L’adolescenza amara e poetica di Monteverde

La boule de neige

La boule de neige (photo: teatrostabiletorino.it)

Il progetto RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni 80’/90′, ideato proprio a Torinodanza nel 2011 e curato da Marinella Guatterini con la collaborazione di Myriam Dolce, ha permesso al pubblico di assistere ad un lavoro nato nel 1985 ma estremamente attuale, “La boule de neige”, che racconta in danza il sapore agrodolce di un’età unica e irripetibile come l’adolescenza.

Lo spettacolo, ideato e diretto da Fabrizio Monteverde e qui riproposto con i giovani e bravissimi danzatori del Balletto di Toscana Junior (Mirko De Campi, Claudia Manto, Luca Cesa e Alessandra Berti), evoca sul palcoscenico, trasformato in una stanza immaginaria, tutto lo splendore e la crudeltà racchiusi in quegli anni di crescita e cambiamento che ci traghettano dall’infanzia all’età adulta.

Il lavoro è ispirato al testo di Jean Cocteau “Les Enfants Terribles” (1929) e al film omonimo di Jean-Pierre Melville del ’50, in cui si racconta del morboso rapporto di amore/odio tra i fratelli Paul ed Elisabeth che, nell’intimità di una stanza parigina, vivono un universo privato fatto di amore, gelosia, lotte e vendette. I protagonisti interagiscono con due animi “candidi”, gli amici Gérard e Agathe, spettatori quasi involontari, che poco a poco cederanno al fascino irresistibilmente diabolico dei due fratelli.

Lo spettacolo di Monteverde si apre con una sorta di prologo.
Dargelos, l’amico/bullo idolatrato da Paul e interpretato da Agathe, la ragazza di cui si innamorerà Paul, evoca con un movimento lento e simbolico il gesto che scatena tutta l’azione: il lancio di una durissima palla di neve in cui si nasconde un sasso.
Questo evento, che costringerà Paul a stare a letto autoisolandosi dal mondo reale e darà il via alla volontaria clausura dei due fratelli, segna l’inizio di una vicenda in cui i quattro danzatori creano un quadro perfetto ed essenziale dell’adolescenza, puntellata di innamoramenti travolgenti e sconfinata tristezza, di crudeltà gratuita e gelosie.

La figura che emerge di più è la travolgente Elisabeth, interpretata da una bravissima Claudia Manto, capace di restituire con la sua presenza scenica un ruolo in cui tenerezza e crudeltà si mescolano così perfettamente da confondere lo spettatore.
E’ proprio in questo personaggio, già donna ma al tempo stesso ancora ragazzina, che può risiedere la chiave di lettura del lavoro, in cui si percepiscono gli echi delle pagine di Cocteau e della pellicola di Melville. E’ la donna nascosta in Elizabeth che tiene le fila di questo gioco tra adolescenti allo sbando, è lei che impedisce a Paul di amare Agathe, così come è lei a condurre il gioco della seduzione tra i quattro ragazzi.

La scena, scarna, restituisce perfettamente l’atmosfera sospesa della vicenda grazie anche all’uso equilibrato e attento di luci fredde ed essenziali.
I costumi degli interpreti rimandano direttamente al testo di Cocteau e alla pellicola di Melville, posizionando il lavoro in un tempo che potrebbe essere passato come presente. L’intimità è restituita con una scelta semplice e simbolica: i danzatori indossano tutti le calze, quasi come se lo spazio privato della camera da letto dove tutto si svolge non lasciasse spazio per le scarpe, destinate ad essere usate per strada, tra la gente.

La coreografia si sviluppa così come una storia nella quale assistiamo all’evolversi della morbosa relazione tra Paul ed Elizabeth, ma anche all’insinuarsi di tutte le ambivalenze dell’adolescenza, fatta di corteggiamenti tra amici e ingenuità.
Molto intenso il momento in cui le due danzatrici cominciano lentamente a ridere in scena: peccato che le altre voci in scena siano registrate e non dal vivo. Se avessimo sentito parlare i protagonisti, così come li abbiamo visti ridere, avremmo avuto uno spessore ancora maggiore in questa particolare vicenda dalle tinte tragiche.

Monteverde riesce comunque a racchiudere in poco meno di un’ora uno degli aspetti più interessanti dell’adolescenza: il poter essere tutto e niente allo stesso tempo. I quattro interpreti, tutti giovanissimi e quindi specchio ideale, emanano la potenza dei loro appena vent’anni, spalancando sul pubblico una finestra su un’età sospesa e magica.

LA BOULE DE NEIGE
liberamente tratto da Les enfants terribles di Jean Cocteau
con: Mirko De Campi, Claudia Manto, Luca Cesa e Alessandra Berti del Balletto di Toscana Junior
regia e coreografia: Fabrizio Monteverde
produzione 1985: Spaziozero/Compagnia Baltica
produzione del riallestimento 2013: Balletto di Toscana Junior
in collaborazione con: Amat – Associazione Marchigiana Attività Teatrali & Città di Urbino – Assessorato alla Cultura, Arteven Circuito Teatrale Regionale Veneto, Teatro Pubblico Pugliese
in coproduzione con: Fondazione del Teatro Grande di Brescia, Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Fondazione Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Torinodanza

durata: 50′
applausi del pubblico: 2′ 30”

Visto a Moncalieri (TO), Fonderie Limone, il 13 ottobre 2013


 

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