La Plaza del nulla. El Conde de Torrefiel alle Colline Torinesi

La compagnia catalana El Conde de Torrefiel ci porta al centro di una piazza, un'agorà in cui vengono visualizzate le riflessioni delle persone che passano, tutte senza volto come personaggi di Magritte (photo: Colline Torinesi)
La compagnia catalana El Conde de Torrefiel ci porta al centro di una piazza, un'agorà in cui vengono visualizzate le riflessioni delle persone che passano, tutte senza volto come personaggi di Magritte (photo: Colline Torinesi)

Sul palco del Festival delle Colline Torinesi, fra le proposte internazionali è approdata un’altra proposta catalana dopo Agrupación Señor Serrano con “Kingdom“, di tono ben più inquietante rispetto alla conterranea.
Si tratta di “La Plaza” del collettivo El Conde de Torrefiel, già presentata nel marzo scorso alla Triennale di Milano. La compagnia, fondata nel 2010 a Barcellona da Pablo Gisbert e Tanya Beyeler (allora reduci da studi teatrali e filosofici) si è indirizzata – nel corso del tempo – prevalentemente verso la musica e la danza contemporanea.

Lo spettacolo, angosciante tableau vivant, fa largo uso di cartelli e scritte, di stampo tutt’altro che brechtiano: i soprattitoli (tradotti in italiano e in inglese) non guidano infatti l’azione scenica, priva – invero – di voci, proponendosi piuttosto come espansioni rispetto a quanto si osserva sul palco.
La prima levata dello schermo/sipario lascia intravedere una tetra e quanto mai variopinta distesa floreale: corolle recise, lumini, assenza di corpi. Tutto sembra alludere agli scenari funebri della miglior tradizione ispanica: le parole sovrimpresse ci parlano tuttavia di una lunga e lenta opera(zione) teatrale, durata un anno e giunta finalmente al termine. Le riflessioni dell’io pensante (e scrivente) attraversano poi l’eponima piazza, che si materializza di fronte allo spettatore in veste di luogo anonimo, universale, non connotato, sormontato e perimetrato da quinte grigie; a solcarlo sono alcuni coloratissimi manichini magrittiani, o forse – e più correttamente – dechiricheschi.
Il volto degli attori/performer è infatti celato da maschere color pelle: soltanto la morta, esibita su tavolo settorio, potrà riacquistare (nella sua nudità) sembianze umane.

Lo spettacolo è pensato come un’agorà urbana «che racconta il presente facendo leva sulla memoria collettiva del passato. Un viaggio mozzafiato tra minuzie quotidiane ed eventi epocali, che espande la nostra percezione dello spazio e del tempo e proietta l’attenzione sul futuro concepito come una dimensione sconosciuta e imprevedibile».

A colpirci, di questo iperuranico e straniante allestimento, è l’estremo rigore compositivo dell’assetto coreografico e translatorio dell’ensemble: ogni gesto è curatissimo, mai casuale, ossessivamente ponderato. Estrema è poi la cura del dettaglio e del moto dei corpi nel tempo. Si raggiungono infatti – sia pur nella condensazione di un’ora e mezzo di durata – ritmi e reazioni à la Bob Wilson.
Fra le varie suggestioni evocate, una delle più interessanti concerne l’allusione alla necrofilia e all’immortalità digitale: l’io dantesco che ci guida attraverso questo girone cittadino cita infatti Linda Lovelace, il cui corpo e i cui exploit generano ancora in lui una forte eccitazione, sebbene sia consapevole del fatto che la porno-attrice è morta da oltre quindici anni. Mira del Conde de Torrefiel è, con ogni probabilità, la creazione di un “teatro del futuro”, che «consisterà in rappresentazioni del nulla, in silenzio e senza alcuna presenza umana sul palco. Nessuno vorrà più ascoltare né storie né idee. Nessuno vorrà più vedere nessuno. L’astrazione più totale».

Lo spettacolo, per quanto compositivamente ineccepibile (lascia infatti trasparire un elaborato lavoro di cesello), risulta gravato da un certo ed elitario intellettualismo: si tratta comunque di un’opinione pressoché ristretta al solo caso di chi scrive, giacché i commenti in sala paiono invece del tutto entusiastici e l’applauso del pubblico (compiuto in absentia, visto che nessuno dei performer si presenta, programmaticamente, in proscenio) è assai sentito. Un pubblico tuttavia composto – occorre specificarlo – per lo più da addetti ai lavori…

LA PLAZA
di Pablo Gisbert
regia Tanya Beyeler and Pablo Gisbert
ideazione El Conde de Torrefiel
in collaborazione con i performer
cast Gloria March Chulvi, Albert Pérez Hidalgo, Mónica Almirall Batet, Nicolas Carbajal, Amaranta Velarde, David Mallols + local performers
stage design El Conde de Torrefiel & Blanca Añón
costumi Blanca Añón & Performers
light design Ana Rovira
sound design Adolfo Fernández García
stage manager Isaac Torres
tecnici in tour Roberto Baldinelli, Javi Castrillón
diffusione e tour management Caravan Production
una produzione Kunstenfestivaldesarts (Brussels), El Conde de Torrefiel
co-produzione Alkantara & Maria Matos Teatro (Lisbon), Festival d’Automne & Centre Pompidou (Paris), Festival GREC (Barcelona), Festival de Marseille, HAU Hebbel am Ufer (Berlin), Mousonturm Frankfurt am Main, FOG Triennale Milano Performing Arts, Vooruit (Ghent), Wiener Festwochen (Vienna), Black Box Theater (Oslo), Zurcher Thetaerspektakel (Zürich)
con il sostegno di Zinnema (Brussels) , Festival SÂLMON, Mercat de les Flors and El Graner – Centre de Creació, Barcelona, Fabra i Coats, centre de creació Barcelona

durata: 1h 30′
applausi del pubblico: 2′ 13”

Visto a Torino, Teatro Astra, il 20 giugno 2019

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