L’Abissina di Chiti salvata da Isa Danieli

L'Abissinia di Ugo Chiti
L'Abissinia di Ugo Chiti

L’Abissinia di Ugo Chiti (photo: teatrodipisa.pi.it)

“L’Abissina – Paesaggio con figure”, andato in scena al Verdi di Pisa a chiusura della stagione di prosa 2012-13, è il nuovo allestimento di un lavoro che aveva debuttato nel lontano ’94, ultimo atto della trilogia del progetto teatrale “La Terra e La Memoria” che Ugo Chiti aveva intrapreso nel 1976, in collaborazione con la Compagnia Arca Azzurra Teatro, alla ricerca di una scrittura drammaturgica che prendesse in esame “quasi un secolo di storia italiana, analizzandola attraverso un microcosmo regionale”.
Chiti sottolinea come proprio l’incontro con Isa Danieli abbia rappresentato lo stimolo determinante per il riallestimento del lavoro.

Un vecchio padrone malato, Lucesio (il non convincente Massimo Salvianti), arricchitosi in una vita di sacrifici, costretto a letto mentre tutti attorno ne anelano la morte – una morte sempre rimandata – è alla continua ricerca di un degno erede maschio, dopo una vita trascorsa a collezionare mostruosi aborti. Il tutto mentre la vecchia serva-amante Nunzia (Isa Danieli) vorrebbe riconosciuta la figlia deforme Giacinta (Barbara Enrichi) da lui avuta. Attorno scorrazza tutta una fauna di parenti e interessati collaboratori, disposti a tutto pur di ottenere una fetta dell’eredità.

Il lavoro, in questa nuova versione, non offre particolari spunti di interesse al di là del piacere di vedere in scena un’attrice come la Danieli. Non sappiamo se attribuire ciò all’impianto drammaturgico non così originale oppure agli attori che, ad eccezione della suddetta, si limitano a eseguire il proprio compitino, in una trama dagli sviluppi spesso prevedibili, che è caratterizzata da molti rimandi e temo che sbagli chi si limita e definire la vicenda meramente “verghiana”.
Si tratta di rimandi che tolgono originalità e freschezza a questa storia tutta immersa in una Toscana rurale di inizio Novecento, rozza, di bassi appetiti e feroce. Una ferocità a tratti troppo esibita e sottolineata, incarnata in tratti eccessivamente definiti e poco sfumati, che rischia così di scadere nel banale, e in una “volgarità” troppo diretta a riscuotere le risate fragorose degli spettatori, trasformando in un limite ciò che potrebbe essere una forza.

Anche la possente scenografia, che si muove per geometrie a generare spazi eterogenei, con quinte mobili che tagliano la scena, mastodontiche e macchinose, sembra non giovare alla riuscita del lavoro e pare quasi sottolineare la staticità di alcuni quadri.

Isa Danieli offre comunque una prova intensa: profuma di De Filippo e Nino Taranto, di un teatro che fu, che molti di noi hanno visto solo in televisione, ed esibisce un talento e una maestria rari per varietà di registri, presenza scenica, misura e crescendo, in poche parole per tutte le qualità che rendono grande un’attrice. Ed è a lei, in sostanza, che è affidato l’intero marchingegno in scena ed è sempre lei, in sintesi, l’unica vera nota positiva di un lavoro per il resto poco convincente. E’ quindi ancora a lei che il pubblico riserva, alla fine, una vera e propria ovazione.

L’ABISSINA. Paesaggio con figure

testo e regia: Ugo Chiti
con: Isa Danieli, Barbara Enrichi, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Lorenzo Carmagnini, Andrea Corti, Giulia Rupi Cristina Torrisi
scene: Daniele Spisa
costumi: Giuliana Colzi
luci: Marco Messeri
musica originale e adattamento: Vanni Cassori e Jonathan Chiti
produzione: Arca Azzurra Teatro – ErreTiTeatro30
durata: 2h 13′
applausi del pubblico: 4′ 30”

Visto a Pisa, Teatro Verdi, il 9 marzo 2013

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