Con l’Alakran kairos, sisifi, zombie… e finalmente risate!

Kairos Sisifi e Zombie
Kairos Sisifi e Zombie

Kairos Sisifi e Zombie (photo: Nicolas Lieber)

È bello andare a teatro e divertirsi davvero. Non mi capitava da tempo di ridere così e di sentire il pubblico del teatro della Tosse altrettanto allegro.

L’Alakran è un gruppo veramente sui generis, soprattutto nel modo di interagire con il pubblico e con la scena. Non si è per niente certi di assistere ad uno spettacolo, ci si trova piuttosto di fronte ad un circo ipotetico e ipnotico di tanti moderni clown che usano il teatro per rendere più incisivo il loro modo di raccontare.

La performance inizia con un video introduttivo dove Oskar Gómez Mata spiega la necessità di rendere più coscienti gli zombie, cioè tutti noi, nell’affrontare l’esistenza. Esistono i morti, che sono tutti bravi, i delinquenti che sono tutti cattivi, e poi “noi, in bilico costante tra l’uno e l’atro, morti ma viventi”. Questo è il messaggio che la compagnia vuole mandare: vivere con più consapevolezza sociale, etica e politica.

Da qui parte l’azione, in scena sei tavoloni da sagra fungono da scenografia surreale ad un racconto folle e provocatorio. In proscenio una fotografia del drammaturgo Armand Salacrou mentre recita nello spettacolo “La terra è rotonda” in cui troneggia da un lato e la mamma di uno degli attori dall’altra parte, comodamente seduta su una poltrona a rotelle e abbellita da grembiulone da casa, pantofole di lana e un’appariscente parrucca bionda che rende questa straordinaria attrice buffa e triste allo stesso tempo.

È il protagonista stesso ad introdurre questi due elementi in scena, spiegandoli come l’essenza del proprio spirito creativo.
La storia procede a quadri, scandita dall’entrata e uscita dei vari personaggi che presentano momenti di comicità pura condita di ironia e sarcasmo rispetto alla quotidianità.
Anche la scenografia diventa folle, entrano in scena macchine che lanciano palline da ping pong sui tavoli di legno, altre che le prendono da terra e le spostano, in un gioco di rimbalzi di oggetti, visioni e provocazioni continue, alcune delle quali amare, altre più leggere ma comunque di forte impatto emotivo.
La multiculturalità viene utilizzata da L’Alakran come vero plusvalore che rende tutto magico, inaspettato ed estremamente divertente. I tempi delle azioni, le pause beckettiane, gli sguardi e i gesti sono appropriati e curati con attenzione maniacale.

Straordinarie tutte le interpreti, vere e proprie macchie comiche che sfruttano gli aspetti più naturali del loro essere teatrale, meno convincenti gli uomini, immersi però in scene di ordinaria follia registicamente impeccabili.
Interessante anche il rapporto che si crea con il pubblico, al quale viene chiesto di uscire in rigoroso silenzio per dieci minuti, a metà circa della performance, in un intervallo creativo nel quale viene proposto un momento di riflessione scritta.
Al rientro in sala, si assiste ad una seconda parte meno coinvolgente, dove gli attori leggono alcuni testi in evidente difficoltà linguistica, mentre è invece notevole il finale, che propone una morale.

Un momento speciale della rappresentazione è quello in cui si invita sul palco la responsabile della compagnia per pagare il cachet ad un ragazzo di Genova che ha partecipato alla performance, il quale si inchina ai suoi piedi. Viene quindi chiamato un responsabile del teatro della Tosse, in rappresentanza del direttore artistico Emanuele Conte, che corrisponderà alla responsabile della compagnia il cachet della serata e lei gli si inchinerà ai piedi. Quindi salirà sul palco un funzionario comunale, in rappresentanza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Genova, che consegnerà al responsabile un assegno simbolico con il contributo che il Comune versa ogni anno al teatro della Tosse, e il responsabile si inchinerà ai suoi piedi. In conclusione sarà il rappresentante dell’Assessorato ad inchinarsi al pubblico genovese che, grazie a parte delle tasse che paga, consente al Comune di finanziare la cultura.

KAIROS, SISIFI, ZOMBIE
di: Peru C. Sabán, Oskar Gómez Mata
regia e concezione: Oskar Gómez Mata
con la collaborazione di Esperanza López
con: Maria Danalet, Oskar Gómez Mata, Michèle Gurtner, Esperanza López, Olga Onrubia, Valerio Scamuffa
produzione: Compagnie L’Alakran (Svizzera)/La Comédie de Genève – Centre dramatique/L’Espace Malraux – Scène nationale de Chambéry et de la Savoie con l’appoggio di Pro Helvetia – Fondazione Svizzera per la Cultura

durata spettacolo: 2h
applausi del pubblico: 2’ 38’’

Visto a Genova, Teatro della Tosse, il 2 aprile 2011