La Miranda eterna di Oskaras Koršunovas

Un momento dell'incontro fra Gianfranco Capitta e Oskaras Korsunovas (photo: Guido Mencari)
Airida Gintautaite in una scena di Miranda (photo: Guido Mencari)

Airida Gintautaite in una scena di Miranda (photo: Guido Mencari)

Sulle note de “Il lago dei cigni” di Čajkovkij, insieme allo sciabordio dell’acqua e al garrito dei gabbiani, una donna è distesa su una poltrona in un salotto anni ’50 arredato da libri, riviste, una vecchia radio, piante, lampade sparse qua e là… Il televisore replica ad oltranza la morte del cigno.

È questa la scena che appare agli occhi degli spettatori alla prima nazionale di “Miranda”, spettacolo ispirato a “La tempesta” di Shakespeare, di uno dei registi più acclamati della scena contemporanea: Oskaras Koršunovas.
Sul palco un padre, Prospero (Povilas Budrys), relegato in un appartamento con le uniche due realtà che gli danno un motivo di vita: i libri e la figlia Miranda (Airida Gintautaite), una creatura pura, affetta da autismo, cresciuta senza uomini e alcuna esperienza del mondo.

Lui la imbocca, lei gli sputa addosso. Lui le dà un libro di fiabe, lei lo lancia per terra.
Dalla richiesta della ragazza di riascoltare la storia de “La tempesta”, divenuta ormai una consuetudine tra le mura domestiche, il padre darà vita al racconto, facendo emergere la struttura metateatrale dell’intera performance. Un mondo fantastico, un’isola misteriosa dominata dalla potente magia di Prospero, duca di Milano vessato nelle arti occulte, catapultato lì, assieme alla figlia Miranda, quando questa aveva solo tre anni, a seguito dell’esilio ordito dal fratello Antonio, con l’ausilio del Re di Napoli. Un’isola sulla quale, dodici anni dopo, appare all’orizzonte la nave dei suoi nemici, che farà naufragare per adempiere la tanto agognata vendetta.

Lo spettacolo, in una costante fusione di luoghi e personaggi, e in perenne mescolanza di atmosfera onirica e realtà, si tinge di significati, gesti, ritmi che si caricano di forte valenza simbolica, evidenziando l’immortalità di un’opera seicentesca pregna di immagini convulse e memorie ataviche ma sempre attuali. “Siamo della materia di cui son fatti i sogni, ed è cinta da un sonno la nostra piccola vita”.

Ad evidenziare la continua trasposizione spazio-temporale, un ingegnoso meccanismo di luci impostato su una vasta gamma di soluzioni, dalla più realistica, quando ci si trova in un preciso spazio fisico, agli effetti stroboscopici che fanno emergere la componente visionaria.

I due attori emergono per la potenza interpretativa, grazie anche ad un processo scenico ideato nei minimi particolari. L’uomo appare come una sorta di intellettuale esiliato, lontano dal mondo, il cui unico pensiero è quello di preservare la propria anima, Miranda.

Alle possibili curiosità su alcune scelte registiche (ad esempio, cosa spinge il regista a trasformare l’isola in cui Prospero viene relegato in un comune appartamento o sul perché focalizzare l’attenzione solo su Miranda), risponde il successivo incontro con il regista, coordinato da Gianfranco Capitta.

Un momento dell'incontro fra Gianfranco Capitta e Oskaras Korsunovas (photo: Guido Mencari)

Un momento dell’incontro fra Gianfranco Capitta e Oskaras Korsunovas (photo: Guido Mencari)

Koršunovas, ci spiega, concepisce l’isola come un appartamento dell’Unione Sovietica in cui venivano rinchiusi i dissidenti politici e dove questi, nonostante la soppressione della loro libertà di espressione, continuavano a preservare le loro “Mirande”, le proprie anime.
Miranda non è altro che la proiezione di Prospero, creata attraverso la sua volontà, la sua immaginazione, i suoi libri, simbolo della resistenza spirituale. Diventa, insomma, una vera e propria opera d’arte, in quel preciso contesto storico in cui il balletto classico era l’arte per eccellenza, l’arte elitaria del governo. Il regista ricorda che, durante i cambiamenti storici più importanti, la televisione mandava in onda soltanto “Il lago dei cigni”. Ed ecco l’ulteriore ritorno.
La scena finale, infatti, vede la ragazza diventare un’opera d’arte, un cigno, per poi morire come nel celebre balletto.

Lo spettacolo comunque non fa esclusivo riferimento alla realtà sovietica, ma abbraccia tematiche più universali. Che si allargano anche alle affermazioni del regista circa il suo rapporto con il teatro e il pubblico: per Koršunovas il teatro è il più grande strumento di autoanalisi, che gli permette di indagare non solo la propria psiche, mettendola a confronto con quella dei suoi attori, creatori al suo pari dello spettacolo, ma anche il rapporto con il pubblico.
Come diceva Amleto, bisogna recitare per quell’unico spettatore in grado di capire, che è la proiezione di noi stessi. Dentro ad ognuno di noi esiste lo spettatore perfetto.

MIRANDA
regia: Oskaras Koršunovas
scene: Dainius Liškevičius
costumi: Aleksandras Pogrebnojus
composizione musicale: Antanas Jasenka
disegno luci: Eugenijus Sabaliauskas
disegno suono: Ignas Meilūnas
scultore figura danzatrice: Donatas Jankauskas
interpreti: Povilas Budrys, produzione: OKT – Vilnius City Theatre / Lituania

durata: 1h 28′
applausi del pubblico: 4′ 04”

Visto a Lucca, Teatro del Giglio, il 12 maggio 2013
Prima nazionale

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