La narrazione trasversale di Incanti, da musica e teatro al cinema

Volpino e la luna

Volpino e la luna

Sono proprio “Contaminazioni” – questo il sottotitolo dell’edizione 14 – fra teatro di figura e le altre arti della scena, quelle viste finora durante la XXI edizione di Incanti, la rassegna internazionale di teatro di figura che si sta svolgendo a Torino fino all’11 ottobre, diretta da Alberto Jona e Jenaro Melendrez Chas.

E così, i primi tre giorni del festival sono stati “contaminati” soprattutto dall’artista belga Max Vandervorst, che ha immesso nelle performance di teatro di figura la sua camaleontica capacità di tradurre in musica tutti gli oggetti con i quali viene in contatto.
E’ a lui che quest’anno è stato affidato il consueto progetto formativo di Incanti, il PIP (Progetto Incanti Produce), durante il quale cinque giovanissimi ragazzi provenienti da diverse esperienze (Selvaggia Filippini, Lucio Guglielmi, Lilith Minisi, Johan Sandås, Alessandra Tomassini) si sono confrontati con la sua poliedrica arte per creare una dimostrazione spettacolare in cui esibire le tecniche acquisite dopo un laboratorio diviso in due fasi condotto dal  maestro belga, direttore de La Maison de la Pataphonie.

In “Rescued Echoes” i cinque ragazzi, attraverso materiale di recupero e numerosi oggetti, hanno creato un percorso sonoro e teatrale nel quale tutto il materiale recuperato, anche il più insolito, si è trasformato in uno straordinario bagaglio di strumenti musicali. Bottiglie, cartoni, pentole, bacinelle, acqua che scende a gocce o a catinelle, giocattoli e oggetti d’ogni natura hanno formato una drammaturgia molto particolare, fatta non da parole ma da gesti e suoni di matrice assai diversa.

Il giorno dopo è stato lo stesso Max Vandervorst ad essere stato protagonista di “The Paper Orchestra”: qui, seduto su una pila di carta, cartoni e libri di vario spessore, Vandervorst arrotola e incolla grandi fogli di carta riciclata, creando nuovi strumenti musicali, dal flauto all’organo passando per maracas, cornamusa, chitarra elettrica, sax. Ma fa di più: utilizzando sifoni per l’acqua di varie misure arriva a creare un grande organo, che verrà incredibilmente suonato da due maialini di plastica. Per imbandire alla fine un vero e proprio concerto con il pubblico attraverso piccoli fogli di carta, bocca e mani.

Max Vandervorst

Max Vandervorst

Lo spettacolo che più ci ha “Incantato” in queste tre giornate è stato sicuramente “Conversation avec un jeune homme”di Gare Central, con Agnés Limbos e il giovane danzatore Taylor Lecocq.
Qui una strana signora su una sedia girevole, che immagina di vivere in una foresta piena di presenze, a volte benigne, altre inquietanti, viene in contatto con un giovane uomo.
La vecchia signora, attraverso degli oggetti di cui di volta in volta si munisce, dialoga con sé stessa e con le creature che lei stessa muove nell’aria, alla ricerca del senso della bellezza che la foresta le suggerisce, mentre il giovane uomo danza su musiche di forte pregnanza poetica, evocando tutti i sentimenti che la vita suggerisce: gioia, nostalgia, dolore, morte…
Il tutto è immerso in un alone di bizzarra melanconia, e allo stesso tempo pervaso da un’autoironia di benefica rilevanza. Uno spettacolo che vive su emozioni rarefatte; in cui i significati si riverberano in direzioni sempre diverse, che sta allo spettatore percepire.

Due gli spettacoli dedicati ai ragazzi nei primi giorni: “Volpino e la luna” dell’Asina sull’Isola e “Viajeros del carrusel” (I Viaggiatori della giostra) di Angeles de Trapo.
Katarina Janoskova e Paolo Valli di Asina sull’isola, con i disegni e la collaborazione artistica di Michele Sambin, narrano la storia di un volpino impagliato che, uscendo da un museo, prende vita, cercando inutilmente di rifocillarsi con delle galline e che, attratto dalla luna, finisce per insediarvisi sopra.
Lo spettacolo, ispirato all’unica favola scritta dal noto pedagogista Loris Malaguzzi, esplora, attraverso il gioco semplice ed efficace delle ombre e delle parole anche cantate, il confine tra lettura e teatro.

“Viajeros del carrusel” è invece ispirato ai personaggi della suite “Il carnevale degli animali” di Camile Saint Saëns, in cui un clown buffo e maldestro ci invita – a suon di musica – ad entrare nel mondo magico del suo luna park, dove su una giostra girevole posiziona tutta una serie di diversi animali costruiti con ironica sensibilità.
Julio Gallo, artista uruguaiano trapiantato in Spagna, accompagnato dalla moglie Iolanda e dal figlio Wagner, mischia clownerie, teatro di figura e musica, costruendo un delizioso spettacolo per tutta la famiglia.

Per il progetto Cantiere Off la giovane compagnia torinese La TurcaCane ha presentato “Il Re è nudo”, un divertente frammento in cui Francesca Alongi, Claudio Dughera, Elena Campanella, Vanni Pertusio ed Alice De Bacco imbandiscono una vera e propria tavola per narrare, mescolando tra loro le fiabe anderseniane de “La piccola fiammiferaia” e “I vestiti dell’imperatore”, utilizzando oggetti come fiammiferi, cavatappi, posate e tovaglioli, e giocando con i commensali sull’illusione che il teatro di figura possiede, con gli oggetti che, di volta in volta, assumono significati sempre diversi nel gioco eterno del teatro.

Il festival ha proseguito le sue contaminazioni anche in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, facendo interagire – una sorta di trait d’union con l’edizione 2013 – teatro di figura e cinema presentando “Che cosa sono le nuvole” di Pier Paolo Pasolini, incantevole episodio del film collettivo “Capriccio all’italiana”, con Totò e Ninetto Davoli, e la versione televisiva di “Pinocchio” di Carmelo Bene.
Il festival prosegue fino a sabato, e Krapp sarà ancora lì per raccontarvelo.

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