La Piccionaia, nuova direzione artistica: Babilonia Teatri e Fratelli Dalla Via accanto a Presotto

Photo: Marco Carmignan
Photo: Marco Carmignan

Il Centro di Produzione Teatrale La Piccionaia di Vicenza annuncia l’ingresso di Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Marta e Diego Dalla Via ad affiancare l’attore e regista vicentino Carlo Presotto nella direzione artistica, uniti dalla stessa visione di teatro politico.

L’annuncio ufficiale arriva a poche settimane dalla presentazione al MiBACT del progetto artistico per il prossimo triennio 2018-2020, che vede tra i suoi punti di forza proprio l’inedita co-direzione con i componenti e fondatori di Babilonia Teatri e Fratelli Dalla Via, due realtà della scena contemporanea nazionale tra le più innovative dell’ultimo decennio, fin dai rispettivi esordi in forte relazione con La Piccionaia (tra le più recenti collaborazioni la co-produzione di “Personale Politico Pentothal” dei Fratelli Dalla Via e le regie firmate Babilonia Teatri per Carlo Presotto in “Ho un lupo nella pancia” e “Scarpe di cuoio”) e da oggi coinvolte a pieno titolo nel futuro della storica compagnia vicentina.

Vicini anche geograficamente – i primi con base ad Oppeano, nel veronese, e i secondi a Tonezza del Cimone, sulle montagne vicentine – Babilonia Teatri e Fratelli Dalla Via fanno dunque fronte comune con La Piccionaia per affrontare la scommessa del futuro, sulla base di una affinità di visione: l’idea del teatro come motore dialettico di cambiamento e di messa in discussione della realtà. Un teatro politico, capace di farsi carico delle istanze di una società in profonda trasformazione.


Ad oggi unico Centro di Produzione Teatrale del Veneto, La Piccionaia segna così un’ulteriore tappa in quel processo di rinnovamento che, dalla sua fondazione nel 1975, le ha permesso di attraversare più di 40 anni di storia del teatro. Una storia fatta di persone e visoni artistiche, in virtù della quale la compagnia decide ancora una volta, in un momento di forte contrazione economica e culturale, di guardare non al passato ma al futuro. Con un obiettivo: raccontare e interrogare la contemporaneità e dare voce a potenziali scenari di domani. In altre parole, l’obiettivo di un teatro come luogo in cui elaborare il reale, rispecchiarsi, incontrare l’altro; in cui sentirsi a casa ma avere anche la possibilità di mettersi in discussione; in cui far crescere bambini, ragazzi, giovani e adulti curiosi ed esigenti.

“Con questa trasformazione – commenta il presidente Presotto – La Piccionaia scrive a chiare lettere la sua determinazione a non arroccarsi in difesa del suo patrimonio storico, ma, al contrario, la sua volontà di mettersi in discussione, di contaminarsi: in un parola, di superarsi. Non si tratta di un’operazione di facciata, ma di una scelta di senso e di contenuti. Un segno forte di apertura: verso il fuori, il mondo, i linguaggi contemporanei, le nuove generazioni”.

“Il teatro ha il dovere di riflettere sul presente e di creare alternative di futuro – sottolineano Marta e Diego Dalla Via –. Quando l’arte si riduce ad uno scambio tra addetti ai lavori finisce per abdicare al proprio ruolo. La Piccionaia può e deve far sentire la propria voce e la propria presenza sul territorio chiamando in causa le proprie comunità di riferimento, offrendo interrogativi e stimolando risposte. È per queste ragioni che abbiamo sentito il desiderio di dare il nostro contributo a questo progetto educativo e culturale. Il Veneto è una ricca e complessa metropoli europea ma continua ad essere raccontato e vissuto in termini di campanili, di confini, di stilemi e di paure. L’emancipazione culturale di queste terre sarebbe l’autentico miracolo del Nordest.”

“Con La Piccionaia – concludono Enrico Castellani e Valeria Raimondi – abbiamo deciso di provare a disegnare un progetto culturale in cui il fulcro dell’azione siano l’espressione artistica e la capacità di incidere su un territorio e, su più larga scala, sulla società tutta. Un progetto in cui il fare teatrale non sia al servizio dei numeri, imbrigliato dalla burocrazia, ma in cui, al contrario, siano numeri e burocrazia ad inseguire la creazione e il suo incontrare e abitare il mondo”.

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