In viaggio nella terra dell’amore con Gianfranco Berardi

Land Lover di Gianfranco Berardi

Land Lover di Gianfranco Berardi (photo: berardicasolari.it)

Ci sono viaggi autentici e viaggi apparenti. Per compiere i primi, forse, non c’è bisogno di avventurarsi neanche troppo lontano: basta una visione, un incontro, una lettura e qualcosa dentro di noi trasmigra altrove, cambiando per sempre. La seconda tipologia di viaggio, invece, prevede che l’“altrove” venga pianificato rigorosamente a tavolino, il tutto per trovare la meta giusta – possibilmente esotica e pullulante di svaghi a poco prezzo (soprattutto sessuali) – dove ottenere senza fatica quello che non riusciamo a conquistare nella vita di tutti i giorni.

E’ proprio in una di queste esotiche e conturbanti “terre dell’amore” che ci trasporta “Land lover”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Gianfranco Berardi insieme ai bravi attori della compagnia pugliese Berardi/Casolari, attiva dal 2008.

In un artificiale paradiso turistico si intrecciano così le vite grottesche e malandate di tre individui senza speranza: l’uomo d’affari che gira per il mondo (al centro del quale, però, rimane sempre la provincia piccola e presuntuosa in cui è nato), tormentato dai rimbrotti telefonici di una madre morbosamente apprensiva; la zitella vessata dai giudizi maligni e velenosi delle donne di famiglia,  che cerca il proprio equilibrio a suon di yoga e meditazione; il transessuale in attesa dell’amore puro, e pronto a gettarsi ciecamente nelle braccia di ogni turista curioso.

Ognuno di loro è incastrato nel limbo di una vita mediocre, da cui si esce soltanto affrontando coraggiosamente i propri demoni. Ma il coraggio, si sa, uno non se lo può dare, e quindi tanto vale chiedere aiuto a qualcuno che, a pagamento, riesca a far risparmiare una simile fatica.
A chi toccherà salvare questi sciagurati? Al santone dell’isola dall’accento siculo, detto il Padre, una specie di novello San Paolo folgorato sulla via di Damasco. Peccato solo che la folgorazione sia avvenuta per opera dei fari di un autotreno che, travolgendo quello che era solo uno sfortunato motociclista, lo ha lasciato storpio, incattivito e ossessionato da immaginarie figure demoniache.

E’ a questo barbuto personaggio in berretto e giacca da camera che spetta materialmente il compito di “creare” il luogo dell’azione. Brontolando e trascinandosi faticosamente sulla propria sedia a rotelle, padre Pablo trasporta sulla scena vuota tre sedie pieghevoli e un folcloristico altarino ambulante in cui, accanto alla statuetta della Madonna, campeggiano cartoline, santini vari, una maglietta dell’Inter e persino un boa rosso fiammante: in questa surreale sala d’attesa iniziano a prendere vita le dinamiche di relazione fra i personaggi, tutte costruite sullo scambio dialogico e sorrette da un linguaggio lucido, tagliente, capace di condurre all’eccesso la banalità di certe espressioni quotidiane, riuscendo a rivelare, sempre, un desolante fondo di verità che spiazza, coinvolge, turba.

E’ soprattutto attraverso l’intelligenza della scrittura di Berardi che si delineano con assoluta nitidezza la natura profonda e le aspirazioni di ogni personaggio, dalla vuota trivialità del manager Gianni, alla disperante sensibilità del transessuale Niki, interpretato dallo stesso Berardi en travesti, che, sin dalla prima apparizione in mini abito bordeaux con la propria falcata superba e inquietante, diventa il vero e proprio polo magnetico dello spettacolo.

Svanita tuttavia la speranza di ottenere un aiuto autentico dal santone, i nostri sventurati protagonisti si ritrovano tutti alla discoteca Paradise, dove tra cubiste-manichino, pailettes e parrucche anni ’70, inizia uno scambio di effusioni fra Gianni e Niki, il cui proseguo è fin troppo facile da intuire. Basta una notte di sesso per far precipitare Niki in un vortice di visioni romantiche, fatte di cuori giganti proiettati sul fondale e visioni di un matrimonio immaginario con tanto di velo e bouquet.
La realtà, chiaramente, si rivelerà essere ben diversa il giorno seguente. Ognuno tornerà alle proprie grandi e piccole manie, ai propri dolori senza soluzione, fino alla superba scena finale, con Niki sola e seduta sulla sedia a rotelle del santone che, strappatasi di dosso la giacca del suo amante di una notte, compie l’atto di alzarsi per l’ennesima volta abbandonando la scena con straziante dignità.

Rimaniamo sospesi a mezz’aria davanti a questo grumo di dolore senza fondo, in uno spettacolo dove l’incredibile alchimia con cui la disperazione si sposa alla leggerezza lascia a lungo senza parole.

LAND LOVER
con: Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Roberto De Sarno, Eugenio Vaccaro
collaborazione alla drammaturgia: Elle Morano
scene: Grazia Bono e Aldo Zucco
aiuto regia: Gabriella Casolari
testo e regia: Gianfranco Berardi
durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 3’ 10’’

Visto a Bologna, Arena del Sole, il 16 marzo 2012

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