERALE è una sezione che supera il consueto format spettacolo. Apre Marta Ciappina con “Diario di una operaia della danza”. Chiude Silvia Mai con “Prospettive animali / prima esposizione”.

IL PENSIERO È UNA SCULTURA – 1000 LETTERE
concept, performance Boris Kadin
maschera Igor Oliverich
video NASA archive
musica Arcangelo Corelli / 12 concerti grossi, op.6 video e audio editing Boris Kadin
con il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia (un progetto di Circuito CLAPS e Teatro delle Moire, Industria Scenica, Milano Musica, ZONA K) grazie a ARL, Dubrovnik

durata: 50′

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 12 ottobre 2021

 

ABSTRACT un’azione concreta
ideazione e regia Silvia Rampelli
danza Alessandra Cristiani, Valerio Sirna, Paola Lattanzi
con la partecipazione di Argo
luce Andrea Margarolo
produzione Habillé d’eau, Tir Danza 2020
coproduzione Grandi Pianure – Teatro di Roma, Armunia/Festival Inequilibrio, Teatro delle Moire/Danae Festival
con il sostegno di Short Theatre, Centro di Residenza della Toscana Armunia CapoTrave/Kilowatt
con il supporto di Komm Tanz_Passo Nord progetto residenze Compagnia Abbondanza/Bertoni
ringraziamenti Gianni Staropoli, Roberta Zanardo, Anna Cavalleri

durata: 55′

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 14 ottobre 2021

 

CAMBIUM conferenza – spettacolo nel verde
da un’idea condivisa tra Sara Michieletto, Elisabetta Zavoli, Silvia Gribaudi
produzione ZEBRA Associazione Culturale
con il sostegno di Emotion for Change e di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia (un progetto di Circuito CLAPS e Teatro delle Moire, Industria Scenica, Milano Musica, ZONA K)

durata 30 minuti

Visto a Milano, Anfiteatro di via Russo, il 17 ottobre 2021
Prima nazionale

 

IL SOGNO DI 100 CANDELE
una produzione Buji
ideazione e progettazione Fabio Bonelli
performance dal vivo Fabio Bonelli, Paolo Novellino
supporto tecnico Miguel Pallares, Serena Persenico, Luca Gabbioneta, Clemens Metzmacher, Vincenzo Pennino, Paolo Novellino
con l’aiuto di Francesca Giomo, Sylvie Neant, Claudia Maletzky, Paul Docherty, famiglia Pucher, Cristiana Manzi, Massimiliano Schiavelli, Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato
con il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia (un progetto di Circuito CLAPS e Teatro delle Moire, Industria Scenica, Milano Musica, ZONA K)

durata: 40′

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 17 ottobre 2021
Prima nazionale

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