L’autunno sardo (e performativo) di Signal e Spazio Danza

Alessandro Olla

Alessandro Olla durante l’edizione 2010 di Signal

E’ durata da metà ottobre fino a inizio dicembre. Prima una rassegna di danza che ha visto arrivare in Sardegna, per la diciottesima edizione di Autunno Danza, grazie alla tenacia dell’associazione Spazio Danza e di Momi Falchi, alcuni interpreti di primo piano della danza contemporanea italiana, come Virgilio Sieni, Tagliarini-Deflorian, Gyohei Zatsu ed Enzo Cosimi; poi, in un tuttuno senza soluzione di continuità, ecco le nuove tendenze, la settima edizione di Signal, la rassegna di arti performative fra teatro, danza e installazioni, concerti e creazioni video e digitali.

La sezione dedicata alle arti performative ha chiuso a Cagliari un bimestre di valore assoluto per l’arte coreutica e scenico-performativa, restituendo un quadro, se non completo, come ovviamente mai potrebbe essere, almeno sufficientemente esaustivo di tendenze ed esperimenti in corso in Italia e non solo.

Grande novità per quest’anno è la condivisione della direzione artistica e organizzativa dell’evento, che vede protagoniste le associazioni TiConZero, Spazio Danza e Riverrun Performing Arts. Musica, danza e teatro uniti nell’intento di realizzare una pratica trasversale di workshop, performance e spettacoli, legati dall’indagine su come l’opera d’arte contemporanea interroga e trasforma la percezione individuale e collettiva del tempo.

Al termine della rassegna, che ha visto, tra gli altri, ospiti Sineglossa con la video installazione “Eresia [nera]” e lo spettacolo per dieci spettatori “Pneuma”, i cagliaritani Roberto Follesa e Massimo Gasole, la danza butoh del giapponese Gyohei Zaitsu, il collettivo isolano di musicisti improvvisatori Impro.Sar, fino all’ottima Francesca Foscarini con il suo “Cantando sulle ossa” e la compagnia catalana di Vero Cendoya, che ha presentato in anteprima lo spettacolo “Sinfonia de quarto de baño” realizzata in co-produzione con TiConZero, abbiamo dialogato con Lorenzo Mori, di Riverrun Performing Arts e Alessandro Olla, di TiConZero, responsabili artistici della programmazione di Signal.

Lorenzo, Signal è stata l’appendice digital-performativa alla rassegna Autunno Danza, due punti di vista sull’arte che hanno restituito un quadro sull’arte scenica contemporanea interessante. Cosa pensi abbia aggiunto questa parte della programmazione?

Al centro della programmazione di quest’edizione del festival c’è di sicuro la scelta artistica, fortemente condivisa dalle tre associazioni coautrici, di operare uno sfondamento radicale nei confronti di alcuni luoghi comuni di fruizione di arte contemporanea. La settorialità dei linguaggi e dei pubblici è a tutt’oggi ancora uno dei massimi inciampi per una condivisione aperta e dinamica di eventi d’arte contemporanea.
Chiaramente le responsabilità non sono mai univoche e sarebbe semplicistico ricondurle alle scelte dei singoli artisti, o al pubblico impreparato, o ai linguaggi troppo specialistici. Per far fronte a quest’insieme di elementi critici abbiamo provato a costruire una dimensione poliedrica e sfaccettata in cui ogni singolo linguaggio ed elemento performativo contribuisse a ricostruire una dimensione di questa arte “plurale” contemporanea. Plurale nei linguaggi, nelle modalità di fruizione, nelle possibilità di relazione e commistione. Per operare in questo senso è stato necessario aprirsi a monte ad una pratica di collaborazione trasversale e inclusiva per tracciare e definire un nuovo territorio (non) comune di proposta e fruizione di arte contemporanea.

Dov’è il confine fra danza e performance? Dove si sta spostando secondo te l’arte scenica?

Questo confine va cercato nel modo di intendere la relazione che connette il performer allo spettatore. Se centrale resta sempre l’elemento “dal vivo”, imprescindibile perché si possa continuare a parlare di arti sceniche, è però allo stesso tempo innegabile un profondo spostamento dell’asse di gravitazione degli elementi costitutivi la relazione artista/pubblico. Direi che la centralità nella performance, tra l’altro caratterizzata da elementi sempre più aperti e non definiti, chieda sempre di più al fruitore di essere il vero artefice/autore del processo. Ecco quindi che tutta una serie di elementi a cui la tradizione ci aveva abituato diventano obsoleti e impraticabili comprese le stesse categorie di danza e teatro. A discapito di questi elementi della tradizione si affaccia urgentemente una nuova dimensione: l’apertura dei processi, la contaminazione di ambiti, la dimensione relazionale e aperta, il ruolo attivo e artefice dello spettatore. Senza questi elementi non c’è performance. Penso che in questi territori si giocherà sempre di più la vera scelta che l’artista contemporaneo sarà chiamato a compiere tra un sistema che tragga unicamente dal suo interno tutti gli elementi necessari al processo creativo e un altro che, nella dimensione dell’aperto, cerchi una nuova possibilità per l’arte di ridefinire scenari, modi e relazioni umane per e nel presente.


