Le Troiane salentine dei Cantieri Teatrali Koreja

La passione delle troiane
La passione delle troiane

La passione delle troiane (photo: Elisabetta Manta)

Troia è vinta. Gli Achei, i vincitori, conquistano e distruggono le mura ciclopiche, decretando la fine della città e la sua inevitabile decadenza. A terra solo rovine e pianti di dolore.

“Le Troiane” di Euripide, audace drammaturgo greco, è – fra tutte le tragedie – una di quelle che più si presta a percorrere gli errori e gli orrori di una guerra che cancella un modo di essere, di pensare, che distrugge una civiltà “altra” rispetto agli invasori.
Salvatore Tramacere e Antonio Pizzicato, dei leccesi Cantieri Teatrali Koreja, nella loro rivisitazione della tragedia non rimandano ad un accaduto esplicito, ma cercano di trattenere e restituire “l’essenza” della perdita; quella sofferenza che attraversa Ecuba, Andromaca, Cassandra: le donne di Troia. Sono loro che rimangono sul campo dei vincitori e ne subiscono l’onta. Viene così data voce alle sfumature dell’angoscia, della rabbia, dell’odio dei vinti, attraverso un dolore tutto al femminile.

“La passione delle Troiane” è una curiosa e singolare rilettura della classicità euripidea, in quanto si accosta a quella parte della Grecia che abita il Salento e si fonde con la lingua grika, in uso qualche decennio fa nell’area a sud di Lecce, e documentata negli anni ‘60 da Ernesto de Martino e Diego Carpitella durante le loro campagne di ricerca.
Un continuo giochi di specchi tra immagini digitali, musiche e canti evocativi si unisce qui a gestualità codificate, sovrapposizioni di lingue e pura recitazione: un prisma di riflessi e risonanze tra il lamento di dolore delle madri e mogli di Troia e il rituale a pagamento delle prèfiche salentine attorno alla salma del defunto. Ma anche un grande intreccio fra miti, credenze, riti pagani e passioni cristiane: il moroloja (altro termine per indicare il lamento funebre delle donne salentine) viene assimilato al pianto per la morte di Cristo delle pie donne, a loro volta paragonate a quelle di Troia, che piangono la perdita dei loro affetti e della loro patria. La morte dell’innocente Astianatte richiama la crocifissione di Gesù Cristo; e poi, ancora, il pianto di Andromaca, che si fonde con quello della Vergine Maria in un unico grande dolore, che è quello universale di tutte le madri per la perdita di un figlio, un dolore che non ha confini.

La parte musicale, eseguita in scena dagli stessi compositori, che si prestano anche al gioco scenico con canti e danze, svolge un ruolo fondamentale. Coinvolgenti e passionali le quattro interpreti femminili, forse ancora un po’ insicuro il giovane Astianatte.
C’è qualcosa, però, che non arriva fino in fondo, ai moti più intimi dell’anima, fermandosi giusto un po’ prima: forse manca un’esperienza condivisa, una verità del dolore o qualcosa che separi il prima e il dopo per condurre a pensare, a soppesare e a trovare le parole che traducano le emozioni.
Un sentito applauso all’idea e al progetto di Salvatore Tramacere è comunque dovuto.

La passione delle Troiane
idea e progetto: Salvatore Tramacere
regia: Antonio Pizzicato e Salvatore Tramacere
con: Angela De Gaetano, Vito de Lorenzi, Gianni De Santis, Emanuela Gabrieli, Ninfa Giannuzzi, Riccardo Marconi, Silvia Ricciardelli, Admir Shkurtaj, Fabio Tinella
musiche dal vivo: De Lorenzi, Gabrieli, Giannuzzi, Marconi, Pizzicato, Shkurtaj
scene luci e visual: Luca Ruzza con Bruno Capezzuoli e Fabio di Salvo
consulenza/traduzione griko: Gianni de Santis
luci, fonica e tecnica: Angelo Piccinni, Mario Daniele
durata: 60’
applausi del pubblico: 3’ 28’’

Visto a Mira (VE), Teatro Villa dei Leoni, il 6 febbraio 2009

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  • LUCA DE POLI ha detto:

    CONDIVIDO AL 100% QUANTO ESPOSTO NELLA CRITICA CHE, SE VOGLIAMO M’HA DATO QUELLE EMOZIONI MANCANTI NELLO SPETTACOLO (“…FERMANDOSI GIUSTO UN PO’ PRIMA…”).

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