La bisbetica domata: l’educazione sentimentale di Chiodi e Demattè

Come si può mettere in scena, oggi, “La bisbetica domata” di William Shakespeare? Come si può rileggere la storia di Petruccio, avventuriero veronese, che sposa, sottomettendola, la scorbutica Caterina di Padova, alla luce anche dei numerosi casi di femminicidio che insanguinano il nostro Paese (e non solo)?

Ci aveva già provato con esiti felici Tonio de Nitto per Factory, regalandoci una fiaba crudele ed esemplare. Ci ha oggi riprovato, con esiti altrettanto felici, calandola in un’altra dimensione, Andrea Chiodi, su traduzione e adattamento di Angela Demattè, di cui abbiamo visto la versione, in prima assoluta, al Lac di Lugano.
Protagonista, in perfetto stile elisabettiano, non un’interprete femminile ma Tindaro Granata, accompagnato da un cast di ottimi giovani attori tra cui spiccano Angelo Di Genio e Christian La Rosa (recente vincitore del Premio Ubu 2017), Igor Horvat e Massimiliano Zampetti.

“La bisbetica domata”, o meglio addomesticata, è una delle prime commedie di Shakespeare, una delle più discusse se vista con occhi contemporanei, dato l’assunto di una donna che nel famoso monologo finale si assoggetta ai voleri e valori del suo novello marito, Petruccio.
Ma ben sappiamo che, come accade spesso nelle commedie del bardo, tutto ciò che sembra, non è come pare; la finzione si manifesta sovrana fin dagli inizi, attraverso una introduzione spesso dimenticata in molti allestimenti dell’opera.


“La bisbetica domata” comincia infatti avendo come protagonista l’ubriacone Cristopher Sly, qui ribattezzato Smalizia, che addormentatosi per il troppo bere, per una burla organizzata da un ricco lord, viene catapultato, ben vestito, al suo risveglio, in una ricca dimora.
Al suo risveglio ovviamente non comprende nulla e si sente smarrito, come in un meraviglioso sogno. Solo dopo un po’ si convince che quel che tutti gli dicono sia vero: si è risvegliato da un sonno lungo ben quindici anni, ed è veramente un uomo nobile e potente, accompagnato per di più da una splendida moglie.
Per burlarsi ancor meglio di quest’ingenuo, il signore lo fa assistere ad una rappresentazione di attori girovaghi dal titolo “La bisbetica domata”, perpetuando il gioco del teatro nel teatro che piace tanto a Shakespeare.

Qui, nel gioco del teatro nel teatro pensato da Chiodi e Demattè, attraverso un azzardo vincente, è Angelo Di Genio ad interpretare sia Smalizia che Petruccio, un Petruccio ragazzotto, dai modi bruschi, come lo sono quei ragazzotti venuti dalla provincia a cercare fortuna e che ci sanno fare assai poco con le donne.
Come Bottom nel “Sogno di una notte di mezza estate” al cospetto di Titania, Petruccio è immerso, tra sogno e realtà, al cospetto di Caterina che intende conquistare. E ne sarà ben capace, utilizzando come ha sempre fatto le maniere forti, attraverso un confronto serrato, a volte violento, ma basato soprattutto sulle parole.

Alla fine l’intreccio amoroso tra Caterina e Petruccio risulterà essere un’educazione sentimentale da parte di tutt’e due, un percorso che li condurrà verosimilmente ad una felice vita insieme, contrassegnata da un maggior controllo dei propri istinti e da un rispetto reciproco.
In fin dei conti un percorso molto più vero rispetto a quelli narrati in rapporto alle altre coppie presenti nella commedia, come quello tra Bianca, la sorella di Caterina (che Chiodi rende praticamente senza parole) e Lucenzio, e di quello tra Ortensio con la sua ricca vedova, percorsi segnati soprattutto dal denaro e dal gioco delle sostituzioni.

Al centro di questa incisiva versione del capolavoro scespiriano vi è la forza delle parole, che vive in uno spazio aperto, senza alcuna scenografia apparente, dove i personaggi, vestiti di semplici casacche, con incisi sul retro il nome del reciproco personaggio, entrano in scena, soprattutto, su veloci trabattelli, dando ritmo all’intera struttura della commedia.
E’ quindi l’arte scespiriana del gioco delle parole e dell’intreccio dei personaggi che tiene alta, per più di due ore, l’attenzione del pubblico; né disturbano, anzi accrescono, i sottotesti e le incursioni musicali contemporanee, che rompono il fluire delle parole accompagnandole in modo affettuoso (“Caterina” e “Magic Moments” di Perry Como, “Love me tender” di Elvis Presley).

A Tindaro Granata, qui alla sua prova più matura di attore, che interpreta senza sbavature parodistiche Caterina, si contrappone il gaglioffo Petruccio, ben calibrato nei diversi toni da Di Genio, a cui fanno da corollario tutti gli altri interpreti, tra cui ricordiamo anche i giovanissimi Rocco Schira, Walter Rizzuto e Ugo Fiore.
E dunque, alla fine, meglio il sogno o la realtà? Meglio la realtà o il teatro? Allo spettatore l’ardua scelta!

La bisbetica domata
di William Shakespeare
adattamento e traduzione Angela Demattè
regia Andrea Chiodi
con (in ordine alfabetico) Angelo Di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Igor Horvat, Christian La Rosa, Walter Rizzuto, Rocco Schira e Massimiliano Zampetti
scene Matteo Patrucco
costumi Ilaria Ariemme
musiche originali Zeno Gabaglio
disegno luci Marco Grisa
movement coach Marta Ciappina
assistente regia Margherita Saltamacchia
sarta di scena Andrea Portioli
produzione LuganoInScena
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura e Teatro Carcano, Centro d’Arte Contemporanea di Milano

durata: 2h

Visto a Lugano, Lac, il 19 dicembre 2017
Prima assoluta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *