La Francia s’infiamma. Le immagini dalla Comédie Française

L'Odéon occupato da tre giorni (photo: Tommaso Zaccheo)
L'Odéon occupato da tre giorni (photo: Tommaso Zaccheo)

Saranno una decina le persone che reggono uno striscione che recita: “Nationaliste, républicaine ou socialista, virons la droite”.

La destra da mandare a casa per questi occupanti francesi, membri del sindacato dei lavoratori dello spettacolo, artisti, “intermittents” o studenti universitari, è tanto quella di Sarkozy o ancor peggio di Le Pen, quanto quella, socialista, di Hollande, così associata ai più accaniti nazionalisti o conservatori francesi.

Il 24 aprile hanno occupato il teatro dell’Odéon, mentre già i movimenti si erano attivati anche in altri teatri della nazione: Caen, Strasburgo, Montpellier….

Ieri, dopo due notti di occupazione e tre giornate di cariche, lacrimogeni ed arresti, è la Comédie Française (cui le foto in basso si riferiscono) a farsi palco delle rivendicazioni del movimento. Il quale, nato spontaneamente dal più vasto fenomeno delle “Nuits debout”, protesta contro la volontà di modificare il regime assistenziale dei lavoratori dello spettacolo – siano essi artisti o tecnici.

Questa categoria di lavoratori è da sempre riconosciuta e aiutata dallo stato francese: al termine di due anni consecutivi e riconosciuti di lavoro nello spettacolo, il lavoratore può chiedere di accedere all’intermittence. Questo diritto garantisce la possibilità di vivere dignitosamente e continuare il proprio lavoro di ricerca e crescita professionale ad una categoria di lavoratori per definizione precaria ed esposta a difficoltà che, in questi anni di crisi, si fa sempre più crescente. Diventando intermittent il lavoratore riceve uno stipendio anche in mancanza di un contratto regolare di lavoro.

Il progetto di modifica di questo sussidio, figlio della “loi El Kohmri” – il “job’s act” alla francese – è, in questi giorni e in queste ore, in discussione sul tavolo delle trattative. Le parti principali sono tre: il MEDEF (sindacato dei datori di lavoro), il sindacato dei lavoratori dello spettacolo e il Ministero del Lavoro. Col fine di pesare sulla negoziazione in corso, il movimento ha dapprima occupato il palco dell’Odéon, simbolo della rivolta studentesca del maggio ’68. Per proseguire ieri con la Comédie, il simbolo più prestigioso della cultura francese, sinonimo di tradizione ed orgoglio nazionale, ritenuto la fortezza e il quartiere generale della borghesia. Nelle foto vedrete anche il suo direttore, Eric Ruf, lasciare ieri il teatro.

Due simboli che sono stati scelti in maniera eloquente al fine di difendere un diritto ritenuto inalienabile ed intoccabile da buona parte dell’opinione pubblica francese e da parte di tutta questa categoria di lavoratori. Anch’esso, del resto, simbolo di una Francia che gli attacchi del neoliberismo e una crisi tra le più violente della storia rischiano di distruggere.
E per domani, 28 aprile, si attendono manifestazioni in 200 città.

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