Verdi, Salieri e Mozart. La Fenice va in scena combattendo il limite dei 200 posti

Il Trovatore di Mariani e Callegari (photo: Michele Crosera)
Il Trovatore di Mariani e Callegari (photo: Michele Crosera)

Il sovrintendente del Teatro La Fenice, Fortunato Ortombina, è stato tra i primi a muoversi, con un appello al Governo, per evitare l’ormai nota “riduzione-200-posti” (peraltro in altre regioni come il Piemonte già in vigore per volontà del rispettivo Governatore), che senza considerare la variabilità degli spazi e delle capienze sembra puntare più su un gioco probabilistico, che non su una previdente gestione dell’emergenza Covid.
Tra le altre parole nel comunicato, Ortombina ha sottolineato come, negli ultimi mesi, alla Fenice si sia riusciti a continuare in più che piena sicurezza a ‘fare spettacolo’. Ed è proprio vero: niente vie di mezzo per la casa dell’opera della città di Venezia, mentre sappiamo (per tornare al paragone piemontese) in quale situazione di grande crisi – con il commissariamento – stanno invece vivendo i lavoratori del Teatro Regio di Torino, di nuovo in cassa integrazione, e scesi in piazza ieri a far sentire la propria voce. Una situazione peggiorata da quella limitazione ai 200 posti già in vigore a Torino, per un teatro della capienza di quasi 1600 sedute.

Rifiutando in modo intelligente le esecuzioni in forma di concerto il 2 e 4 ottobre, il palco della Fenice ha visto andare in scena un “Trovatore” memorabile, quantomeno per l’alta esecuzione di tutto il cast, nel quale ha spiccato su tutti la figura del conte di Luna impersonato dall’applauditissimo Luca Micheletti, cui si è ben affiancata anche l’Azucena di Veronica Simeoni, di certo – pur forse un po’ troppo leggera per la parte a livello canoro – l’interprete con la migliore capacità attoriale e gestuale, in alcuni tratti davvero sorprendente ed in grado di innalzare di non pochi scalini la partecipazione e il grande sentire dell’opera in scena.

La regia di Lorenzo Mariani, pur di valore ed esteticamente riuscita, non ci ha stupito in alcuna direzione particolare, e nonostante le limitazioni della situazione presente è forse proprio una di quelle creazioni davanti alle quali viene da sperare che in futuro la Fenice rischi di più, portando in scena allestimenti più contemporanei, e in grado anche di non lasciare lo spettatore sempre al sicuro nelle proprie certezze.

La doppia opera “Prima la musica e poi le parole” & “Der Schauspieldirektor” (regia di Italo Nunziata), presentata al Teatro Malibran, il discorso è invece differente.
La riuscita estetica è davvero eccezionale, e – se il primo pezzo è in piena linea con il Nunziata di sempre e i suoi anni ’20 –, nel secondo intervento mozartiano le cose si fanno più interessanti, e soprattutto più aggiornate ad un gusto contemporaneo, ben servito di luci al neon e piante in scena, che risulta nel complesso più che soddisfacente.
Anche il lavoro di Nunziata, assistito per l’occasione dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, sembra però in fondo non disturbare nessuno, ben trattenuto com’è nel contesto di un teatro ancora molto ‘teatrale’, anche per le modalità attoriali scelte per i personaggi di “Der Schauspieldirektor”, e in una compostezza molto borghese e raffinatissima, un po’impettita, da paravento e bel foulard, che non è forse, oggi, come in una fuga, ciò di cui davvero abbiamo bisogno.

Impressioni personali a parte, sta il fatto che dall’evento scenico che ha unito al Malibran “Prima la musica e poi le parole” in accoppiata con “Der Schauspieldirektor” si esce davvero soddisfatti, per una regia che funziona e compiace, con i suoi movimenti perfetti fra tende e tanto altro, e pure per un cast che non manca di elementi davvero brillanti.
Ci ha stupito, e non poco, a tal proposito, la dirompente presenza scenica del soprano Rocío Pérez, prima Tonina in Salieri e poi Madame Herz in Mozart, l’unica che, anche nei momenti più articolati, sia stata in grado di stare al pieno passo dei virtuosismi lei affidati, parallelamente agli incalzi dell’orchestra diretta con suoni pieni e convinti dal Maestro Federico Maria Sardelli, di fronte ai quali invece altri hanno dimostrato di arrancare, come accadeva anche rispetto alla bacchetta di Daniele Callegari, nel “Trovatore” di cui si parlava sopra.

