La Bâtie 14. Uno sguardo politico sul contemporaneo

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la-batie2014Sedici giorni di spettacoli, 60 i progetti che animeranno gli spazi teatrali di Ginevra e dintorni e quest’anno anche il Vidy di Losanna, per un festival – quello de La Bâtie – sempre ricco di proposte interessanti.

La 38^ edizione, in partenza domani, avrà come ospite l’artista svizzero Milo Rau, che presenta tre spettacoli: il primo, il 3 settembre, sarà “Hate Radio”, creazione del 2011 che racconta come la radio nazionale sia stata così importante nel divulgare sentimenti di odio durante il genocidio in Rwanda.
Lo spettacolo punta il dito su come si possa uccidere prima di tutto con le parole, con la propaganda e con le idee razziste.

Il 7, con lo spettacolo “Breivik’s statement”, Rau si misurerà con un altro evento spinoso: l’uccisione di massa fatta ad Oslo da un estremista di destra, Breivik, che cinque giorni dopo dichiarerà di averlo fatto per difendere l’identità europea.
L’8, con “The civil Wars”, sarà ancora occasione per l’artista svizzero di interrogarsi su cosa è in effetti questa Europa del XXI secolo, e perché gli estremismi stanno trovando tanti nuovi (e vecchi) adepti. L’arte come questione politica insomma.

L’apertura del festival è affidata domani all’artista franco-svizzera Marie-Caroline Hominal con “Ballet” ci invita nel cuore di un atelier dove si fabbricano storie e dove possono avvenire strani incontri e strani discorsi; lo stesso giorno andranno in scena La Ribot, Juan Dominguez e Juan Loriente che presentano “El triunfo de la libertad”. I tre artisti, cresciuti tutti in una Madrid post-franchista, desiderano “semplicemente” mettere in scena la libertà.

Ancora politica e lotte sociali sembrano segnare questa edizione: “De repente…”, dell’artista Marcelo Evelin, in scena il 30 e 31 agosto, è una coreografia, una esperienza sensoriale che evoca attraverso corpo a corpo contagiosi le rivolte e le migrazioni.

Christiane Jatahy, artista di spicco del teatro brasiliano contemporaneo, con “Julia”, liberamente tratto dal testo di Strindberg “La signorina Giulia”, ambienta il dramma in una casa di Rio, così che il pubblico abbia la possibilità di conoscere, con una testimonianza graffiante, i conflitti di classe e di razza nel Brasile odierno.

Ancora America Latina con l’artista argentino Mariano Pensotti, che il 4 e 5 presenta “Cineastas”, un ritratto di una città in perenne trasformazione come Buenos Aires.

Per la danza segnaliamo la presenza di Alain Platel il 12 e 13 settembre con la sua ultima creazione “Tauberbach”, i belgi Peeping Tom con “Vader” il 2 e 3 settembre, Meg Stuart con “Hunter” il 6 e 7, e il 9 ad Annemasse Olivier Dubois con “Tragédie”.

Per il teatro, Marielle Pinsard dal 5 al 9 presenta “Les filles du Roi Lear ou la véritable histoire de Rihanna”, liberamente tratto dal Re Lear di Shakespeare, un invito a guardare un testo classico con uno sguardo assai poco ordinario.

Ma arriveranno in Svizzera anche Philippe Quesne & Campo con “Next day” e i Rimini Protokoll l’11 e il 13 con “Situation rooms”, in cui lo spettatore si ritroverà grazie a un gioco di ruolo in 3D dentro il terribile mercato delle armi, nella stanza di un diplomatico o in un cimitero messicano oppure nella stanza di un rifugiato siriano, così da poter toccare l’amara realtà dell’industria delle armi.

Il collettivo tedesco She She Pop, sempre l’11 e il 13 settembre, presenteranno “Le sacre du Printemps”, facendo incontrare in scena i corpi di madri e figlie, occasione per discutere, e non sarà mai troppo, della condizione della donna.
Vincent Macaigne nelle stesse date presenta “Idiot!” tornando così, dopo i successi conseguiti con il cinema, al teatro e con questa nuova creazione intende sorprendere il pubblico.
Infine, come ogni anno esposizioni, concerti, atelier per bambini e serate danzanti faranno da cornice a questi 16 giorni di incontri che si preannunciano davvero interessanti.
Krapp non potrà non farci un salto…

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