Solitudine e desiderio nel teatro di Koltès

Nella solitudine dei campi di cotone

Nella solitudine dei campi di cotoneNella solitudine dei campi di cotone”, la pièce di Bernard Marie Koltès prodotta dalla compagnia teatrale Krypton per la regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti, va in scena al Fabbricone di Prato nell’ambito del progetto “Face à face”, che coinvolge 13 città italiane in una sorta di approfondimento sulla drammaturgia francese.

Due protagonisti, Fulvio Cauteruccio e Michele Di Mauro, rispettivamente un compratore e un venditore, si incontrano nella notte. Sul palco lungo e stretto si parlano da lontano in mezzo a vecchie valige, scatoloni, cornici, tappeti polverosi, cavallini e tante altre piccole, gozzaniane cose di pessimo gusto.
Il testo di Koltès è decisamente complesso, verrebbe voglia di leggerlo, perché si ha la netta sensazione di non riuscire a cogliere tutto, e sicuramente qualcosa ci sta sfuggendo. Ma in mezzo a questo mare di parole che i due protagonisti si vomitano addosso, due ne emergono forti e si imprimono nella mente: “desiderio” e “solitudine”.

Il cliente cammina di notte senza meta in “solitudine”, senza alcun “desiderio” ed ecco che incontra l’altro. Il venditore esperto, allusivo, insinua nel cliente l’idea del “desiderio”, del volere qualcosa, poco importa cosa questo sia. Il “desiderio” è dunque il motore che spinge le azioni di ogni uomo, che lo spinge a uscire da solo nella notte, che fa tendere la mano alle signore del pubblico per ricevere un mazzo di fiori.
Parole, parole, parole  e bicchieri di liquore, sorseggiati, mandati giù in un sorso, riempiti nuovamente in un esasperato crescendo drammatico. I due, sempre più provati e sudati, continuano questa impervia lotta fatta tutta di parole. Il compratore, perso ormai ogni controllo, si getta acqua addosso, colpisce ripetutamente con tutta la forza della disperazione un vecchio, polveroso materasso con una mazza da baseball, colpisce il tavolino di legno con il coltello così forte che lo scava ripetutamente.  E’ un gioco al massacro che mai si consumerà, che logora e consuma da dentro sì, ma che non si espliciterà mai.
Un grande disagio, un profondo turbamento è ciò che emerge dal testo di Koltès: una violenza quasi fisica, forte, per un testo volutamente difficile. L’autore, infatti, non risponde alla maggior parte delle domande che lo spettatore inevitabilmente si pone, lasciandolo a disagio. Ma forse, alla fine, tutto sta nel porsi le domande giuste.


NELLA SOLITUDINE DEI CAMPI DI COTONE
di Bernard-Marie Koltès
traduzione di Anna Barbera
regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti
con Fulvio Cauteruccio e Michele Di Mauro
scene di Horacio De Figueiredo
produzione Compagnia Teatrale Krypton
durata: 1 h 06’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 2 aprile 2009

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