La Lucia di Lammermoor chiaroscurale di Mary Zimmermann

Lucia di Lammermoor

Lucia di Lammermoor, Atto II: Enrico (Massimo Cavalletti), Lucia (Albina Shagimuratova). Photo: Marco Brescia & Rudy Amisano

Il Teatro alla Scala sta programmando in questi giorni (fino al 28 febbraio) uno dei titoli di punta della sua stagione, “Lucia di Lammermoor”, in un allestimento ideato nel 2007 dalla regista americana Mary Zimmermann per il Metropolitan Opera House di New York.

“Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti o, come dicevano i nostri nonni “La Luzia dai laber smort” talmente il personaggio era diventato parte integrante del loro immaginario, rappresenta il più perfetto esempio di melodramma romantico. Storia universale di amore e di morte, dove tra il soprano e il tenore si frappone inequivocabilmente il baritono, è un melodramma perfetto, dove ogni passaggio segna emozioni forti ed esemplari.

Il compositore bergamasco la musicò traendola dal libretto di Salvatore Cammarano, che a sua volta si ispirò a “The bride of Lammermoor” di Walter Scott.
La prima ebbe luogo al Teatro San Carlo di Napoli il 26 settembre 1865; in seguito lo stesso Donizetti ne curò una versione francese che andò in scena al Théatre de la Reinassance di Parigi il 6 agosto 1839.

L’ azione si svolge in Scozia alla fine del XVI secolo ed è incentrata sul contrastato amore tra la Lucia della famiglia Asthon e l’Edgardo della famiglia Ravenswood, a cui gli Asthon hanno usurpato i beni. Prima di separarsi da Lucia per difendere le sorti della Scozia, Edgardo – in una  scena diventata non solo famosa ma paradigmatica del duetto amoroso (“Verranno a te sull’auree”) – chiede alla donna di giurargli amore e fedeltà, e i due innamorati si scambiano le fedi nuziali.

Enrico, il fratello di Lucia, per salvare la loro casata in grave declino, impone però alla sorella di sposare il ricco e potente Lord Arturo Bucklaw, e per indurla al matrimonio le dice che Edgardo, lontano, ha giurato fede ad un altra donna, offrendole quale prova una falsa lettera.
La donna, attonita, firma per sposare Arturo, ma durante la cerimonia irrompe Edgardo (“Chi mi frena in tal momento”, sestetto di sublime rilevanza) che, alla vista del contratto nuziale firmato da Lucia, maledice l’amata.

Al castello la lieta festa per le nozze viene interrotta dalla terribile notizia che Lucia, impazzita dal dolore, ha ucciso il suo sposo, durante la prima notte di nozze. E’ in questo momento che inizia la famosa scena della pazzia dove Lucia, fuori di sé, compare agli astanti con un pugnale tra le mani e gli abiti insanguinati e, credendo di vedere Edgardo, immagina le sue nozze tanto desiderate con lui e lo invoca. Lucia non regge al dolore e muore.
Edgardo giunto all’alba tra le tombe degli Ravenswood, scosso dall’arrivo di una processione che piange la sorte di Lucia, comprende che la campana a morto suona per la sua amata, e così, non potendo vivere senza di lei, si trafigge con il pugnale (“Tu che a dio spiegasti l’ale”).

La regista Mary Zimmermann sposta l’azione nella seconda metà del XIX secolo, cioè 150 anni dopo l’originale, conferendo a tutto l’insieme un’aura borghese che a nostro modo di vedere tradisce fortemente l’opera, che ha bisogno invece per essere compiutamente espressa di un’aura romantica, tra languori e furori che vengono così a mancare, e tradendo in questo modo tutti gli stilemi di un capolavoro assoluto.
Molti momenti dell’opera ci paiono quindi irrisolti, in un contesto che avrebbe bisogno di accenti più emotivamente delineati, dove alla musica non corrispondono gli elementi narrativi della scena.

Lucia di Lammermoor

Atto II (photo: Marco Brescia & Rudy Amisano)

Molto bella invece l’invenzione di vedere il fantasma di Lucia pietosamente vicina a Edgardo morente. Dobbiamo anche dire che, visivamente, la resa scenografica dovuta a Daniel Osting, aiutato nell’impresa dai costumi di Mara Blumenfeld, è nel complesso apprezzabile.
Dal punto di vista dei cantanti del secondo cast abbiamo seguito con piacere Jessica Pratt nel ruolo di Lucia. La vocalità del soprano anglo-australiano, dopo qualche titubanza iniziale dovuta forse all’emozione, ha preso via via piena consistenza, raggiungendo nella scena della follia la giusta dimensione drammatica, suscitando una vera ovazione del pubblico.
Piero Pretti ci è  parso un Edgardo convincente nell’espressione del canto e dalla resa scenica, mentre Massimo Cavalletti, che per altro avevamo elogiato nel ruolo del Marchese di Posa nel Don Carlo, nel tratteggiare Enrico fa molta fatica nella resa dinamica della voce, che risulta spesso senza la giusta espressività; nel complesso accettabile, infine, il Normanno di Massimiliano Chiarolla.

La direzione musicale di Pier Giorgio Morandi non sempre è capace di entrare con giusta efficacia in tutte le pieghe di questo capolavoro. Insomma, complessivamente una Lucia chiaroscurale che non ci ha del tutto soddisfatto.
 
Lucia di Lammermoor
Gaetano Donizetti
Dramma tragico in due parti e tre atti
Libretto di Salvatore Cammarano
 
Produzione: Metropolitan Opera House, New York
Direttore: Pier Giorgio Morandi
Regia: Mary Zimmerman
Scene: Daniel Ostling
Costumi: Mara Blumenfeld
Luci: T.J. Gerckens
Coreografia: Daniel Pelzig

Cast:
Enrico Massimo Cavalletti
Lucia Albina Shagimuratova (1, 7, 14, 19, 23, 28) Jessica Pratt (11,16, 21)
Edgardo Vittorio Grigolo (1, 7, 14, 19, 23, 28) Piero Pretti (11, 16, 21)
Arturo Juan Francisco Gatell
Raimondo Sergey Artamonov
Alisa Barbara Di Castri
Normanno Massimiliano Chiarolla

Durata spettacolo: 3h 10′ inclusi intervalli

Visto a Milano, Teatro alla Scala, l’11 febbraio 2014
 

No Comments

  • Spettatore alla prima di "Lucia di Lammermoor" alla Scala ha detto:

    Trovo questa recensione sciatta e superficiale. La sezione riguardante la trama dell’opera pare sia stata parafrasata da Wikipedia. Mi sarei aspettato commenti sul primo cast e non sul secondo, ma non è questa la mia maggiore perplessità. Deboli, approssimativi e mancanti di perizia tecnica appaiono i giudizi sui cantanti e sulla tessitura vocale. Anche le critiche mosse alla regia, per quanto condivise, risultano scontate e poco incisive. Consiglierei maggiore perizia e precisione in campi delicati e complessi come quello dell’opera lirica che prevede una ferrea preparazione nel linguaggio tecnico-artistco e nella conoscenza storico-critica del melodramma.

  • Mario Bianchi ha detto:

    Grazie caro anonimo spettatore della prima, provvederò a 65 anni ad andare a scuola di melodramma per soddisfare meglio le sue esigenze, purtroppo la mia viscerale passione per l’opera, la conoscenza di quasi tutte le opere a memoria e la frequentazione più che trentennale dei teatri non sono bastati a soddisfarla, me ne farò una ragione.

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