La Poppea di Bob Wilson. Un Monteverdi da riscoprire

La Poppea di Wilson

La Poppea di Wilson

Chi ha composto il primo duetto d’amore? Claudio Monteverdi! E la prima ninna nanna? Claudio Monteverdi! E la prima serenata e il primo compianto? Ancora una volta ci dovremmo rifare a Claudio Monteverdi e alla sua “Incoronazione di Poppea”, terzo ed ultimativo capolavoro del compositore cremonese, che abbiamo “rigustato” con piacere al Teatro Alla Scala di Milano.

Dopo “L’Orfeo” e “Il Ritorno di Ulisse in Patria”, visti rispettivamente nel 2009 e nel 2011, il teatro milanese ha infatti inteso terminare le esecuzioni dei tre capolavori monteverdiani ospitando quest’opera, tra le nostre favorite, con la regia del grande Bob Wilson e la direzione d’orchestra di Rinaldo Alessandrini.

Composta su libretto di Francesco Busenello, “L’incoronazione di Poppea” andò in scena per la prima volta nel 1642 al Teatro Santi Giovanni e Paolo di Venezia.
Diciamo subito che la sua esecuzione non è del tutto scevra di difficoltà, esistendo di quest’opera due manoscritti, uno rinvenuto a Venezia e uno a Napoli, ambedue senza orchestrazione (o quasi) e con accompagnamento di basso continuo; le due edizioni differiscono inoltre in numerosi punti essenziali.
Alla creazione contribuirono molti collaboratori del maestro, tra cui il compositore Francesco Cavalli, a cui molti attribuiscono lo straordinario e sensuale duetto finale (“Pur ti miro – Pur ti godo”).

Al centro della vicenda, introdotta da Amore Fortuna e Virtù, vi è la passione di Poppea per l’imperatore romano Nerone, che storicamente, come sappiamo, era sposato in prime nozze con Ottavia.
Il giovane Ottone, innamorato deluso di Poppea, sotto le mentite spoglie di Drusilla, innamorata pur ella di Ottone, e spinto da Ottavia, cerca invano di uccidere Poppea mentre è addormentata, ma la protagonista viene salvata dalla nutrice Arnalta.
Drusilla, che attende il ritorno di Ottone, prefigurando la morte della rivale, verrà invece condotta davanti all’imperatore per il tentato omicidio. Drusilla si assume tutte le responsabilità, per amore di Ottone, ma anche il giovane, di fronte a Nerone, cercherà di salvarla affermando di aver agito senza l’aiuto di Drusilla, per ordine di Ottavia.
Nerone, che ha così finalmente trovato un pretesto per ripudiare la moglie, manderà in esilio i due amanti e potrà così sposare Poppea.

Figura importante dell’opera è anche il filosofo Seneca, costretto al suicidio dall’imperatore per aver contraddetto i suoi piani, a cui Monteverdi concede un momento centrale dell’opera di grande risalto emotivo.

Ma tantissime sono le pagine sublimi di questo capolavoro assoluto: la serenata di Ottone sotto la finestra di Poppea (“Apri il balcon Poppea”), il lamento di Ottavia (“Disprezzata regina”), tutta la scena della morte di Seneca, con quel lancinante “Seneca non morir” ripetuto dai famigliari al filosofo che sta per uccidersi, per non parlare della mirabile ninna nanna (“Oblivion Soave”) cantata da Arnalta a Poppea.

Photo: robertwilson.com

Photo: robertwilson.com

Difficile anche scegliere il giusto registro delle voci, a cominciare dal ruolo di Nerone, che di solito abbiamo ascoltato cantato da un soprano ‘en travesti’, e alla Scala diventato un tenore lirico (Leonardo Castellazzi), e da quello di Arnalta, interpretato la maggior parte delle volte anch’esso ‘en trevesti’, e qui risolto dal canto di un mezzosoprano (Adriana Di Paola). Diciamo subito che queste scelte, almeno per noi, hanno reso l’ascolto meno entusiasmante, privandoci di quell’aura di meravigliosa ambiguità che contraddistingue sia il duetto finale, sia la ninna nanna, sia tutta l’anima di quest’opera stupenda che trasuda nella sua apparente stilizzazione una fortissima carica emozionale.

Al di là di questi rilievi, legati soprattutto alla nostra personale sensibilità musicale, ci sembra che tutti i cantanti impegnati nei ruoli principali – Leonardo Cortellazzi (Nerone), Miah Persson (Poppea), Monica Bacelli (Ottavia) e Sara Mingardo (Ottone) – superino l’ardua prova che avevano davanti, anche perché sappiamo bene come in Italia manchi una profonda educazione musicale, non solo per l’ascolto ma anche per l’esecuzione vocale di un repertorio così particolare.
Qualche riserva abbiamo per Andrea Concetti, che avrebbe bisogno una voce più profonda e duttilmente energica per l’importante e nobile figura di Seneca.

Bob Wilson, con la sua regia, imprime indelebilmente anche su quest’opera il proprio marchio d’autore, riempiendo di volta in volta di pochissimi elementi la scena (alberi e colonne argentate, arbusti e siepi, pochi elementi architettonici, una testa di statua riversa); e nell’alludere al teatro secentesco conferisce ai personaggi una significante staticità, interrotta solo da pochi gesti meccanici che ne contraddistinguono il carattere, mentre come al solito la luce ha una funzione catartica, illuminando l’orizzonte ma non solo.

Vestiti di costumi di altissima fattura (disegnati da Jacques Reynaud), i personaggi entrano ed escono da una scena di grande incanto e raffinatezza, offrendo il loro canto al pubblico.
Rinaldo Alessandrini riconferma di essere in Italia uno dei pochi direttori di riferimento per un repertorio così desueto, governando in modo impeccabile la piccola orchestra, formata da strumenti d’epoca (e suonando egli stesso il cembalo), nonché il canto sul palcoscenico.
In scena fino al 27 febbraio.

L’incoronazione di Poppea
Claudio Monteverdi
Nuova produzione in coproduzione con Opéra National de Paris
Orchestra del Teatro alla Scala

Cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese
Direttore: Rinaldo Alessandrini
Regia, scene e luci: Robert Wilson
Collaboratore alla regia: Tilman Hecker
Collaboratore alla scenografia: Annick Lavallée-Benny
Collaboratore ai movimenti coreografici: Fani Sarantari
Costumi: Jacques Reynaud
Lighting designer: A.J. Weissbard
Drammaturgia: Ellen Hammer

Cast:
Nerone Leonardo Cortellazzi
Poppea / La Fortuna Miah Persson
La Virtù / Ottavia Monica Bacelli
Amore Silvia Frigato
Ottone Sara Mingardo
Lucano, 1° soldato, 2° famigliare, 2° console Luca Dordolo
2° soldato, Liberto, 1° tribuno Furio Zanasi
Arnalta Adriana Di Paola
Nutrice Giuseppe De Vittorio
Seneca Andrea Concetti
Valletto, 1° console Mirko Guadagnini
Drusilla Maria Celeng
Mercurio, Littore, 3° famigliare, 2° tribuno Luigi De Donato
Damigella Monica Piccinini
1° famigliare Andrea Arrivabene

Durata spettacolo: 3 ore e 20 minuti incluso intervallo

Visto a Milano, Teatro Alla Scala, il 13 febbraio 2015

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