L’auriga della scena. Cosa si cela dietro la formazione teatrale?

L'auriga della scena
Elisa Lepore

Elisa Lepore

E’ un piccolo volumetto pubblicato nel 2013 da Ennepilibri, “L’auriga della scena. Per un teatro consapevole”.
Scritto da Elisa Lepore (in arte Pujadevi), attrice, regista e formatrice teatrale, riunisce in poco meno di un centinaio di pagine le riflessioni dell’autrice sulla formazione teatrale (di qui l’auriga del titolo, in quanto conduttore), focalizzandosi in particolare sugli inganni e i pericoli che si celano dietro la sua pratica.

A partire dalle proprie esperienze formative (si è diplomata nel ‘93 alla Paolo Grassi di Milano) e poi professionali (ha lavorato in teatro ma anche per il cinema e la pubblicità), Lepore traccia un quadro abbastanza severo sulla scena teatrale nel nostro Paese.

La sua indagine – estremamente personale – ci pare orientata ad un teatro per certi versi più “classico”, dove con questo termine si allude a certe logiche da vecchio “Stabile”, se vogliamo trovare una qualche forma di catalogazione, soprattutto quando descrive situazioni che paiono (e per fortuna) non così rappresentative della totalità della scena teatrale contemporanea, meno istituzionalizzata (si vedano ad esempio le descrizioni delle giornate di tournée o delle cene post-spettacolo, che rimandano a cliché su un certo tipo di teatro e di teatranti, oppure i canoni fisici richiesti, più vicini a quelli imperanti in televisione che non sui palchi frequentati da Krapp).

La critica al mondo della scena, si diceva, è però anche una critica al mondo della formazione, e in particolare al mondo dell’accademia, colpevole di una disciplina a volte eccessiva che fa poi a pugni con giochi di potere basati su narcisismi, debolezze e ricatti. Tanti vizi e poche virtù, insomma.

L’autrice mette allora in guardia chiunque voglia fare un corso di teatro (spesso sarebbe più utile qualche seduta da un terapeuta, consiglia) rispetto ai “falsi miti”: l’ebbrezza di provare sensazioni forti, il bisogno di fuggire dalla quotidianità e dalle responsabilità…

Tutto questo tratteggia complessivamente un quadro troppo convenzionale della vita della scena, e forse anche della scelta di intraprendere – a qualsiasi livello – un percorso teatrale: in questo sta, per chi scrive, la debolezza del volume, ossia nel non far emergere, all’interno delle criticità esposte, anche quei lati positivi di un mondo che l’autrice ha comunque scelto e continua a vivere. Il racconto a partire dalle proprie esperienze in qualche modo impedisce che lo sguardo si ampli, accogliendo un discorso più globale e sfaccettato.

Utile a chi pensa di trovare in un qualsiasi laboratorio teatrale la “svolta” della propria vita, o a mettere in guardia giovanissimi da “falsi santoni”, il libro introduce nell’ultima parte un discorso metodologico cui dedica però poco spazio.

Se infatti, sottolinea Lepore, ci si preoccupa molto di preparare allievi e attori prima di andare in scena, meno attenzione si dedica alla fase successiva, di “decompressione”, con uno specifico training post-spettacolo: “Esistono innumerevoli sistemi teorici e pratici su ‘come entrare nel personaggio’, ma qualcuno ci spieghi per favore come uscirne, una volta che il personaggio si è impossessato del nostro corpo e della nostra mente!”, ironizza l’autrice.
Sarebbe stato quindi interessante entrare maggiormente all’interno di questo aspetto, visto che Lepore racconta di affrontarlo sempre con i suoi attori, ulteriore elemento per giungere a quella “consapevolezza al servizio della formazione” cui ogni insegnante con un po’ d’onestà intellettuale dovrebbe tendere.

L'auriga della scenaL’auriga della scena. Per un teatro consapevole
di Pujadevi
2013
93 pp., brossura
Editore Ennepilibri (collana NPL saggistica)

 

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