La riuscita attesa de Lafabbrica

La trilogia dell'attesa di LaFabrica

La trilogia dell’attesa di LaFabrica

Ci è capitato raramente di partecipare a spettacoli di giovani compagnie alla ricerca di forti conferme in luoghi di solito deputati ai grandi nomi della scena italiana e straniera; per cui abbiamo accettato con entusiasmo di assistere al Piccolo Teatro Studio Melato a “La trilogia dell’attesa” della compagnia romana Lafabbrica, spettacolo vincitore del progetto PlayFestival, meritoriamente sostenuto da due teatri milanesi, il Piccolo e l’Atir Ringhiera, una rassegna dedicata a compagnie emergenti, nel cui ambito è stato scelto questo spettacolo tra altri dodici proposte, attraverso una giuria formata da critici e semplici spettatori.
Dopo il Piccolo lo spettacolo è poi tornato a Roma, al Vascello, per una due giorni che si è conclusa ieri sera.

Assistere allo spettacolo in forma completa ci intrigava ancor di più avendo in qualche modo “partecipato” alla nascita di uno dei tre atti unici che compongono la trilogia nell’ambito dell’edizione 2009 del Premio Scenario. Come si evince dal titolo, lo spettacolo consta di un trittico di atti unici concernenti il tema dell’attesa. Insieme a “Quando saremo grandi” finalista del Premio Scenario, infatti, la curiosa maratona a cui abbiamo assistito a Milano, prevedeva anche “Aspettando Nil” e una curiosa versione della celebre fiaba di “Hansel e Gretel. Il giorno dopo”.

Difficile parlare teatralmente dell’attesa in termini metaforici, oggi, dopo Beckett e Pinter, eppure potremmo ben dire che la sfida, operata dalla compagnia diretta da Fabiana Iacozzilli, di coniugare la tematica in termini e in modi originali l’assunto scelto, sia stata ampiamente vinta.
Una sfida, possiamo dirlo chiaramente, facilitata dalle molte suggestioni che ci offre su questo tema  il tempo in cui stiamo vivendo.


Aspettare spasmodicamente con qualche certezza qualcuno che ci possa accompagnare per il resto della nostra vita; aspettare un futuro pieno di speranze che ci faccia dimenticare il nostro asfittico presente; aspettare conferme del nostro operato messo in discussione dagli incerti eventi che spesso ci colpiscono: è su queste ispirazioni che lo spettacolo si muove e si interroga con intelligenza, utilizzando un immaginario che trasfigura letteralmente la scena davanti allo spettatore.  

In “Aspettando Nil”, due donne, una madre e una figlia che il tempo ha fatalmente avvizzito, aspettano un uomo che finalmente le venga a prendere. E’ l’attesa infinita del maschio, che sia sposo o padre.
Madre e figlia aspettano Nil, di lui come è stato già per Godot non sappiamo nulla, solo che deve venire, e che esse devono presentarsi pronte.
Le due donne desiderano insomma che arrivi per strapparle dalla loro grigia quotidianità, composta dalle stesse azioni ripetute ogni giorno, da gesti affettuosi ma anche da piccole cattiverie. Per di più le due donne, come spesso avviene, non possono staccarsi l’una dall’altra.
Accade anche che si desideri ardentemente vedere i propri figli diventare grandi, per poi capire che qualcuno li porterà via; ma sarà troppo tardi.     

In “Quando saremo grandi!” la tematica è coniugata invece nel desiderio di una generazione di volere uscire da un’infanzia vissuta per troppo tempo.
Seduti su tre sedie, tre bambini che anche qui il tempo dell’attesa ha reso decrepiti, aspettano che la mamma li venga a prendere. Si coccolano, si fanno dispetti, hanno desideri sempre disattesi, aspettando un genitore che forse a prenderli non verrà mai.
Come le nuove generazioni che popolano il mondo, sono troppo adulti per poter essere bambini,  ma ancora troppo bambini per esser considerati adulti e poter fare da soli.

In “Hansel e Gretel. Il giorno dopo” infine è forse l’ansia di protagonismo che ha reso i nostri due eroi impresentabili. A furia di (finalmente) appagare i loro desideri, a furia di voler pensare solo al guadagno, i nostri protagonisti sono diventati enormi.
Aspettano che il padre li venga a prendere nell’atto di uccidere la strega, che invece, da parte sua, non avrà più la possibilità di aspettare, ma è molto facile che la stessa cosa possa accadere anche a loro. 

La trilogia dell'attesa di LaFabrica

La trilogia dell’attesa di LaFabrica

In tutti e tre gli spettacoli i personaggi sono imprigionati nei limiti di un perimetro che esiste solo per loro e da cui non possono inevitabilmente fuggire, ma che invece il teatro rende visibilissimo.
E’ il tempo il vero protagonista dello spettacolo, il tempo che fa reiterare le azioni sino allo sfinimento, che incartapecorisce ogni cosa; un tempo durante il quale ognuno dei personaggi cerca in qualche modo di uscire da una situazione che fatalmente gli si ritorcerà contro.
In questo senso è efficace l’uso dei momenti musicali, che evocano oasi di libertà difficili da raggiungere.
 
All’ottima riuscita di questo progetto concorrono tutti gli artefici del composito spettacolo, dalle scene di Matteo Zenardi a tutti gli attori, veramente encomiabili nelle loro difficili trasformazioni: Elisa Bongiovanni, Giada Parlanti, Simone Barraco, Matteo Latino, Ramona Nardò, Francesco Zecca, per finire con la drammaturgia curata da Francisco Espejo e il disegno luci di Davood Kheradmand.

La trilogia dell’attesa
una produzione Lafabbrica e TSI La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello
in collaborazione con Centro Internazionale La Cometa, Ex Lavanderia, Sycamore T-Company, TSI la Fabbrica dell’Attore.
regia Fabiana Iacozzilli
disegno luci Davood Kheradmand
scene Matteo Zenardi

Aspettando Nil
con Elisa Bongiovanni e Giada Parlanti
Quando saremo GRANDI!
con Simone Barraco, Matteo Latino, Ramona Nardò, Francesco Zecca
Hansel e Gretel. Il giorno dopo
drammaturgia a cura di Francisco Espejo
con Elisa Bongiovanni, Marta Meneghetti e Giada Parlanti

Compagnia vincitrice di playFestival gara per Compagnie Under 35 , da un’idea di Serena Sinigaglia
organizzazione Teatro Ringhiera ATIR, in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano

applausi del pubblico: 2′ 30”
 
Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 4 maggio 2014

 

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