Kiss & Cry incanta Torinodanza con la semplicità delle mani

Kiss & Cry (photo: Maarten Vanden Abeele)

Kiss & Cry (photo: Maarten Vanden Abeele)

Irriducibile ed inaspettatamente commovente.
Si potrebbe riassumere così, pur restando macchinosa la scelta di aggettivazioni adeguate, non scadenti nel banale, per affrontare a parole la sperimentale e semplice complessità di “Kiss & Cry”, spettacolo contaminato da generi e stili, programmato quest’anno in apertura del festival Torinodanza, che proseguirà fino al 4 novembre.

Un ritorno per Charleroi Danses, a tre anni di distanza dalla prima italiana che concluse l’edizione 2012. E un successo di pubblico, allora come oggi.
E dunque irriducibile, ideato da Michèle Anne De Mey e Jaco Van Dormael, regista e drammaturgo che annovera tra le sue produzioni il noto e visionario “Mr. Nobody”, “Kiss & Cry” è teatro d’oggetti, cinema sperimentale, danza, teatro di figura, performance, polifonia di linguaggi.

La teoria della fisica quantistica “Many Worlds Interpretation” introdusse l’idea che una misurazione o un’osservazione avessero come conseguenza la divisione della nostra realtà in molti mondi in cui diversi risultati sono possibili; così ogni singolo movimento di “Kiss & Cry” si moltiplica su diversi piani scenici, come un raggio di luce filtrato da un cristallo di vetro.

Se la logica narrativa in apparenza si completa sul maxischermo in cui si svolge la storia, il processo creativo che la genera è esso stesso narrazione, componente poetica ed estetica imprescindibile.

“Kiss & Cry” è uno spettacolo di mani, una danza di dita, nocche e polsi, filmato e proiettato in diretta; ma il pubblico assiste anche alla meticolosa, ininterrotta ed artigianale composizione del “set teatrale” che lo schermo restituisce a grandi dimensioni alla platea.

La storia è una ballata, ironica e drammaticamente romantica, sugli amori vissuti da Gisèlle, donna e bambina “che non ama il mondo e che sa che il mondo non ama lei”, narrata letteralmente “a quattro mani”: le dita dei danzatori si trasformano allora in corpi, le vene dei palmi e i nervi delle articolazioni si fanno muscoli facciali di volti immaginati, di ballerini in tensione che si sfiorano e si toccano con delicatezza e violenza su sfondi miniaturizzati come case di bambola, così densi di dettagli da ricordare i quadri del puntinismo francese.

E la dialettica che si realizza è proprio tra il minimalismo delle sequenze sceniche e le tecniche  iper-tecnologiche delle inquadrature, delle messe a fuoco, dei giochi di luce e delle telecamere semi-motorizzate su un sistema di carrelli che danno vita alla favola sospesa sullo schermo: cassetti, tavoli, personaggi dei Lego e giochi di scatole riscrivono un racconto di memorie, di tempo della vita e di tempo dell’anima.

Ma la complicità dei ballerini e dell’intera équipe, operativa e visibile nell’oscurità dello spazio scenico trasformato nella “bottega a cielo aperto” da cui sorge la poesia del racconto, è essa stessa elemento scenico: la coreografia delle mani al dettaglio sullo schermo è prolungata nella penombra del “davanti alle quinte” dai corpi di Michèle Anne De Mey e Grégory Grosjean, dal loro sussurrare le parole delle splendide colonne sonore che accompagnano il ballo delle loro dita, dal muoversi collettivo e veloce tra un mini-set e l’altro.

Un amore che dura dodici secondi resterà per tutta una vita; l’amore di una notte, quello che “ama come un animale: ruvido, maleodorante ma che per un po’ andava bene”; l’amore a forma di cipolla, prima secco, poi fonte di lacrime, difficilmente digeribile; l’amore come una nave su cui salire e non far più ritorno; l’amore come uno spremiagrumi che ti spacca in due e ti toglie tutto il succo, l’amore come una grattugia, “buono per il formaggio, ma inutile per tutto il resto”: questa è l’essenzialità della trama, narrata dal residuale uso del parlato con altrettanta piacevole ingenuità.

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E’ il pretesto che rende “Kiss & Cry” commovente ma allo stesso tempo un’esplosione creativa, un’opera sperimentale che sfrutta la potenza della modernità tecnica, omaggiando la precisione artigiana (quella del teatro di figura in ambito teatrale, ma anche quella del rumorismo del primo Novecento in ambito cinematografico) di cui si fa erede.

Di una dolcezza lirica e di una precisione stilistica indiscutibili, “Kiss & Cry” lascia con la piacevole insoddisfazione che muove il desiderio, come un libro travolgente che, non appena finito, si vorrebbe ricominciare, come un film che si vorrebbe conoscere a memoria, una musica che non si riesce a non cantare, come un amore di dodici secondi che dura, invece, molto di più.

KISS AND CRY

ideazione originale: Michèle Anne De Mey e Jaco Van Dormael
in creazione collettiva
con Grégory Grosjean, Thomas Gunzig, Julien Lambert, Sylvie Olivé, Nicolas Olivier
coreografia e NanoDanses
Michèle Anne De Mey, Grégory Grosjean
messa in scena Jaco Van Dormael/ testo Thomas Gunzig / sceneggiatura Thomas Gunzig, Jaco Van Dormael / luci Nicolas Olivier / camera Julien Lambert / focus puller Aurélie Leporcq / scenografia Sylvie Olivé, assistita da Amalgames – Elisabeth Houtart e Michel Vinck / assistenti alla messa in scena Benoît Joveneau, Caroline Hacq / progettazione suono Dominique Warnier / suono Boris Cekevda / manipolazioni e interpretazione Bruno Olivier, Gabriella Iacono, Pierrot Garnier / costruzione e accessori Walter Gonzales, Amalgames – Elisabeth Houtart, Michel Vinck / concezione seconda scenografia Anne Masset, Vanina Bogaert, Sophie Ferro / direttore di scena Nicolas Olivier / tecnici per la creazione Gilles Brulard, Pierrot Garnier, Bruno Olivier / musiche George Frideric Handel, Antonio Vivaldi, Arvo Pärt, Michael Koenig Gottfried, John Cage, Carlos Paredes, Tchaikovsky, Jacques Prévert, Ligeti, Henryk Gorecki, George Gershwin/narratore Angelo Bison
Touring team
direttore Jaco Van Dormael
danzatori Michèle Anne De Mey e Grégory Grosjean
cameraman Julien Lambert
assistente camera Aurélie Leporcq
operatore luci Bruno Olivier
manipolazione accessori Stefano Serra, Jackie Delevoye e Gabriella Iacono
coordinatore tecnico Thomas Beni
coordinatore artistico Grégory Grosjean
suono Boris Cekevda
produzione e promozione Gladys Brookfield-Hampson
foto Maarten Vanden Abeele

durata: 1h 30′
applausi del pubblico: 4′

Visto a Moncalieri (TO), Fonderie Teatrali Limone, il 13 settembre 2015

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