La valle dell’Eden: Latella rivive Steinbeck tra scelte e colpe

La valle dell'Eden (photo: Brunella Giolivo)
La valle dell'Eden (photo: Brunella Giolivo)

Si può portare in scena un libro? Non le storie che racconta, certo, quello è stato fatto mille volte, ma proprio il libro stesso, le sue parole, le sue sfumature, il suo più intimo significato, decontestualizzandolo per farcelo sentire più forte, più intimo al nostro modo di sentire, rendendolo ancora più universale.
Antonio Latella ha cercato di farlo mettendo in scena “La valle dell’Eden” (East of Eden), il capolavoro, in parte autobiografico, dello scrittore americano John Steinbeck, pubblicato nel 1952 e già trasposto cinematograficamente in un memorabile film di Elia Kazan.
La modalità scelta è uno spettacolo assai complesso, della durata di quasi sei ore, diviso in due parti, che abbiamo visto al suo debutto all’Arena del Sole di Bologna.

La storia, ambientata per la sua grande parte nella Valle percorsa dal fiume Salinas, nella California settentrionale, si pone nel trascorrere del tempo tra fine Ottocento e inizio Novecento, mentre l’America si stava formando come grande nazione.
Vede al centro la famiglia di Adam e di Charles Trasck: Adam e Charles sono i figli del vecchio Cyrus, che appare solo all’inizio dello spettacolo, veterano della guerra civile diventato consigliere militare a Washington.
Adam, dopo essere stato mandato in guerra dal padre e, in seguito, aver vagabondato per molto tempo, torna in California con la malefica moglie Cathy, che è incinta e ha un passato non proprio limpido, avendo anche avuto una relazione clandestina con il cognato.
La donna partorisce due gemelli, ma – irrequieta e destinata al male come è – decide di andarsene, non prima di aver sparato al marito, colpendolo a una spalla. Adam, ripresosi, cade in una profonda depressione, mentre il suo cuoco cantonese, Lee, lo aiuta, come un secondo padre, a crescere i figli gemelli Aron e Caleb.
Troveremo poi Caty, divenuta prostituta in un bordello, fare i conti con il marito ma soprattutto con i figli, senza alcuna ombra di pentimento o di pietà.
Della partita è anche Samuel Hamilton, ricco imprenditore di origine irlandese che vive vicino ai Trasck, con il quale Adam e Lee amano discutere di questioni filosofiche, incentrate sul tema del peccato e sulle possibilità di redenzione.

E’ dunque una trama che intreccia colpe, rivalità, crudeltà ma anche messaggi di speranza e di autodeterminazione, in un Paese che sta per formarsi una coscienza nazionale.
Al di là della storia, quello che interessa a Latella e a Linda Dalisi, nella scrittura drammaturgica dello spettacolo, non è tanto la spettacolarizzazione dell’intreccio, bensì le parole che lo attraversano. Lo comprendiamo subito, dall’inizio, quando, svuotati tutti gli orpelli della rappresentazione (solamente i suoni vengono risparmiati dall’annientamento, con il rimbombo degli oggetti e le voci amplificate), i personaggi, tra lunghi silenzi, si presentano, narrandoci i loro rapporti e le proprie convinzioni, complici solo un tavolo e alcune sedie, tutti fortemente ancorati al terreno, in avanscena, mentre la vita scorre dietro il sipario abbassato.
“Ogni pagina del romanzo ci parla di creazione e di sconfitta eterna – scrive Latella nelle note di regia – Ogni pagina ci parla di famiglia, di padri, di figli, di fratelli, di gemelli. Ogni pagina ci dice che le madri non ci sono, le madri muoiono, le madri si suicidano, le madri rinnegano i figli e peccano, e la sola madre presente è la terra, che partorisce pietre, e che anche quando è fertile non si fa fecondare. La sola madre possibile è la parola che si fa creazione”.
Ed è sempre la parola ad essere protagonista, in particolare la parola “timshel” (“tu puoi”), che diviene cruciale in una discussione filosofica che nasce tra Hamilton e Adam Trask, su quale nome dare ai figli di Adam. Un dibattito incentrato sul significato della storia di Caino e Abele nei famosi sedici versetti del quarto capitolo della Genesi: cosa ci insegna, cosa ci trasmette l’esatta traduzione del vocabolo “timshel”?


