La nebbiosa, da Pasolini a Linguaggicreativi: Milano nera, tra boom e alienazione

Photo: Matteo Salomoni
Photo: Matteo Salomoni

C’è l’atmosfera fumosa e vintage di un locale notturno al Teatro Linguaggicreativi per lo spettacolo “La nebbiosa”, vincitore del bando Next 2017. Paolo Trotti e Stefano Annoni rileggono in chiave teatrale la sceneggiatura che nel 1959 fu commissionata a Pier Paolo Pasolini dall’industriale Renzo Tresoldi, mai diventata film, se non in una versione ritoccata del ‘63.

Tavolini rotondi e flute di prosecco per gli spettatori-avventori nella piccola sala in zona Navigli. “La nebbiosa” torna a casa dopo il sold out di due anni fa al Franco Parenti.
Inizio bizzarro anche a Linguaggicreativi. La serata finale è nel segno del burlesque, con due strampalate spogliarelliste, la paffuta Monique Bon Bon e la misteriosa Lady Sciagura della Champagne Academy of Burlesque Education.
Il tentativo, fondamentalmente riuscito, è di ridestare la Milano perduta: la città lattiginosa della scighera. Una scighera che la se taia cul curtell, come dicevano una volta le sciure: «Una nebbia che si taglia con il coltello».

È la Milano dei teddy boy, spiantati o figli di papà, che spadroneggiavano tra centro e periferia, si davano aria da boss senza averne la stoffa, usavano il coltello a serramanico con troppa facilità.
Una Milano a mano armata dalla sbornia perenne, nelle bettole di quart’ordine. «Si passa la sera scolando barbera, scolando barbera nel trani a gogò». Anche Giorgio Gaber cantava «quella Milano in tono minore che vive e prospera all’ombra dei grattacieli, dell’alienazione e del miracolo economico» (Vincenzo Micocci). Una città poliziesca, notturna e onirica, che sarebbe andata via via trasfigurandosi. Sarebbero arrivati, veloci come treni, il Sessantotto e lo stragismo neofascista, il terrorismo rosso, gli Anni di Piombo, la “Milano da bere”, fino a Tangentopoli. Avvenimenti e atmosfere che Linguaggicreativi fa riaffiorare spesso dalle nebbie del passato, in lavori come “Piazza Fontana” (2009) o “I ragazzi del massacro” (2018).

Qui la nebbia avvolge anche i proteiformi protagonisti in scena, Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri animano un nugolo piuttosto eterogeneo di personaggi. Il Gimkana, il Teppa, il Rospo, il Contessa, Mosè, Toni, spadroneggiano tra i locali luccicanti di corso Buenos Aires e la periferia sonnacchiosa e manesca, Bollate, Novate, Metanopoli. Frequentano night club del centro e balere di provincia. La notte di capodanno, questi balordi rubano auto, depredano chiese, irridono vecchiette in disarmo. S’infilano in appartamenti di ricconi, popolati da presenze ambigue. Sfregiano la notte, la città e le regole borghesi.

Capelli col ciuffo impomatato secondo la moda dell’Inghilterra edoardiana, basette pronunciate, maglietta aderente a evidenziare le forme fisiche, jeans attillati, non troppo lunghi, per svelare i calzini di tendenza, i teddy boy non erano diversi emotivamente, né meno pericolosi, dei bulli contemporanei. Incolti, inquieti e spaesati, esprimevano nella violenza il disagio e la noia esistenziale.
Di sbandati si tratta. Stefano Annoni, perfettamente calato nel physique du rôle, fa a sportellate da una parte all’altra del palco, furoreggia da un personaggio all’altro. Tra balordi e bagordi, davanti o dietro uno schermo bianco che diventa teatro d’ombre, brancoliamo sotto i fanali nella notte opalescente.
Due attori, e il cuore di una città che soffre di vertigini sotto il Pirellone e la Torre Galfa. Milano venata di rabbia, di razzismo e omofobia. Con ombre decadenti, malate, tipicamente pasoliniane.
Annoni balla, canta, anima movenze e personaggi cinematografici con qualche puntatina nella graphic novel, assecondando la regia di Trotti. Galtieri, invece, oscilla tra figure derelitte da marciapiedi e la propria batteria, con la quale crea la colonna sonora dello spettacolo, percuotendola da abile polistrumentista.
Tra rock e avanspettacolo, con qualche deriva bozzettistica, entriamo nei meandri di una metropoli plumbea, sottolineata da una regia calibrata, che tira le briglie a un duo esplosivo.

LA NEBBIOSA
liberamente ispirato alla sceneggiatura “La nebbiosa” di Pasolini
di Paolo Trotti e Stefano Annoni
con Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri
regia di Paolo Trotti
scene/costumi Giada Gentile
organizzazione Maurizio D’Egidio e Simona Migliori

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’ 50”

Visto a Milano, Teatro Linguaggicreativi, il 27 gennaio 2019

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