Alessandro, in che modo sono stati scelti gli artisti digitali presenti?
Sin dalla prima edizione di Signal selezioniamo performance che siano rappresentative della scena contemporanea, ospitando un porgetto con artisti sardi, uno di musica contemporanea accademica, uno legato alla danza, uno legato alla visual art e un ospite “ star” della scena sperimentale internazionale. Ovviamente queste scelte sono pesantemente condizionate dalla location, che cambia ogni anno e dalle risorse economiche incerte.

Il Comune di Cagliari ha offerto alla rassegna un ambiente assai interessante, ovvero tutto il grande spazio al di sotto del palazzo comunale, in pieno centro e adattabile ad esperimenti differenti. Come valutate questa possibilità offerta dalla pubblica amministrazione? Che ruolo può avere il pubblico nel presente e nel futuro della proposta artistica?
Per la prima volta in 15 anni di vita di Ticonzero siamo riusciti ad instaurare un rapporto di dialogo con il comune di Cagliari che ci considera una risorsa e ha sostenuto la trasversalità del progetto e la sinergia tra le associazioni. Tuttavia la mia idea di festival prevede uno spazio più funzionale alla contemporaneità uno spazio modulare che favorisca la socialità del pubblico, il rapporto con gli artisti e riduca la passività della fruizione.

Quali sono i prossimi progetti all’orizzonte in Sardegna a cui collaborerete? Che identità è possibile restituire del vostro agire sul territorio?

Abbiamo un progetto importante in coproduzione con il teatro stabile di Calabria e il Quirino di Roma, che debutterà al Napoli Teatro Festival nel giugno 2013. Inoltre consolideremo il rapporto con la Catalunya, attivando un’altra coproduzione a Barcellona con il festival LEM. In estate realizzeremo insieme a Spazio Danza la terza edizione del festival “Signal Cantieri” a Sadali, un piccolo e grazioso paese al centro della Sardegna dove mettiamo in relazione molte associazioni non solo sarde e facciamo un cantiere artistico. Per quanto riguarda la didattica realizzeremo un workshop sull’utilizzo delle nuove tecnologie con il teatro e la danza e un altro sul mapping video. In definitiva ambiamo ad essere rappresentativi della scena musicale contemporanea sarda e ad esportare questi progetti all’estero.
 

No Comments

  • bla bla bla ha detto:

    perchè non la smettono di rubare soldi alla cultura e vanno a zappare la terra queste cariatidi!

  • Giulia ha detto:

    Potrebbe specificare il nome dei ladri e quello delle cariatidi.?Se vuole lanciare accuse, almeno se ne assuma la responsabilità !

  • BLA BLA BLA 2 ha detto:

    BASTA LEGGERSI I NOMI DELLE ASSOCIAZION PER CAPIRE I NOMI DI CODESTE CARIATIDI…NON SI NECESSITA DI LAUREA PER ARRIVARCI.

  • abc ha detto:

    meno male che, la gente sta aprendo gli occhi e questi ladri stanno venendo allo scoperto! provo solo vergogna per chi ruba a chi purtroppo ha tanto bisogno.

  • bla bla bla ha detto:

    Alessandro Olla, Momi Falchi: gente che intasca decine di migliaia di euro dai contribuenti e ne spende meno della metà per realizzare attività pseudo “culturali”, il resto non si sa come arriva direttamente nei loro conti giustificato come “direzioni artistiche” e balle varie….

  • bla bla bla ha detto:

    dovrebbero obbligare le “associazioni” a rendere pubblici i bilanci, forse ci sarebbero meno manfrine! 😉

  • Klp ha detto:

    Caro bla bla bla,
    accuse come le sue, formulate in forma anonima e prive di qualsiasi documentazione, finiscono per essere inevitabilmente collocate nella sfera della diffamazione. Su polemiche di questo tipo la invitiamo dunque a firmarsi e a circostanziare meglio le sue denunce. Nel frattempo, siamo costretti a rimuovere i commenti che abbiamo ritenuto gratuitamente offensivi e privi di contenuti dimostrabili.

  • BLA BLA BLA 2 ha detto:

    se non avete nulla di cui vergognarvi lasciateli pure i commenti….che male vi fanno? l’anonimato non è simbolo di non verità ma solo di un mondo in cui esistono persone come le citate cariatidi.

  • Daniela Arcudi - direttore Klp ha detto:

    Caro Bla Bla Bla, l’unico commento che le è stato censurato lei sa perfettamente qual è. Dato che continua a rimanere in anonimato pur accusando pubblicamente, facendo nomi e cognomi (questo è l’unico commento che abbiamo censurato), la pregheremmo per lo meno di firmarsi.
    Visto che il giornale è responsabile anche dei commenti altrui, la nostra è una tutela al nostro lavoro, e non ad altri come lei insinua. Del resto lo avevamo spiegato anche in un commento precedente. Questo per ribadire che non si tratta di aver qualcosa di cui vergognarci (chissà quali legami “di potere” o, ancor più comico, “economici” noi abbiamo con tizio, caio e sempronio!), né tantomeno si tratta di celare mistificazioni di cui saremmo a conoscenza. A leggere i suoi commenti, lei sembra saperne di certo molto più di noi su questioni non-artistiche! La inviteremmo a una manifestazione più trasparente e completa delle sue idee, attraverso modalità diverse dalla “diffamazione anonima a mezzo commento”. Grazie!

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