Laura Marinoni e Marquez. L’amore ai tempi del colera è operita musical

Laura Marinoni (photo: Ilaria Costanzo)
Laura Marinoni (photo: Ilaria Costanzo)

È una sfida complessa mettere in scena il realismo magico di un autore come Gabriel García Márquez e una storia d’amore durata oltre mezzo secolo, con relativi grovigli di vite coniugali, vedove allegre, figli, lutti e malattie.

A misurarsi con “L’amore ai tempi del colera”, uno dei romanzi più letti del nostro secolo, qui riproposto in versione “operita musical per cantattrice e suonatori”, è stata Laura Marinoni al Teatro Franco Parenti, tappa estiva milanese di uno spettacolo in tournée dal marzo 2015.

Dopo aver regalato negli anni interpretazioni superbe (“Un tram chiamato desiderio”, “Le signorine di Wilko”…), suggellate dai premi Ubu e Hystrio, Laura Marinoni indossa qui i panni inediti di “cantattrice”. Accompagnata dal vivo da Marco Caronna (chitarra e percussioni) e Alessandro Nidi (pianoforte), l’attrice narra e canta la storia e le notti d’amore di Florentino Ariza per Fermina Daza, un amore durato 53 anni, 7 mesi e 11 giorni, interpretando tutti i personaggi della vicenda.

La drammaturgia condensa gli episodi chiave del lungo romanzo esplorando i territori dell’innamoramento, le sfumature di un sentimento caparbio e misterioso capace di resistere alle intemperie della vita, di lottare con la morte in una sorta di danza sensuale.
L’amore, per Marquez, ha gli stessi sintomi del colera: fa strage come l’epidemia che falciò la popolazione caraibica a fine Ottocento. Anche perché “il cuore ha più stanze di un casino”.

Aleggia nella pièce una seducente atmosfera caraibica, come suggeriscono il repertorio musicale e la scena spoglia, con solo una tenda di corde a far da fondale. D’altronde la vicenda è ambientata in una città portuale del Caribe sonnolento e sensuale, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. In queste coordinate spazio-temporali si snoda la love-story dei due protagonisti, che la scrittura scenica propone al tramonto della vita.
Florentino e Fermina s’incontrano al funerale del marito di lei. Tutto quello che è successo prima, dalla preadolescenza in poi, è raccontato tramite flashback. Ed è con piacevole ironia che viene narrata l’educazione sentimentale di Florentino grazie alle vedove della città.
Tante avventure ma un solo amore affiorano con una leggerezza che stempera l’atmosfera a tratti tetra presente nel racconto. La scrittura visionaria e immaginifica colloca in età senile i vezzi dell’adolescenza – come la cura nel presentarsi ben vestiti di fronte all’amata – conditi però dalla vergogna per i segni che il tempo ha lasciato sul corpo. In fondo l’autunno e la primavera della vita si somigliano molto, entrambi preludio a qualcosa.

Istrionica, versatile, vulcanica, Laura Marinoni si dona completamente alla storia e ai protagonisti che la popolano. Presta voce e corpo a Florentino e Fermina adolescenti, al marito, ai figli, alla zia zitella, al padre di lei e alle amanti di lui. All’attrice di scuola “Silvio D’Amico” bastano una parrucca, un vestito o un oggetto scenico per diventare un nuovo personaggio, pronto a raccontare un segmento di storia, ad aggiungere una sfumatura di valore a quest’epopea sentimentale, utilizzando sapientemente voce, mimica e corpo.

Il sottofondo è costituito dalle note di un variegato universo musicale, all’interno di un repertorio d’origine in prevalenza “caraibica”, e si arricchisce di incursioni in altri generi musicali, con contaminazioni tra jazz, flamenco e soul e persino l’appassionato brano siciliano di Rosa Balestrieri “Cu ti lu dissi”.

Parole e musica diventano strumenti per una riduzione dell’opera di Marquez in cui concentrare i toni passionali dell’ardore del sentimento amoroso, la dolce tenacia dell’attesa, la magia di un amore che passa dall’età acerba al tramonto della vita senza spegnersi. La cantattrice e i musicanti tessono le fila di un racconto vivace, teso, concitato, che soffre però la mancanza di un disegno registico più incisivo. Di fronte alla bravura della protagonista, la regia di Cristina Pezzoli è fin troppo evanescente, soprattutto nei momenti in cui l’andamento dell’opera rallenta e richiederebbe nuovo ritmo e vigore.

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA Operita musical per cantattrice e suonatori
con Laura Marinoni
pianoforte Alessandro Nidi
chitarra e percussioni Marco Caronna
regia Cristina Pezzoli
produzione Nidodiragno / Coop CMC in collaborazione con Pierfrancesco Pisani / Infinito Srl

durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 2’ 30”

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 5 luglio 2016

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