La Sicilia di Quartiatri, tutta da scoprire

Dario Muratore

Dario Muratore

Si parla di Sicilia, di vittime di mafia, di luoghi bellissimi offuscati dalla corruzione e dalla malavita. Ma si ride anche, ci si emoziona e ci si lascia incantare dalle voci e fisarmonica di “…Dove le stesse mani”, liberamente tratto dalla “Ballata per la festa dei bambini morti di mafia” di Luciano Violante, e presentato a Torino dalla compagnia palermitana Quartiatri, spettacolo programmato nella stagione Les italiens del Cineteatro Baretti.

In scena due sedie, una frontale e l’altra di lato; accanto due lumini da cimitero.
Nel buio entrano due figure silenziose, si sistemano e la storia prende inizio, con il ritmo cadenzato di un piede che batte sul palco e la voce del bravo Dario Mangiaracina che racconta, in una lingua meticcia a metà tra siciliano e italiano, di un agguato mafioso e dell’uccisione di un uomo da parte di due sicari. Un uomo innocente, ucciso per sbaglio, per colpa del buio e della notte.

Quell’uomo è Pino, interpretato dal bravissimo Dario Muratore, che ora si ritrova nel giardino dei morti di mafia, un paradiso laico in cui tutto è pacifico e calmo, in cui i bambini giocano tutto il giorno e gli adulti chiacchierano e ridono.
Pino compare in sogno al cugino Tonino per raccontargli come vive, per tranquillizzare i familiari sulla sua fine, per dire che in fondo, lì dov’è, non sta poi così male. Il racconto di Pino parte dalla descrizione della vita quotidiana in quel paradiso laico per rievocare i ricordi d’infanzia e la vita in Sicilia.

La presenza della mafia, in questi racconti, è sempre sottile ma palpabile. Muratore non sceglie di parlarne direttamente ma di proporci un punto di vista laterale, quello della terra e dei suoi abitanti, condannati a fare i conti con uno Stato parallelo che ogni giorno ne influenza i destini.

Il racconto di Pino, del suo paradiso e delle sue giornate, è sorretto dalla bravura e dalla tecnica di Muratore che, sempre seduto sulla sedia, riesce a far correre, ballare, saltare e giocare il suo personaggio, regalandogli una credibilità degna di nota.
L’intreccio tra la lingua italiana e il dialetto siciliano crea una musicalità affascinante che cadenza lo spettacolo con un ritmo tutto in salire, fino alla conclusione, sospesa e ironica.

La musica dal vivo e i dialoghi di sostengo di Mangiaracina completano il quadro di uno spettacolo particolarmente riuscito, in cui ironia e cronaca si intrecciano senza appesantire, ma anzi offrendo allo spettatore una nuova chiave di lettura sul tema.
A completare uno spettacolo non così conosciuto ma degno di nota è il disegno luci, che regala atmosfere evocative e ben delineate, che sostengono la narrazione di Muratore in maniera eccellente.

Il risultato è un teatro genuino, fatto di pochi elementi scenici sorretti da grande capacità tecnica, per un lavoro leggero ma denso, un viaggio in Sicilia che sa davvero coinvolgere lo spettatore fino al suo ritorno in poltrona.

…Dove le stesse mani
scritto e diretto da Dario Muratore e Dario Mangiaracina
con Dario Muratore
musiche originali eseguite dal vivo: Dario Mangiaracina
produzione: Compagnia Quartiatri

durata: 1h
applausi del pubblico: 2′

Visto a Torino, Teatro Baretti, l’11 febbraio 2015

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