Tra le rosee sedute del Malibran, le due opere in scena, una dopo l’altra, con un intervallo all’interno del teatro in cui i minuti d’aria sono vietati per le restrizioni legate al Covid-19, è significato tornare a riflettere in modo intelligente e divertito, con un’attitudine tutta burlona e tardo settecentesca, sul meta-teatro delle figure sommate di artisti, cantanti ed impresari che si ritrovano a dare tutti le prove della propria expertise, con una ricca serie di arie cantate per far mostra, agli altri personaggi ed agli spettatori, del meglio del bel canto del tempo.

Nunziata crea spesso dei quadri sopraffacenti, per consegnare al pubblico le più belle arie di Salieri in veri e propri cofanetti infiocchettati, come quando le ottime interpretazioni di Francesca Boncompagni vengono innalzate su un montacarichi che sale mentre dietro scende un grande pannello azzurro, su cui si irradia una virtuosa circolarità di punti bianchi, o come quando vengono inscenate su una piccola balconata, cantando il meraviglioso “Pensieri funesti, ah no, non tornate!”, con un cielo che le scende appositamente dietro le spalle.
Tra i lampadari a sfera luminosa e i neon del secondo lavoro si sentono invece le ariette e i rondò mozartiani, unici inserti in tedesco sul resto recitato in italiano, che difficilmente potevano trovare un contesto più accogliente, per essere poi così sentitamente apprezzati ed applauditi dal caloroso pubblico veneziano.

Il trovatore (in forma semi-scenica)
Giuseppe Verdi
direttore Daniele Callegari
regia Lorenzo Mariani
Light designer Fabio Barettin

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Il conte di Luna Luca Micheletti
Leonora Roberta Mantegna
Azucena Veronica Simeoni
Manrico Piero Pretti
Ferrando Simon Lim

Ines
Andrea Lia Rigotti (2/10)
Lucia Raicevich (4/10)

Ruiz
Dionigi D’Ostuni (2/10)
Roberto Menegazzo (4/10)

Un vecchio zingaro
Emanuele Pedrini (2/10)
Umberto Imbrenda (4/10)

Un messo
Giovanni Deriu (2/10)
Enrico Masiero (4/10)

durata: 2h 35′ intervallo compreso

Prima la musica e poi le parole & Der Schauspieldirektor
Antonio Salieri & Wolfgang Amadeus Mozart
Direttore Federico Maria Sardelli
Regia Italo Nunziata
Regista assistente Danilo Rubeca
Scene e Costumi Scuola di Scenogra a dell’Accademia di Belle Arti di Venezia
Light designer Andrea Benetello

Prima la musica e poi le parole
Maestro di cappella Szymon Chojnacki
Donna Eleonora Francesca Boncompagni
Tonina Rocío Pérez
Poeta Francesco Vultaggio

Schauspieldirektor
Frank Karl-Heinz Macek
Eiler Marco Ferraro
Buff Szymon Chojnacki
Herz Francesco Bortolozzo
Signora Pfeil Michela Mocchiutti
Signora Krone Roberta Barbiero
Signora Vogelsang Valeria de Santis
Signor Vogelsang Valentino Buzza
Signorina Silberklang Francesca Boncompagni
Signora Herz Rocio Perez

Orchestra del Teatro La Fenice
maestro al clavicembalo Roberta Paroletti
in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Venezia
progetto Atelier della Fenice al Teatro Malibran

Francesca Donati scene Salieri
Giulia Tonussi costumi Salieri
Federico Pian scene Mozart
Dea Bejleri costumi Mozart
Giorgia Padovan, Ambra Fossaluzza assistenti ai costumi
Paola Cortelazzo direzione laboratorio progettazione costumi
Lorenzo Cutuli direzione laboratorio progettazione scenografica
Giovanna Fiorentini direzione laboratorio costumi
Franco Daniele Venturi direzione laboratorio
scene: studenti Scuola di Scenogra a dell’Accademia di Belle Arti – Gemma Dorothy Aquilante, Anna Bianchin, Umberto Bonari, Rossella Bottalico, Giuliana Carta, Alice Poppi, Nicole Riccioni, Silvia Roccaro

con sopratitoli in italiano
nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice

durata: 2h 20′ intervallo compreso

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