I Karamazov di Vico Quarto Mazzini. Viaggio in Puglia per Dostoevskij

E’ una particolarissima versione teatrale dell’estremo capolavoro di Fëdor Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”, quella presentata al al Teatro Petruzzelli di Bari in prima nazionale. Particolare per diversi motivi: per la scelta dei registi e del drammaturgo e, soprattutto, per la presenza in scena di quattro attori assai caratteristici e caratterizzanti.
Alla regia sono infatti stati coinvolti Michele Altamura e Gabriele Paolocà della compagnia Vico Quarto Mazzini, giovane gruppo pugliese che ha ideato il progetto affidando la drammaturgia originale a Francesco d’Amore, che con Luciana Maniaci ha formato una altrettanto giovane compagnia che si è fatta apprezzare per diversi lavori originali tra cui “Il desiderio segreto dei fossili”, recente vincitore de I Teatri del Sacro.

Ma l’azzardo forse maggiore e più fervido è qui caratterizzato dalla presenza sul palco di quattro interpreti per molti versi “anomali” nell’ambito del teatro contemporaneo, come Dante Marmone, Nicola Pignataro, Tiziana Schiavarelli e Pinuccio Sinisi, celebri e apprezzati attori della scena teatrale e televisiva pugliese, tanto che la loro partecipazione ha riempito per due sere la capiente sala del Petruzzelli, avvicinando anche un pubblico poco avvezzo a tali prospettive teatrali.

La vicenda narrata da Dostoevskij mette al centro le vicende di una famiglia formata da tre fratelli: Aleksej, pervaso da estasi mistica, Ivan il nichilista e Dimitri, in carcere per l’oscuro omicidio del padre Fëdor. Protagonisti della vicenda sono anche il servo Smerdjakov, che si scoprirà essere l’illegittimo quarto figlio di Fëdor (e vero assassino del padre), e Agrafena Aleksandrovna Svetlova (Grušenka), donna dal carattere forte ed impulsivo, amante nel medesimo tempo di Dimitri e del capofamiglia.


La storia viene trasportata da Vico Quarto Mazzini nella Puglia contemporanea. Qui si presume, molti anni dopo l’uccisione del padre, che Alex e Ivan non ricordino nulla del loro passato. Sono accuditi da una donna (in cui si adombra la figura di Grušenka) che si occupa anche della memoria di famiglia.
Nella stessa stanza in cui è morto il patriarca ora rantola, agonizzante, Smerdjakov, l’anziano servitore della casa, che ben conosce la verità del misfatto avvenuto tanto tempo prima, una verità che però non ha mai voluto rivelare a nessuno.

Tuttavia, quando nello spettacolo si immagina che Dimitri ritorni dal carcere, tutti i nodi verranno al pettine, insieme ad una verità scomoda per tutti: una verità che vive di ricordi e in cui ognuno fa “della propria colpa un tormento o un ornamento, dei propri ricordi uno scudo o una lancia, e della propria famiglia un nido o una gabbia”.

Siamo davanti a un microcosmo familiare in cui, attraverso i rapporti fra i componenti, possiamo intravvedere pienamente un nucleo di sentimenti e situazioni coerenti sia con la Russia di allora sia con l’Italia del Sud di oggi, così da rendere universale l’intreccio e la sostanza narrativa di Dostoevskij.

L’esperimento tentato, oltre ad essersi confrontato con uno dei testi fondanti della nostra cultura, ha il suo massimo pregio nell’aver messo in contatto due diverse, e apparentemente incompatibili, generazioni di artisti, con risultati convincenti soprattutto nella seconda parte dello spettacolo.
Dante Marmone, Nicola Pignataro, Tiziana Schiavarelli e Pinuccio Sinisi, pur ingabbiati in un testo che non consente come loro abitudine di improvvisare liberamente, danno nel complesso vivida sostanza interpretativa ai rispettivi personaggi.

Forse è mancato il coraggio, ai giovani registi e al drammaturgo, di entrare più di petto nell’ingranaggio scenico, rendendolo più intimamente collegato all’ambiente sociale in cui la vicenda viene collegata: si sarebbe potuto sfrondare maggiormente i troppo espliciti riferimenti al romanzo e l’eccessivo impatto simbolico della scenografia e dei video, proprio perché il romanzo ha già in sé la capacità di incunearsi liberamente nel contesto che una nuova drammaturgia scenica voglia concedergli.

KARAMAZOV
con Dante Marmone, Nicola Pignataro, Tiziana Schiavarelli, Pinuccio Sinisi
ideazione e regia Michele Altamura, Gabriele Paolocà
drammaturgia Francesco d’Amore
spazio e luci Vincent Longuemare
costumi Luigi Spezzacatene
concept video e grafica Raffaele Fiorella
sound design Alessandro De Rocco
organizzazione e promozione Francesca D’Ippolito
produzione VicoQuartoMazzini
liberamente ispirato a I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij

Visto a Bari, Teatro Petruzzelli, il 28 dicembre 2017
Prima nazionale

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