La scimmia molto umana di Areté Ensemble

Saba Salvemini
Saba Salvemini

Saba Salvemini in Una scimmia in accademia (photo: Ermes Di Salvia)

Lo potremmo definire un duo “multiculturale”, quello di Areté Ensemble: stanziato nella splendida pianura pugliese, a Giovinazzo, in provincia di Bari, è composto da Saba Salvemini, piemontese di Biella, e da Annika Strøhm, norvegese. Tre culture differenti, tre visioni e tre modi di fare teatro che partono da punti di vista diversi per riunirsi in un unico svolgimento; a ciò si aggiungono le varie collaborazioni che il duo è solito intrattenere, come nel caso dello spettacolo portato in stagione al Teatro Sancarluccio di Napoli, “Una scimmia in accademia”, che si avvale della regia dello storico attore di Peter Brook, Jean-Paul Denizon.

Lo spettacolo, tratto dall’opera di Kafka, è un monologo che narra le disavventure di una scimmia, catturata dagli uomini e costretta, per recuperare la libertà, ad imparare da loro il vivere in società, il loro linguaggio e tutto quanto separi lo scarto tra i nostri progenitori e l’essere umano, fino a diventare addirittura una star del music-hall.

Lo spettacolo è un’analisi, a tratti grottesca, dell’evoluzionismo, oltre che una riflessione su come, per poter vivere in libertà, molto spesso si sia costretti ad essere ciò che non si è, e quindi ad autoinfliggersi una sorta di prigionia. Il testo scorre abbastanza fluido nella rilettura data da Denizon e dagli Areté, con Saba Salvemini che recita in maniera molto convincente, a tratti un po’ sopra le righe ma comunque aderente al personaggio che interpreta; proprio nella recitazione si vede in parte l’influenza che Denizon può avere avuto dalla lezione di Brook, in quanto l’energia espressa dall’attore in scena, che ne occupa tutto lo spazio balzando da una parte all’altra, ricorda un po’ certe interpretazioni degli spettacoli “africani” di Peter Brook (basti pensare agli ultimi “Le Costume”, “Sizwe Banzi est mort” o “11 and 12”), che alternano parti drammatiche ad altre più brillanti, ma sempre e comunque con una grande energia di fondo.


L’opera, che era già stata messa in scena dallo stesso regista vent’anni prima con l’interpretazione di Roberto Herlitzka, presenta spunti interessanti sia nella concezione registica che nell’interpretazione. E’ il caso ad esempio dell’interazione di Saba con la bottiglia di vino, che finirà per scolarsi tutta in un sorso durante il racconto di come, da scimmia, ha imparato a bere (e a sopportare l’alcool), creando un gioco di più livelli temporali e spaziali in cui l’attore si districa in maniera egregia.
A ciò si aggiunge un disegno luci semplice ma pulito e funzionale, e una scenografia composta da pochi oggetti (un tavolo con la bottiglia di vino e un trono) in grado di caratterizzare l’ambiente.

Forse l’unica pecca di uno spettacolo comunque gradevole è quella di essere ancora da asciugare in alcuni punti, che risentono di un eccessivo dilatamento e potrebbero portare ad attimi di potenziale distrazione dello spettatore. In alcune parti, in particolare il racconto della prigionia della scimmia sulla nave dove è portata da chi l’ha catturata, risulta eccessivamente prolissa, perdendosi in una dettagliata descrizione (degli stati d’animo e degli ambienti) che non aggiunge nulla al significato della storia. Si tratta di peccati, se così si può dire, di misura abbastanza veniale, che non tolgono comunque valore allo spettacolo.

Una scimmia in accademia
regia: Jean-Paul Denizon
con: Saba Salvemini
assistente alla regia: Annika Strøhm
traduzione e adattamento: Melita Poma
disegno luci: Dario Aggioli
sculpture: Effects Vito Sabini
produzione: Areté Ensemble (2012)
progetto realizzato con il sostegno di Teatro Forsennato, ResExtensa e Accademia Teatrale Nico Pepe
durata: 55’
applausi del pubblico: 45’’

Visto a Napoli, Teatro Sancarluccio, il 25 novembre 2012

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