La barca fa acqua! Venezia e il teatro alla deriva

Il Teatro Fondamenta Nuove con l'installazione di Emily Jacir "Untitled (SOLIDARIDAD)", ospite della Biennale 2013
Il Teatro Fondamenta Nuove con l'installazione di Emily Jacir "Untitled (SOLIDARIDAD)", ospite della Biennale 2013

E sono tre. Nell’arco di un solo anno, il pubblico veneziano sta vedendo il sipario calare definitivamente su ben tre dei suoi affezionati teatri.
Lo scorso maggio, dopo una breve rassegna iniziata a stagione inoltrata, l’associazione Questa Nave dovette lasciare, dopo 10 anni di gestione, il Teatro Aurora di Marghera: tra i primi, nella zona, ad aver creato un pubblico curioso e attento al teatro contemporaneo. Ce ne aveva allora parlato anche Antonino Varvarà, direttore artistico di Questa nave.
Fu proprio il pubblico affezionato (e che non vive solo di Biennali) a scendere in strada e manifestare contro i tagli apportati dall’amministrazione pubblica, che tentava di salvare la faccia e il buco di bilancio causato dallo scandalo Mose.
Nulla di fatto, dopo la breve rassegna, realizzata grazie all’arrivo di un contributo di 40mila euro, la parrocchia (proprietaria dell’immobile) si riprese il teatro, rimettendolo a disposizione di chi l’affitto lo può pagare.

Lo scorso 12 dicembre, invece, l’addio l’ha dato lo storico Teatro della Murata di Mestre, gestito per ben 45 anni dall’associazione TpM. Un piccolo gioiellino di 70 posti ricavato in una struttura abbarbicata alle mura medievali del centro storico, molto attivo anche nella formazione teatrale per bambini e adulti.
Anche in questo caso, venuti meno i pochi contributi percepiti dall’associazione per pagare l’affitto, il proprietario ha scisso il contratto e si è ripreso l’immobile, con la chiara intenzione di metterlo in vendita. Addio a 45 anni di instancabile attività.

L’ultima inaspettata e triste notizia è solo di qualche giorno fa, e riguarda il Teatro Fondamenta Nuove di Venezia: l’associazione Vortice, con la fine del mese, terminerà l’attività di gestione del teatro, iniziata più di dieci anni fa, nel 2003.


Un vero colpo al cuore per tutti, artisti e spettatori. Molti dei primi hanno visto nascere qui i loro progetti e lavori, e in tanti, dei secondi, hanno fatto chilometri per scoprire e incontrare autorevoli attori, danzatori e musicisti della scena contemporanea nazionale e internazionale.

Il problema anche stavolta è lo stesso: senza un sostegno economico da parte dell’amministrazione nessuno (o forse solo qualcuno) ce la fa, ma in ogni caso diventa impossibile mantenere una qualità progettuale come quella portata avanti dal Teatro Fondamenta Nuove in 13 anni di attività; qualità che ne ha fatto un punto di riferimento nel nord-est, e non solo.

I problemi erano iniziati già nel 2014, quando l’associazione si vide più che dimezzare il sostegno economico da parte dell’amministrazione comunale, all’epoca commissariata (al Teatro Aurora la stessa amministrazione aveva tolto tutto), nonostante le attività fossero già state svolte in gran parte, e concordate con l’amministrazione stessa. Ma soprattutto ignorando completamente un protocollo d’intesa triennale siglato con l’assessorato alla Cultura alla fine del 2013, mai ridiscusso né tanto meno ridefinito.
Per lo stesso motivo nel 2015 la progettualità venne notevolmente ridotta.

In molti, increduli, arrabbiati e scioccati come davanti a un lutto improvviso, hanno manifestato il loro senso di perdita e affetto sulla pagine facebook di Enrico Bettinello, direttore del teatro.
C’è chi, ringraziandolo, ha ricordato il teatro come il posto dove si è formato musicalmente, chi speranzoso ha proposto una petizione, chi l’occupazione.
C’è stato anche chi ha ricordato che, solo una decina di anni fa, nella politica culturale della città c’era del fermento, specie nel circuito teatro, mentre oggi tutto si sta spegnendo, “o meglio l’hanno fatto spegnere”.

Bettinello, da parte sua, al momento preferisce non rilasciare interviste in attesa degli eventi, ma attraverso un comunicato stampa ha ricordato come, all’inizio, “sognare assieme fosse una possibile alternativa al rimanere senza sogni in una città finta, sfinita, arrabbiata e provinciale”.

E aggiunge solo: “Sento di condividere con voi – comunque la pensiate – la deflagrante necessità che una città come Venezia continui a essere attraversata da sguardi, azioni e pratiche che rinnovano ogni giorno il senso dell’identificazione in una comunità viva e in grado di produrre pensiero e bellezza”.

L’amministrazione per ora tace, e Venezia perde identità. Noi, pubblico e operatori, diciamo addio a tre teatri e a decenni di attività teatrale, mentre l’ennesimo esponente politico (candidato a sindaco nelle primarie dello scorso anno e ora vicepresidente del Consiglio comunale di Venezia) proclama il suo impegno per la difesa della residenzialità a Venezia, rivendicando politiche e interventi a favore dei capisaldi della cultura. Eppure, come titolare de La Toletta, la libreria più antica di Venezia nata 83 anni fa, lascia uno dei suoi punti vendita “per ragioni di sostenibilità economica”, visto anche il calo demografico dei veneziani: lo spazio destinato dal ’95 a volumi d’arte e di architettura è così diventato da pochissimi giorni uno dei tanti shop cinesi a basso prezzo che popolano la città.

Chi o cosa potrà mai impedire questo andare alla deriva?
Dice bene quella persona che, alla notizia della chiusura del Teatro Fondamenta Nuove, è riuscita solamente a scrivere: “Povera Italia!”.

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