La bicicletta rossa che porta lontano Principio Attivo

La bicicletta rossa di Principio Attivo
La bicicletta rossa di Principio Attivo

La bicicletta rossa di Principio Attivo (photo: solaresdellearti.it)

La compagnia leccese Principio Attivo ha presentato al festival Zona Franca di Parma, organizzato dal Teatro delle Briciole ed espressamente dedicato alle nuove generazioni, l’ultima produzione “La Bicicletta rossa”.
Dopo il grande successo riscosso dal lavoro precedente “Mannaggia a mort, storia di un uomo e della sua ombra”, finalista al premio Scenario Infanzia, e vincitore di diversi premi, tra cui l’Eolo Award come migliore spettacolo di teatro per ragazzi, tutti erano in attesa di una nuova prova che confermasse il talento e lo stile di questo gruppo.
“Mannaggia a mort” era una creazione molto originale, risolta senza parola alcuna su un ritmo sfrenato e calibratissimo, segnato dalla musica in diretta che, rimandando al mondo dei cartoons, raccontava ai bambini, in chiave ironica, l’antica lotta tra il bene e il male. “La Bicicletta rossa”, in un certo senso, parla del medesimo argomento, immettendo la lotta non più nell’astrazione ma nel quotidiano, ed il risultato teatrale è ancora una volta eccellente, confermando anche uno stile che stavolta viene declinato con accenti diversi.
All’inizio infatti non più uno spazio vuoto da riempire, come succedeva nel lavoro precedente ma, al contrario, il palco è pieno di mobili e oggetti. La scena rappresentata è quella di una casa modesta che funge però anche da laboratorio. E’ un ambiente unico, dove non esistono letti se non una grande cassa e una poltrona sgangherata; qualche oggetto d’uso comune la nobilita ma ogni cosa è coperta da arnesi di lavoro.
Qui abita e lavora un’unica famiglia composta dal signor Arturo (anche se, a chi scrive, piacerebbe tanto chiamarlo Augusto), dalla moglie Linda che è incinta, dall’anziana nonna Mimina e dal piccolo Pino. Una candela ed una vecchia fotografia ricordano il capostipite.

A narrare la storia della bicicletta rossa è la voce di Marta, la nuova venuta della famiglia che è ancora nella pancia della mamma. Tutti i componenti, in una specie di catena umana, sono impegnati nella confezione dei contenitori delle sorprese, poste nelle famose uova di cioccolato appartenenti alla ditta del signor Bankomat, padrone e signore della città.
Le parole di Marta sono le uniche che punteggiano lo spettacolo, presentandoci i personaggi, i loro desideri e le loro speranze.  Fanno loro eco solo quelle della traballante radio d’epoca di casa, che ci informa di quanto avviene all’esterno.
La città invece, con i suoi tetti che occhieggiano alle stelle, dove qualche volta Arturo e Linda si avventurano, è lontana.
Per il resto sono i gesti dei personaggi che ci narrano la storia, in contrappunto con le musiche, parlandoci di povertà, di gesti sempre uguali che esprimono la rassegnazione ma anche la condivisione degli affetti.
E poi c’è Ugo, il servente di Bankomat, che viene a prendere il lavoro fatto, a dare il misero salario, unico sostentameno della famiglia e pure a riprenderselo, puntualmente, tutto, per l’affitto della casa.

Ogni cosa si svolge sempre uguale e ripetitiva finché al piccolo Pino non viene in mente di immettere nelle uova che sta confezionando la richiesta di una bicicletta rossa, una piccola bicicletta che è in cima ai suoi desideri.
Ben presto il suo desiderio è sulla bocca di tutti.
Pino però non sa che i suoi genitori lo hanno preceduto: con parte del salario gli hanno già comprato una piccola luccicante bicicletta rossa. Ma adesso come faranno a pagare l’affitto? Implacabilmente come è successo a tutti quello che non l’hanno pagato, al signor Arturo verranno pignorate le scarpe. Come faranno ora per andare avanti?
Certo non sveleremo il finale che, come in tutte le fiabe che si rispettino, aprirà inevitabilmente nuovi solchi di felicità al futuro della simpatica famiglia, e soprattutto alla nuova arrivata.

Sulla drammaturgia ben calibrata di Valentina Diana e la regia di Giuseppe Semeraro, utilizzando i ritmi e gli stilemi parossistici del cinema muto ma non solo, lo spettacolo strizza l’occhio a Eduardo, muovendosi però con le cadenze di una fiaba, e concedendo numerosi tributi al teatro di figura. Un coacervo di forme e rimandi stilistici tutti protesi a condurre per mano emozionalmente i piccoli spettatori, anche attraverso i molteplici motivi musicali, che vanno da Grieg a Diamanda Galas, da Witkowski a Sollima, in una storia dai sapori antichi ma del tutto in sintonia con i momenti difficili che stiamo vivendo.

“La Bicicletta rossa” risulta infatti essere anche e soprattutto uno spettacolo in qualche modo politico, dove, sotto la crosta dell’incanto favolistico, pulsa l’indignazione per una società che non riesce a risanare le contraddizioni del mondo in cui viviamo. Giuseppe Semeraro, Silvia Lodi, Otto Marco Mercante, Dario Cadei e Cristina Mileti sono tutti bravissimi a reggere la difficile prova di uno spettacolo che conferma lo stile quantomai personale di questa compagnia, che è riuscita ad immettere nel teatro ragazzi italiano nuovi sapori di ricerca e di originalità.

LA BICICLETTA ROSSA
regia: Giuseppe Semeraro
drammaturgia: Valentina Diana
con: Giuseppe Semeraro, Silvia Lodi, Otto Marco Mercante, Dario Cadei, Cristina Mileti
dagli 8 anni
Anteprima

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