La Legge Bacchelli per Antonio Tarantino. Il teatro (e non solo) si mobilita

Antonio Tarantino nel suo Trittico (photo: gildapostiglione.com)
Antonio Tarantino in scena per il suo Trittico (photo: gildapostiglione.com)

A volte la solidarietà nasce anche fra i teatranti. Magari non è cosa tanto diffusa, ma per fortuna accade ancora.
Ecco perché ci sembra significativa l’iniziativa intrapresa da Stefano Casi, direttore di Teatri di Vita, e da Cristina Valenti per puntare l’attenzione sulla precaria situazione economica e non solo del drammaturgo e pittore (torinese d’adozione) Antonio Tarantino: “Negli ultimi tempi le condizioni di salute e materiali di Tarantino si sono aggravate in modo tale da indurci a promuovere un’iniziativa di mobilitazione a suo favore, al fine di garantirgli una prospettiva di vita decorosa. Abbiamo pensato alla cosiddetta Legge Bacchelli (L. 440/1985; Gazz. Uff. 8 aprile 2010, n. 81), che assegna vitalizi alle persone che abbiano acquisito meriti in vari campi, fra i quali le lettere e le arti, e che versino in stato di particolare necessità. Ne hanno usufruito, fra gli altri, Anna Maria Ortese, Gavino Ledda, Roberto Rebora, Alda Merini, Guido Ceronetti, Daniele Del Giudice e, recentemente, Valentino Zeichen“.

La legge fu istituita nell’85 durante il I governo Craxi e deve il suo nome al primo previsto beneficiario, lo scrittore e drammaturgo Riccardo Bacchelli, che però morì due mesi dopo la sua approvazione, non riuscendo ad usufruirne.
Al centro, negli ultimi anni, di polemiche tra chi ritiene debba essere cancellata, prevede, dopo la delibera del Consiglio dei Ministri, che sia il capo del governo, previa comunicazione al Parlamento, ad assegnare tale sostegno straordinario, arrivato a maggio anche al poeta Valentino Zeichen, colpito a 78 anni da ictus, e mancato la scorsa settimana.

Con l’aiuto di persone interne alle istituzioni nazionali, Valenti e Casi hanno studiato le modalità per la richiesta della Legge Bacchelli per Tarantino, decidendo di puntare al massimo di efficacia nel minor tempo possibile.
La strategia è in due step, ci racconta Casi: “Il primo step è tutto riservato e istituzionale. Bastano relativamente poche firme, più o meno rappresentative di diverse tipologie di persone (non solo persone di teatro!), che non vengono pubblicizzate, ma che sono sottoposte al vaglio di una commissione istituita dal Consiglio dei Ministri per il parere sulla concessione del vitalizio. Questa raccolta di firme scritte è stata già chiusa per fare in modo che la domanda partisse rapidamente. Il secondo step dipende invece dai tempi di risposta. Se la risposta del Consiglio dei Ministri tarderà ad arrivare, ci muoveremo (come accaduto in altri casi nel passato) pubblicizzando questa richiesta e richiedendo l’adesione di un numero più allargato di persone, in una raccolta tutta pubblica e mediatica per mantenere alta l’attenzione attraverso gli organi di informazione”.

Nella raccolta dei documenti necessari, da allegare alla domanda, Casi e Valenti hanno prodotto un dossier per attestare “la chiara fama ed i meriti acquisiti a livello nazionale ed internazionale” di Tarantino, requisiti di cui il drammaturgo dispone a pieno titolo, come riportato anche nella pagina wikipedia che loro stessi hanno redatto per accompagnare l’iniziativa attraverso uno strumento di riscontro e visibilità immediata.

“Al momento siamo alla conclusione del primo step – prosegue Casi – Crediamo di aver fatto una selezione “ottimizzata” delle adesioni, in funzione dell’esito positivo della richiesta. E confidando che chi è rimasto fuori (che sono centinaia di persone, lo sappiamo) capisca queste motivazioni, proprio nella prospettiva della buona riuscita del tutto, che unisce il desiderio di firmatari e non. Se la risposta tarderà ad arrivare, passeremo al secondo step. In quel caso, tutto sarà pubblico e gestito con il classico lancio di petizione o formula analoga”.

Nella speranza che non sia necessaria un’ulteriore mobilitazione pubblica ma il Consiglio dei Ministri dia in tempi rapidi una positiva risposta, invitiamo chi volesse ripercorrere un tratto della storia di Antonio Tarantino alla lettura del ritratto-intervista fatto da Giuseppe Culicchia a marzo per “La Stampa”: ci pare possa essere un buon modo per accompagnare e sostenere quest’appello.

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