Roma ricorda Koltès nel ventennale dalla morte con tre regie di Claudio Longhi

Koltes - Longhi
Koltes - Longhi

Omaggio a Koltès (photo: teatrodiroma.net)

A vent’anni dalla morte (avvenuta prematuramente il 15 aprile 1989) il Teatro di Roma rende omaggio a Bernard-Marie Koltès, forse il più significativo drammaturgo francese del secondo Novecento. Lo fa attraverso tre produzioni affidate al coordinamento del regista Claudio Longhi. I tre testi affrontati (che andranno in scena al Teatro India di Roma da domani, 1° dicembre, fino al 6) compiono un ipotetico percorso nella produzione koltesiana, dalla giovinezza (“Voci sorde”) all’affermazione (“Salinger”) fino alla maturità (“Nella solitudine dei campi di cotone”), cercando di ricreare una vera e propria mappa della scrittura dell’autore.

L’attesa è rivolta soprattutto al primo testo, mai rappresentato sulle scene italiane.
Longhi definisce Koltès “un classico del XX secolo” e non nasconde il suo assoluto amore per la scrittura dell’autore francese. Un lato che lo affascina è “il senso di attualità della sua scrittura, cosa che per prima aveva intuito Patrice Chéreau, l’artista che lo ha consacrato a livello internazionale”.
La trilogia, come ha affermato il regista durante la conferenza stampa di presentazione, “vuole essere affrontata da due punti di vista: quello antropologico e quello politico. Da un lato infatti c’è il desiderio dell’altro come conoscenza di sé, dall’altro invece c’è un preciso impegno politico sui grandi temi”. Koltès non ha infatti mai disdegnato l’approccio politico, ne è l’esempio più fulgido “Lotta di negro contro cani”.

Scendendo nel dettaglio delle tre pièce, messe in scena con altrettante differenti rappresentazioni, si parte con “Voci sorde”, una vicenda di tradimenti e di denaro, aderente, a prima vista, allo stereotipo della commedia da salotto, con qualche eco strindberghiana. L’ambientazione è tipica del dramma borghese, stretto fra quattro pareti, in cui i quattro protagonisti del cruento e morboso rito di corteggiamento e furto (d’oro e d’anime) si muovono fatalmente l’uno verso l’altro in un desolato universo. “Sallinger”, invece, è uno scoperto omaggio allo scrittore americano Jerome David Salinger, autore del celeberrimo libro cult “Il giovane Holden”. La pièce affronta il tema del declino del modello di vita americano radiografando il crollo di una famiglia, turbata per la scomparsa di uno dei tre figli, morto suicida in segno di protesta.
Infine “Nella solitudine dei campi di cotone”, opera in cui si materializzano fortemente la difficoltà di discernimento e comunicazione dei bisogni e delle pulsioni, l’inadeguatezza dei soggetti di fronte all’insostenibile e deflagrante potere di verità del linguaggio. Ed è quest’ultimo spettacolo quello che il Teatro di Roma si impegna a distribuire per la stagione 2010/2011.

Il Teatro India, che chiude l’anno con questo progetto dedicato a Koltès e la ripresa di “L’Imperatore della Cina”, spettacolo storico di Pippo Di Marca e della sua Compagnia del Meta-Teatro, aspira a diventare sotto questa direzione artistica di Giovanna Marinelli un luogo di approfondimento e di incontro, oltre che di spettacoli. Ne sono conferma non solo l’apertura di Indiateca, composta da India Caffè, India Libreria (fornitissima di titoli teatrali e non solo, sia nuovi che usati) e dalla sala convegni India In, ma anche le numerose iniziative per far vivere gli stupendi spazi dell’ex fabbrica della Mira-Lanza, tra cui spicca “Bolle di sapone”, una ciclica visita-spettacolo agli spazi con testo di Luca Scarlini.

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