La Maria Brasca: lo sguardo di Scordio sulla Milano testoriana

Photo: Sergio Bertani
Photo: Sergio Bertani

È Milano la vera protagonista della prima opera per il teatro scritta da Giovanni Testori, “La Maria Brasca”, messa in scena per la prima volta nella stagione 1959/60 al Piccolo Teatro.
È la città brulicante e disseminata di fabbriche, popolata da operai, con i suoi casermoni di case popolari zeppe di famiglie numerose, uomini e donne alle prese con la sbornia di progresso millantata dal boom economico.
È questa la Milano cara a Testori, sfondo dei suoi racconti più celebri: da “La Gilda del Mac Mahon” – con cui Maria Brasca condivide la sensualità spregiudicata – all’”Arialda”, che gli costerà la censura. Storie di miserie e di riscatto a metà, d’ostinazione e coraggio.

“La Maria Brasca” si colloca nella dimensione del Neorealismo, lontana dai virtuosismi linguistici e poetici delle opere in dialetto e dalla poesia sofferta dell’ultima parte della sua produzione come “In exitu”.

La nuova regia di Giuseppe Scordio segue un impianto cinematografico, con una certa affettuosa nostalgia per un’epoca scolpita nel nostro immaginario come non ancora corrotta dal capitalismo e dall’ipocrisia della società dell’immagine. E’ il periodo in cui può persino sembrare “strano sentirsi innamorati a Milano”. E la musica rappresenta una sorta di fil rouge dello spettacolo, tratteggiando quest’atmosfera di dolce malinconia, da Memo Remigi a “Ma che freddo fa” di Nada.

Proprio l’amore è il centro della vicenda, per una storia semplice e lineare: Maria Brasca, donna energica e sensuale, operaia in un calzaturificio, si innamora ricambiata del giovane Romeo, don Giovanni perdigiorno; e quando quest’ultimo le preferisce una ragazza più giovane, Maria si reca dalla rivale affrontandola in un acceso confronto.

Maria Brasca, in scena Gianna Coletti, incarna l’animo passionale e anticonformista di un Paese che di lì a poco sarà travolto da una serie di rivoluzioni che ne modificheranno profondamente usi, costumi e morale. In anticipo di una decina d’anni rispetto al movimento femminista, la protagonista rivendica il diritto di autodeterminazione femminile. Afferma la propria indipendenza nei confronti dell’uomo e sancisce il diritto di vivere secondo il proprio gusto e la propria morale, senza uniformarsi ipocritamente a quelli dominanti.

Sul versante opposto si colloca la sorella Enrica (Margò Volo), moglie servizievole e paziente, madre amorevole, donna umile e riservata che ha archiviato passioni e ardori per dedicarsi esclusivamente ai figli e al marito fedifrago.
Meno distanza corre invece tra Angelo (lo stesso Scordio), marito di Enrica, e Romeo (Stefano Annoni), il giovane fidanzato di Maria. Se Angelo è il prototipo dell’uomo maschilista e retrogrado, dedito a tradimenti, bugie e più attento ai pettegolezzi che al benessere delle persone care, Romeo è forse la sua versione più giovane, capace di sfruttare il proprio fascino per sedurre Maria e farsi così mantenere da lei, salvo poi lasciarla dopo quattro mesi per una ragazza più giovane.
In quest’umanità composita, genuina e forse un po’ sfiorita, aleggia la poesia di Testori, cantore degli ultimi ma anche splendido pittore dei semplici.

La simmetria che guida la costruzione dei personaggi si riflette in una scenografia semplice ed essenziale, sottolineata dal gioco di luci. Il palco illuminato per metà diventa l’interno dell’abitazione in cui vivono Enrica, Maria, Angelo e i bambini (mai presenti in scena). Una casa di operai con pochi orpelli ma con qualche indizio del boom economico, con quel frigorifero rosso a evidenziare uno sviluppo industriale rapido e travolgente. L’altra metà del palco, completamente spoglia, diventa – grazie alle luci – ora luogo d’incontro dei due innamorati, ora loro alcova, ora piazza pubblica.

A restituire l’atmosfera neorealistica ci pensano le interpretazioni di Volo e Annoni, movenze e mimica dei due attori imboccano quella direzione, mentre Scordio si dimostra più a proprio agio in veste di regista che come attore. Gianna Coletti dà invece vita a una Maria Brasca carnale, passionale, verace nel suo essere profondamente innamorata, conferendo al personaggio anche sfumature di comicità.

LA MARIA BRASCA
di Giovanni Testori
con Gianna Coletti, Margò Volo, Giuseppe Scordio e Stefano Annoni
regia Giuseppe Scordio
produzione Spazio Tertulliano

durata: 1h 15’
applausi: 2’ 30”

Visto a Milano, Spazio Tertulliano Avirex, il 20 maggio 2018
Prima nazionale

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