Sarà Lee, il servitore cinese della famiglia Trask, a risolvere la questione, dopo essersi consultato con i vecchi sapienti del suo antico Paese; sarà lui a dare la giusta soluzione al suo significato: non tu “devi” dirà ad Adam e a Samuel, ma “tu puoi”.
Dunque il tema portante de “La valle dell’Eden” è la scelta, la possibilità di scegliere che è data all’uomo di cambiare il suo destino e di trionfare sul peccato.
«Che cosa sceglie un uomo? Non è solo una questione biblica – scrive Linda Dalisi – ma anche una questione artistica e creativa. Che cosa sceglie uno scrittore ma anche che cosa sceglie un lettore? Che cosa sceglie un regista ma anche che cosa sceglie un attore?».

Da questo momento lo spettacolo di Latella cambia registro: la parola si fa immagine, luce, cinema, melò. E mentre tutto ciò avviene, Aron e Caleb (nuovi Abele e Caino) saranno intenti a ricostruire – letteralmente, con le assi che, con un autentico coup de théatre, erano rovinosamente cadute alla fine della prima parte dello spettacolo – la casa dove la madre si suiciderà, una casa che rimanda a Hopper, ma forse ancor più a quella di “American Gothic” di Grant Wood, icona di un’America che contiene in sé tutte le contraddizioni del mondo.
Caleb forse se ne andrà all’Est dell’Eden, e nel finale la parola prenderà ancora il sopravvento, con Candida Nieri, simbolo della voce dello stesso Steinbeck, a leggere in proscenio le ultime battute del libro.

Questo spettacolo, che segna in positivo – ancora una volta – il percorso di Antonio Latella, non sarebbe così significativo senza la presenza di un cast attorale straordinario. Michele Di Mauro dà al personaggio di Samuel Hamilton tutte le sfumature compiaciute di una vita formata da mille esperienze; Annibale Pavone, che recita quasi sempre voltato di spalle al pubblico, dosa ogni frase per consegnarcela intatta nella sua espressione di infinita malinconia; Christian La Rosa ed Emiliano Masala sono prima e dopo coppie di fratelli dal diverso destino, di intensa e fattiva presenza, mentre Massimiliano Speziani incarna meravigliosamente tutta la paziente ed ironica saggezza di Lee e, nel suo rapporto con La Rosa, ci pare di rivedere l’indimenticabile Geppetto latelliano. Elisabetta Valgoi e Candida Nieri completano l’ensemble attorale con giusta misura.
Lo spettacolo sarà in tournée dal 20 al 24 novembre al Metastasio di Prato, dal 27 novembre al 1° dicembre al Morlacchi di Perugia, mentre a maggio 2020 (dal 5 al 15) arriverà all’Argentina di Roma.

La valle dell’Eden
di John Steinbeck
traduzione Maria Baiocchi e Anna Tagliavini
adattamento Linda Dalisi e Antonio Latella
regia Antonio Latella
con (in ordine alfabetico):
Michele Di Mauro (Samuel Hamilton), Christian La Rosa (Charles Trask, Caleb Trask), Emiliano Masala (Cyrus Trask, Dottore, Sceriffo, Dottor Tilson, Aaron Trask), Candida Nieri (Voce dell’Autore, Faye, Eva), Annibale Pavone (Adam Trask) Massimiliano Speziani (Lee), Elisabetta Valgoi (Cathy/Kate, Abra)
scene Giuseppe Stellato
costumi Simona D’Amico
luci Simone De Angelis
musiche e suono Franco Visioli
assistente al progetto artistico Brunella Giolivo
assistente alla regia volontario Paolo Costantini
direttore tecnico Robert John Resteghini
direttore di scena e capo macchinista Lorenzo Martinelli
macchinista Riccardo Benecchi
capo elettricista Lorenzo Maugeri
fonico Chiara Losi
fonico di palco Hania Radecka
sarta realizzatrice Cinzia Virguti
sarta Simona Paganelli
trovarobato Alessandra Biondi
scene costruite nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione
responsabile e capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruzioni in ferro Marco Fieni, Riccardo Betti
macchinisti costruttori Sergio Puzzo, Gianluca Bolla
scenografi decoratori Ludovica Sitti (capo), Lucia Bramati, Sarah Menichini, Benedetta Monetti, Rebecca Zavattoni
grafica Marco Smacchia
documentazione video a cura di Lucio Fiorentino
foto di scena Brunella Giolivo
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Metastasio di Prato, Teatro Stabile dell’Umbria
LA VALLE DELL’EDEN Copyright © 1952 di John Steinbeck
Copyright © rinnovato 1980 di Elaine Steinbeck, Thom Steinbeck e John Steinbeck IV

I PARTE durata: 2 ore e 20 minuti con intervallo
II PARTE durata: 3 ore e 20 minuti con intervallo

Visto a Bologna, Arena del Sole, il 9 novembre 2019
Prima assoluta

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