La realtà che si fa scena. Prime impressioni da Santarcangelo

Il passatempo preferito di Krapp

Il passatempo preferito di Krapp

Incuranti delle temperature (se all’esterno qualche raffica di vento placa a tratti la calura, gli interni delle sale permettono invece di espellere generosamente litri d’acqua e tossine) ci immergiamo nella prima giornata del Festival di Santarcangelo facendo caute congetture su quelle che potranno essere le tendenze di questa edizione, a partire dal quel “cortocircuito tra la scena e la vita” a cui accenna Silvia Bottiroli nel suo contributo scritto al programma del festival.

Un concept festival indirizzato alle commistioni fra reale e finzione? Un orientamento del teatro contemporaneo volto a scrutare ‘al di qua’ della finzione pura per riesumare, dal rapporto stretto dell’artista e del pubblico con il proprio vissuto personale, nuovi percorsi di ricerca che avvicinino maggiormente ‘La Piazza’ alla creazione artistica? Lo capiremo sicuramente meglio nel prosieguo del festival ma i presupposti, a partire dalla prima giornata, ci sono tutti, sia nelle presenze live, quelle del programma teatrale, che nei contributi “collaterali”. 

Cerchiamo quindi di entrare nel merito di alcuni fra i lavori a cui abbiamo assistito ieri cominciando proprio con due opere video.

Il collettivo Zimmerfrei analizza da vicino tre città (Milano, Bruxelles, Copenhagen) collocando lo sguardo su tre punti di vista differenti e preparando il terreno alla creazione che presenterà al festival del prossimo anno e che sarà dedicato proprio a Santarcangelo.  Elementi ricorrenti come memoria, intimità, vissuto dell’individuo si esemplificano nelle confessioni di “LKN Confidential”, dove il pretesto di osservare le vetrine di una strada di Bruxelles, permette di soffermarsi sulle esistenze, sulle confidenze sarebbe meglio dire, dei loro negozianti, persone con in comune passioni, preoccupazioni e il sogno di realizzare nuovi progetti.

Il video artista coreano Donghee Koo si spinge a sperimentare ed estremizzare i contorni di questa attitudine al personale, mettendo in atto una gara di pianto ad eliminazione. Rievocare le proprie tragedie e il dolore che ne deriva sono strumenti indispensabili a provocare e far scorrere le lacrime. Poco importa se lo scopo sia unicamente quello di proseguire nel gioco e poter ambire alla vittoria. 

Ads - Richard Maxwel / New York City Players (vimeo.com/ps122)

Ads – Richard Maxwel / New York City Players (vimeo.com/ps122)

Il programma dedicato al teatro vede Richard Maxwell coinvolgere circa una trentina di cittadini di Santarcangelo nel suo progetto intitolato “Ads”, un percorso (che ha debuttato a New York nel 2010) legato alle città in cui lo spettacolo è stato presentato.

L’operazione prevede il coinvolgimento dei cittadini, gente comune che, attraverso la tecnica Pepper’s ghost, basata su un gioco di luci e pannelli vetro angolati, si manifesta in scena come presenza olografica e si abbandona ai propri pensieri, ad esperienze di vita che muovono dalla iniziale proposizione “In che cosa credi veramente?”.
La commistione di culture e strati sociali (si va dalla casalinga allo studente, dall’architetto allo sportivo) alterna riflessioni semplici (sposarsi, avere dei figli) a tentativi di inoltrarsi su terreni più impegnati.
La carrellata di confessioni, mascherata dietro la visione distorta e illusoria con cui lo spettatore è costretto ad osservarla, ci convince all’inevitabile rassegnazione di come sia impossibile pretendere una ricezione non filtrata dell’intimo altrui. Ci domandiamo quale sia il confine fra sincerità e retorica, fra l’esposizione di concetti per molti versi condivisibili (fin troppo) e la reale prassi quotidiana delle persone. È nella voragine che demarca questi due versanti che rischia di far capolino il germe dell’ipocrisia.
 
Apprezziamo maggiormente i frangenti in cui si evita di scomodare temi velleitari e ci si concentra maggiormente sul proprio personale vissuto quotidiano, come ad esempio il maestro di pugilato, che vieta ai propri allievi di bestemmiare perché lui è cattolico, o il ragazzino scozzese che, non ancora corrotto dal buonismo, confessa serenamente di credere solo nel divertimento e fregarsene del resto. Come dargli torto?
In platea passano le vibrazioni di questi non attori che, forse, per la prima volta, grazie al contesto di questo confessionale teatrale, si trovano davanti ad un pubblico. Spesso incespicano nella memoria o nel parlato ma questo non ha importanza. Anzi, è forse proprio questo il vero che emerge, il reale che si fa teatro.
Fondamentalmente ci si specchia in noi stessi e l’errore che non dovremmo commettere è quello di presumere che noi, al posto loro, avremmo detto questa o quest’altra cosa intelligente e saremmo apparsi più credibili, originali e meno imbarazzati. 

L’operazione, pur non convincendo del tutto, espone efficacemente un’omologazione di fondo del pensiero (ma sarebbe meglio dire, dell’esposizione pubblica del pensiero) che, non a caso, è destinato a confliggere proprio con il concetto espresso dalla donna il cui intervento chiude lo spettacolo: “ognuno dovrebbe pensare con la propria testa”.

