Katër i Rädes: il naufragio di Koreja, ponte fra arti e genti

Kater i Rades (photo: teatrokoreja.it)

Kater i Rades (photo: teatrokoreja.it)

Una rivoluzione logistica e anche semantica ha restituito misura e profondità al fondale dei Cantieri Teatrali Koreja a dicembre. L’abituale dimensione frontale ha dischiuso la sua logica aprendo un vero e proprio canale di condivisione con il pubblico. 
Seduta sulla riva di una luminosa lastra in metallo ho assistito a una straordinaria replica di “Katër i Rädes. Il naufragio”. 

L’opera da camera presentata alle Corderie dell’Arsenale per il 58° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia 2014 risulta da una intelligente collaborazione fra mondi.

Il libretto è del tarantino Alessandro Leogrande che adatta il suo romanzo-reportage “Il naufragio” edito nel 2011 da Feltrinelli: il soggetto è l’affondamento nel Canale d’Otranto della motovedetta Käter i Rädes in seguito a speronamento della corvetta Sibilla, che ne contrastava il tentativo di approdo sulla costa italiana. Era il Venerdì Santo del 1997: a bordo vi erano 120 persone; ne morirono 80, di cui 31 avevano meno di 16 anni.

La musica è del compositore albanese Admir Shkurtaj, autore di una partitura di suoni per nulla teorica ma molto radicata nella memoria di quel 1991, in cui attraversando il breve mare che separa la sua costa dalla nostra stava diventando un sopravvissuto.
La regia teatrale è di Salvatore Tramacere, che torna splendidamente con questo lavoro ad una poetica del presente attivo, territoriale, ma non retorica. 

I bravi attori dello Stabile di Lecce, Emauela Pisicchio (qui anche assistente alla regia), Anna Chiara Ingrosso eFabio Zullino lo seguono con disciplina e molta personalità, incorporando da eccellenti padroni di casa le energie e le voci dei bravi cantanti diretti da Pasquale Corrado insieme al coro polifonico di canti tradizionali albanesi ‘I violini di Lapardhà’.

Una prossimità d’acqua è quella che percepisco da questa riva ed entro immediatamente nella narrazione nel solo emozionarmi senza filtri riflessivi. 
Una impalcatura in metallo si eleva quasi a definirsi invalicabile e da lì parleranno un codice radio-meccanico i personaggi ‘ostacolatori’ della vicenda. Sono loro ad entrare per primi, torce alla mano. 
Seguono due file di individui ai lati. Il loro destino seguiremo dal terrore per il conflitto civile alla contrattazione del valore di un imbarco per il Paese della televisione fino all’epilogo di morte.

Kater i Rades (photo: teatrokoreja.it)

Kater i Rades (photo: teatrokoreja.it)

L’elemento mobile è la chiatta sulla quale tutto avviene non solo nella parola — poca e penetrante, “E se uno non ci vuole tornare indietro?” — ma principalmente nei movimenti — la difesa di fagotti che non sono solo riempiti di abiti ma anche l’inaspettato interludio jazzistico — e in tutti quei ‘suoni rumorosi’ che si fanno ritmo non binario — le onde che controllano le assi di legno, la ruggine e il sale, l’idioma della zona di Valona — insieme al ‘canto dei padri’ eseguito dall’altra parte del mare-scena fino al disperato momento musicale di Blerina ‘Non un’arma sola rechiamo con noi, ma solo figli, muti di freddo’.
E il gelo d’acqua è ciò che resta nel finale, allorché bianchi indumenti emergono da una pozza di mare con una sola nota di rosso…

E’ decisamente l’assenza di retorica l’elemento di valore di questo lavoro, poiché produce l’autentico effetto del ‘rammemorare’ e non solo quello del non dimenticare.
Tutti i mondi coinvolti precisano le loro urgenze con chiarezza, e convincono.

Katër i Rädes. Il naufragio

opera da camera – commissione la Biennale di Venezia 
musica Admir Shkurtaj 
libretto Alessandro Leogrande (dal romanzo-reportage Il naufragio, Feltrinelli 2011)
regia Salvatore Tramacere
direzione Pasquale Corrado
assistente alla regia Emanuela Pisicchio
scene e luci Michelangelo Campanale
costumi Stefania Miscuglio
realizzazione scene e tecnica Mario Daniele
Simona Gubello, Maria Luisa Casali soprano
Stefano Luigi Mangia voce sperimentale
Alessia Tondo voce popolare
Emanuela Pisicchio attrice
Anna Chiara Ingrosso attrice
Fabio Zullino attore
Admir Shkurtaj fisarmonica e oscillatori analogici
Marco Ignoti clarinetto basso e clarinetto in sib
Giorgio Distante tromba in sib e live electronics
Jacopo Conoci violoncello
Vanessa Sotgiu pianoforte
Pino Basile cupa cupe e percussioni 
Nazo Çelaj, Nikolin Likaj, Meleq Çela, Sali Brahimaj, Valter Hodaj  coro polifonico canti tradizionali albanesi
co-produzione la Biennale di Venezia – Koreja (Lecce)

durata: 50’
applausi del pubblico: 4’’

Visto a Lecce, Cantieri Teatrali Koreja, il 19 dicembre 2014
Prima esecuzione assoluta

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