L’anima folk (e intima) di Drodesera 2012

Drodesera 2012Sensibile alle mutazioni e fedele ai propri connotati di festival di confine – geografico e artistico -, anche quest’anno Drodesera (alla Centrale Fies di Dro – TN) è pronto ad aprire i battenti a territori artistici e performativi inesplorati, non strettamente legati al teatro, che si inventano nuovi codici e immaginari capaci di generare contraccolpi visivi e sonori alla realtà che ci circonda, e che si dilatano attraverso uno sconfinamento di genere coinvolgendo le tradizioni, la musica, la fotografia, il design.

Nove giorni di appuntamenti – dal 20 al 28 luglio – in grado di offrire 33 spettacoli, 14 prime nazionali, 200 artisti internazionali, 5 progetti speciali oltre a concerti, mostre, installazioni, video e dj set.

“We folk” è il motto che sigilla questa trentaduesima edizione all’insegna della riscoperta del lato più tribale di tutti noi. Il termine “folk” potrebbe condurre istintivamente a materiali mitologici, popolari, tradizioni orali, ma è un concetto che può comprendere un’accezione più ampia e basarsi soprattutto sull’identità, sul senso di appartenenza e su percorsi di vita intrisi degli usi e costumi più svariati. Uno stesso individuo  può appartenere a diversi tipi di folk passando da un codice a un altro. E’ per questo che si può anche parlare di folk urbano o di folk familiare.
Un’occasione, dunque, per analizzare questo aspetto direttamente nei nostri mondi – grandi o piccoli – e nella nostra contemporaneità. Un “We folk” che diventa un distillato di nuove morfologie e interazioni, che tenteranno di superare le distanze e di trasformare le azioni performative in totem auto-protettivi, rituali sciamanici (la compagnia Apparatus 22 comprerà gli incubi degli spettatori per costruire amuleti) e sguardi introspettivi protesi verso la collettività.

In netta contrapposizione alla sempre più imperante cultura “all you can eat”, Drodesera proporrà performance semi-esclusive tendenti a stringere un rapporto intimo con un pubblico ridotto, se non ridottissimo. E’ il caso di Adval/Shinozaki e Mali Weil, con performance che vanno da uno a cinque spettatori. Sarà infatti una continua altalena fra intimo e collettivo, la cifra distintiva di questa edizione, con l’intenzione, forse, di andare oltre l’interazione, conducendo il pubblico direttamente dentro l’atto scenico.

Con Alessandro Sciarroni, Andros Zin-Browne e Ampe & Garrido si osserveranno le possibili evoluzioni del folk attraverso incursioni nel contemporaneo di riti collettivi e balli tradizionali quali lo Schuhplatteer.

Come ogni anno non mancheranno nuove produzioni di artisti della Fies Factory (i gruppi di residenza della Centrale) quali Anagoor, Marta Cuscunà, Codice Ivan, Francesca Grilli e Dewey Dell.
Ma ci saranno anche prime nazionali di performer internazionali (Peeping Tom, Studio 5, Vivarium Studio) e di artisti consolidati nel panorama della ricerca (più o meno irriverente) e della sperimentazione quali Motus, Mk, Accademia degli Artefatti e le più giovani Cosmesi e Collettivo Cinetico.

Il tutto sarà arricchito dal fascino di un contesto fiabesco, la centrale idroelettrica, un’incubatrice ideale di energie creative adatta a produrre scosse elettriche destinate a lasciare un segno.
Alle performance e agli appuntamenti nel parco con concerti e dj set si affiancheranno eventi-esperimenti che coinvolgeranno il paese di Dro in creazioni interattive, come i giochi di strada di Invisible Playground (Berlino), mentre la temporary gallery come ogni anno farà da cornice tematica per tutta la durata del festival. Da menzionare anche il progetto FICO dedicato al design, realizzato grazie alla collaborazione con lo studio di architettura e immagine Minove.

Un appuntamento immancabile per autori, osservatori, protagonisti della scena contemporanea o semplici curiosi.
Non resta che unirci anche noi alla tribù, e scoprire le innumerevoli possibilità di portare nella rappresentazione questa forma di appartenenza. Let’s folk!
 

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