ADS (SANTARCANGELO)
concepito e diretto da Richard Maxwell
direzione della fotografia Michael Schmelling
direzione tecnica Sascha van Riel
organizzazione e supervisione dei testi Nicholas Elliott
assistenza alla produzione Elisa Bartolucci
produzione New York City Players, Santarcangelo •12 •13 •14 Festival Internazionale del Teatro in PiazzaDurata: 46′
applausi del pubblico: 1′

In scena a Santarcangelo fino a sabato 21 luglio

La macchina della verità di Damir Todorović e Valentina Carnelutti

La macchina della verità di Damir Todorović e Valentina Carnelutti

Sullo stesso filone di indagine dedicato alla verità e all’intimo umano è “As it is”, la sperimentazione proposta da Damir Todorović e Valentina Carnelutti.
Anche in questo caso si parte da un’urgenza che spinge gli artisti a domandarsi: “E’ possibile vivere senza bugie? E’ possibile intossicarsi di verità?”. 
Todorović è collegato ad una macchina della verità acquistata, rivela egli stesso, su Ebay, mentre sullo schermo posto al centro della scena scorrono le curve tracciate dal poligrafo. Si scava nel passato dell’artista serbo, con particolare riferimento al periodo in cui si trovò costretto a combattere nella guerra in Bosnia. L’esposizione della verità, in questo contesto, viene esasperata dall’incalzare delle domande poste dalla Carnelutti che trasformano l’esperienza in un vero e proprio interrogatorio. 

Nonostante l’incontestabile originalità alle fondamenta del lavoro, la delicatezza dell’argomento e l’emergere di particolari raccapriccianti (da uno stupro consumato ai danni di un’infermiera, all’oltraggio inflitto, più o meno consapevolmente non è dato di sapere, nei confronti di cadaveri di soldati musulmani accatastati in una fossa comune), il lavoro risulta faticoso e a tratti noioso. La sensazione è che la verità (o la sua rappresentazione) finisca per essere irrimediabilmente inquinata da necessità legate alla partitura scenica.

Premesso che non conosciamo fino in fondo quale sia la linea di confine, in questo caso, fra realtà e finzione, ovvero fino a che punto si sia ricorsi ad un processo di manipolazione scenica o di integrale utilizzo di vissuto reale, ci chiediamo: fin dove può arrivare la veritá per giustificare una performance scenica? 

AS IT IS
concepito da Damir Todorović
dramaturg Marija Karaklajić
costumi Dragana Kunjadić per Costume National con Valentina Carnelutti e Damir Todorović
un ringraziamento speciale a Susanna Scarpa
produzione Festival Belluard Bollwerk International
spettacolo realizzato grazie al supporto di State of Fribourg to culture con il sostegno di Pour-cent culturel Migros, Fonds culturel SudStart
durata: 1h 02′
applausi del pubblico: 46″

In scena a Santarcangelo ancora sabato 14 e domenica 15 luglio alle 20.30  

Simona Rossi in Fake for gun no you (photo: santarcangelofestival.com)

Simona Rossi in Fake for gun no you (photo: santarcangelofestival.com)

Infine, e in questo caso il lavoro ci ha fortemente convinto, la nuova creazione di Kinkaleri (su cui ritorneremo anche prossimamente con una videointervista): “Fake For Gun No You”. Uno spettacolo che abbiamo apprezzato sia per il suo esito scenico che per la bravura e bellezza dei due performer (Simona Rossi e Jacopo Jenna) e, non ultimo, per l’amore che il sottoscritto nutre nei confronti di William Burroughs, a cui questo lavoro è dedicato pur non trattandosi, come scrive la compagnia sulla scheda dello spettacolo, di una creazione strettamente legata allo scrittore della Beat Generation.

La ricerca sul corpo della compagnia pratese torna a calcare schemi coreografici con notevole vena creativa, immaginando uno spettacolo orientato a sprigionare, attraverso mezzi non solo gestuali ma anche con l’ausilio di un uso ferino dell’elemento vocale, le suggestioni della libertà e della natura.
L’interazione fra i due performer, priva di ogni addomesticabilità alle convenzioni, si sposa perfettamente con i suoni prodotti alla consolle da Massimo Conti e con la natura retrostante lo spazio scenico, ben visibile oltre il portone spalancato dello Spazio Liviana Conti. Corpi nudi, bagnati da secchiate d’acqua, che luccicano inafferrabili in questa danza primordiale che è un inno alla libertà. 

Cerco punti di contatto col grande vecchio zio Bill e li trovo nella percettibile sensazione dei miei stati di coscienza alterati da questa scarica di energia. Poi lui esce, pistola in pugno, e si allontana nella boscaglia. Si sentono degli spari. Starà forse giocando a Guglielmo Tell?
Da vedere.

FAKE FOR GUN NO YOU
progetto e realizzazione Kinkaleri con Jacopo Jenna, Simona Rossi
All! – progetto produttivo 2012/2013con il sostegno di Santarcangelo •12 •13 •14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza
durata: 33′
applausi del pubblico: 3′ 15″

Ancora in scena a Santarcangelo sabato 14 luglio alle 19

Gli esterni dello Spazio Liviana Conti

Gli esterni dello Spazio Liviana Conti

Questa sera torneremo nel magnifico contesto post-industrial del nuovo Spazio Liviana Conti, a pochi chilometri dal centro di Santarcangelo, per assistere al terzo episodio della trilogia sull’inesistente di Quotidiana.com dal titolo “Grattati e vinci”.

Energie e car-sharing permettendo, faremo nottata sudando con Mīlīlm, il ballo notturno del dopo festival.
Buon Santarcangelo!
 

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