Parole in scatola. Tra drammaturgia e poetica

Teatroinscatola
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Al Teatro India di Roma, dal 4 al 6 aprile, si è svolta la seconda edizione del convegno “La mia poetica, un momento di riflessione e indagine sul ruolo della drammaturgia italiana degli ultimi quindici anni curato da Franco Cordelli, Rodolfo di Giammarco e Debora Pietrobono.
Al termine del convegno si sono avvicendati, presso il Teatroinscatola, piccola sala del quartiere Testaccio, interventi e performance di autori italiani delle sezioni under 35 e under 25.
Il convengo ha aperto una ampia possibilità di lettura del concetto di drammaturgia, la quale, da quanto ne è emerso, probabilmente non può più essere considerata una prerogativa solo della parola, ma una voce dinamica che nasce a contatto con il lavoro dell’attore. Come esempi viventi della drammaturgia italiana contemporanea sono state scelte venti scritture divise nelle due sezioni, da mettere in corpo e in voce con strumenti di mise en espace‘.

Un laboratorio “in scatola”, quello della rassegna, con attori intercambiabili, più o meno gli stessi in tutte le pièce, una sorta di laboratorio pieno di cavie per la ricerca della drammaturgia su carta, quella che sembrava tanto lontana mentre se ne parlava al convegno. In rassegna, quindi, i testi, selezionati “tra le centinaia di cantieri personali”, sottolineando una tipologia di lavoro drammaturgico, quello più lontano dalle scene e molto vicino alla letteratura.

Gran parte dei testi scelti sono nati in Officina Teatrale 2009/2010, progetto diretto da Rodolfo di Giammarco (con Laura Novelli) in collaborazione con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, che a suo tempo ha indetto un apposito bando per registi e attori, confluito in una rassegna-saggio al Teatro Sala Uno di Roma nel giugno 2010. La tematica verteva sui “giovani condannati agli amori forzati (scene di ordinaria pedofilia)”. L’Officina Teatrale ha condotto uno studio della scrittura mirante a riprodurre due gravi fenomeni: i disturbi dell’io legati alla tragica condizione delle vittime dell’abuso sui minori, e quello del suicidio in età giovanile come rinuncia del sé.

Ripresi al Teatroinscatola, per qualità di scrittura, tra poesia e forza del linguaggio, sono emersi i lavori “Cyclette” di Riccardo Calabrò, con Valerio Camelin e Marco Paoli; “Quando vai via” di Rosalinda Conti, con Valerio Camelin e Danilo Celli; “Violetta” di Michele Balducci, con Danilo Celli e Ilaria Falini. In poco più di 15 minuti ogni corto ha introdotto gli spettatori in un universo tanto reale da essere quasi insopportabile, accompagnati con leggerezza da parole mai pesanti e tessute con freschezza verso un abisso di significati. Le tematiche gravi e attuali sono sbocciate lentamente davanti agli occhi e alle orecchie degli astanti.

Ogni spettacolo ha avuto un inizio lieve, quasi allegro, come i due fratelli gemelli sulla cyclette, in corsa verso un futuro che uno dei due ha abbandonato definitivamente molti anni prima. O la presunta spensieratezza della fanciulla di “Violetta”, in un’avventura scout con il suo giovane amico, che subirà la fatale reazione di chi è vittima quotidiana degli abusi di un padre. Infine l’amore di chi ha visto le spalle del proprio amato allontanarsi per sempre in “Quando vai via”.
Giovani scrittori hanno prestato le proprie parole ad attori di stampo cinematografico: incisivi, realistici ed emozionanti, hanno svelato al mondo macchie e ferite personali. Un mondo in cui il male si cela tra un gioco di bimbo, tra lo scherzare di due fratelli, tra i baci di due giovani amanti.

Lo spazio del Teatroinscatola si è rivelato perfetto per l’atmosfera intima e sussurrata creata dai giovani autori e attori. Per un attimo, chiudendo gli occhi, era possibile lasciarsi guidare dalle parole dette, dalle voci urlate, sussurrate, e dai silenzi. Per un attimo il testo era l’unico vero protagonista. Creatore di immagini e spazi infiniti. È questa la drammaturgia contemporanea di cui tanto si è parlato nel convegno? Quanto è sottile, allora, la linea che divide la letteratura dal teatro?