La Sagra di Virgilio Sieni, una tiepida primavera

Il nuovo debutto di Virgilio Sieni (photo: Rocco Casaluci)

Il nuovo debutto di Virgilio Sieni (photo: Rocco Casaluci)

Molto è stato scritto in questi giorni sul debutto de “La Sagra della Primavera” targata Virgilio Sieni, punta di diamante del più vasto progetto “Nelle pieghe del corpo”, curato da Emilia Romagna Teatro Fondazione, che sta interessando la città di Bologna e che, metaforicamente e idealmente, entra in egual misura nelle pieghe del corpo e in quelle della polis, stratificandosi nei tanti livelli di una ricerca e di una esposizione che vuole coniugare l’arcaico dell’uomo e della comunità.

Grazie a un grande lavoro di critica che affianca il progetto, parole care al vocabolario poetico di Virgilio Sieni cercano di trovare una maggiore definizione nel dire il gesto, nel penetrare l’impalpabile di un pensiero e cercare di nominarlo: archeologia e geometria del corpo, fessurazione, movimento molecolare.
La danza ha bisogno di parole per essere detta, per essere fermata, colta e magari diventare così più accessibile; far funzionare l’analisi e il raziocinio per dare un nome e un senso alle emozioni che ci fanno smarrire nel loro stupore.

Eppure nessuna parola la potrà mai interamente raccontare. Perché non ci sono parole che possano realmente spiegare il piacere di sentire un’articolazione piegare lo spazio, una torsione spostare l’aria, una sospensione del piede modificare il tempo.
Ecco, è proprio questo piacere che mi è mancato nella visione della “Sagra” di Virgilio Sieni.

Il bosco di gesti che accompagna la partitura musicale, le creazioni pittoriche che si rarefanno nei punti di fuga spaziali creati dall’Eletta sembrano non vivere di piacere reale. I dodici corpi che, con i loro movimenti parcellizzati, concorrono a creare un quadro mutevole, in continuo scorrimento tra la grande dinamica e la sospensione, sembrano restare dodici individualità che non fanno comunità: ognuno esegue la sua partitura, ma non sembra condividere un progetto.
Si delineano e continuamente si cancellano grandi affreschi di arti, muscoli, in cui la vicinanza non diventa tattilità e nei quali manca il calore. Così potente e sanguigno nella partitura di Stravinskij, non straborda nella danza, non la contamina. Anche la pur bravissima Ramona Caia sembra non adatta al ruolo di Eletta; emerge una bravura spigolosa, di routine; la danzatrice viene continuamente sollevata e passata in aria di braccia in braccia, lanciata e ripresa, ma questo avrebbe avuto necessità di un corpo più affidato, più abbandonato.
Troppo acerba la compagnia? Troppo stretto il tempo della preparazione per diventare veramente materia intima degli interpreti? Lo stesso Sieni, nell’incontro successivo con il pubblico, ammette che le cose sono ancora in fieri, che le verifiche porteranno a ripensamenti; non sembra nemmeno definitiva la scelta del tappeto di danza rosso, cifra forte della coreografia, così potente nella pienezza del suo colore e così mutevole nei cambi delle luci.

O forse noi pubblico abbiamo già una aspettativa precisa. “La Sagra della Primavera” è un rito; il sacrificio dell’Eletta è così stampato nel nostro sentire che questo ci aspettiamo e vogliamo vedere. Ma Sieni, come tiene a sottolineare in seguito alla domanda di uno spettatore, ha voluto proprio rifuggire dal rito e dalla sua messa in scena.
Levando il dramma e la sua narrazione, la coreografia sembra però perdersi nelle sonorità complesse della partitura musicale, alle volte aderendovi, con saltelli o ‘molleggiamenti’ che ne sottolineano il ritmo o con attese che marcano la comparsa di un blocco sonoro; altre volte scontrandosi con essa, sciogliendo il magma dei corpi in linee o cerchi che però non sembrano nascere da un pensiero organico e coerente.

Una coerenza e una forza presenti invece nel Preludio, danzato sulla musica composta per l’occasione ed eseguita dal vivo da Daniele Roccato. Nessun intento di misurarsi con Stravinskji, fa sapere il musicista, presente all’incontro finale, ma una strada autonoma suggerita dalla stessa ispirazione poetica della danza, “frammenti di motivi legati a una archeologia della memoria”.
Primitivo, essenziale, nervoso, gesti minimali che riverberano tra le braccia, le gambe, le teste, le colonne vertebrali delle sei danzatrici, animali che annusano l’aria, che sembrano intuire il dramma imminente, branco inquieto nell’attesa e che crea attesa.
C’è un cedimento nel momento in cui la linea iniziale si modifica scegliendo altre geografie spaziali alle volte non chiare e non necessarie, ma la geografia del corpi resta suggestiva nella disarticolazione del singolo che diventa composizione nel quadro generale.

Sempre nell’ambito di “Nelle pieghe del corpo”, Sieni presenterà al DOM di Bologna “Altissima Povertà” (venerdì 20 marzo) e “Abbracci” (domenica 22 marzo), lavori realizzati con la partecipazione nel primo caso di partigiani, adolescenti e bambini, nel secondo di anziani.

Le Sacre – Preludio
coreografia Virgilio Sieni
musica di Daniele Roccato, eseguita dal vivo dall’autore

La Sagra della Primavera
coreografia: Virgilio Sieni
musiche: Igor Stravinskij
direttore: Felix Krieger
costumi: Giulia Bonaldi
consulente musicale: Paolo Gonnelli
interpretazione e collaborazione: Compagnia Virgilio Sieni
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

durata totale: 55’
applausi del pubblico: 4’

Visto a Bologna, Teatro Comunale, l’8 marzo 2015
Prima nazionale

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