Lavanderia a Vapore. Un centro d’eccellenza per la danza torinese

Lavanderia a Vapore
La Lavanderia a Vapore di Collegno

La Lavanderia a Vapore di Collegno (photo: KLP)

E’ proprio lei, Loredana Furno, ad accompagnarci all’interno dello splendido spazio della Lavanderia a Vapore di Collegno, pochi chilometri fuori da Torino, in quelli che fino a non molti decenni fa erano i locali adibiti a lavanderia per il grande ospedale psichiatrico adiacente.

Prima destinati all’attività spirituale, dal 1853 i locali vengono trasformati nella sede del Regio Manicomio, un utilizzo che caratterizzerà la struttura fino ai giorni nostri. Nel 1864 viene elaborato un primo progetto di ampliamento, a seguito del quale l’ospedale psichiatrico di Collegno diventa un modello di eccellenza per l’architettura manicomiale del tempo. E’ il primo in Italia a prevedere padiglioni isolati tra di loro, che consentano di separare le diverse forme di malattie mentali: alle venti strutture iniziali se ne aggiungono altre, insieme ad una lavanderia a vapore, laboratori di arti e mestieri per i ricoverati e alcuni edifici di servizio.

La Lavanderia a Vapore di Collegno

La Lavanderia a Vapore di Collegno (photo: KLP)

Nel 1993 vengono chiusi gli ultimi reparti dell’ospedale psichiatrico.
E nel 2009 la struttura (gli attuali 1200 mq che includono due sale prove, uno spazio espositivo, un teatro da 280 posti e gli uffici), dopo i lavori di ristrutturazione e adeguamento degli impianti, viene assegnata al Balletto Teatro di Torino con l’intento di farne un nuovo polo di eccellenza della danza. Per questo, oltre a sede della compagnia stabile, sono previste ospitalità di festival del territorio (Colline Torinesi, Interplay…), e rapporti di scambio con compagnie italiane e straniere.
Un patrimonio architettonico imponente e bellissimo, che tuttavia include enormi costi di gestione: cifre che non possono certo essere solo sostenute con l’incasso del pubblico pagante.

Ad accoglierci è una Furno che non t’aspetti: la grande étoile, per quindici anni prima ballerina al Regio di Torino e protagonista di prim’ordine della danza classica italiana e non solo, sveste quei panni e ci riceve come un direttore artistico battagliero e sempre pronto a nuove scommesse.

Lavanderia a Vapore

L’area espositiva/foyer della Lavanderia a Vapore (photo: KLP)

Arriva di corsa, trafelata da un’inconveniente accaduto la sera prima durante uno spettacolo e coinvolta in prima persona per risolverlo. Non è una che delega, Loredana Furno, forse anche perché non ne ha le possibilità: “I soldi sono pochi; accanto al direttore artistico ci vorrebbe un direttore organizzativo che invece non c’è, e così qua faccio un po’ di tutto”.
Tanto che nel contattare la Lavanderia per organizzare l’incontro incappiamo con stupore subito in lei, senza altri intermediari.
Perché è pur vero che la signora Furno ha preso in mano (vincendo un bando internazionale, come tiene a sottolineare) la gestione della Lavanderia a Vapore ma, al contempo, continua ad insegnare (“purtroppo meno di quello che vorrei perché ho troppe cose da fare, ma l’insegnamento rimane un mio grande amore”) nella sua storica scuola di danza, fondata nel 1964 a Torino e da cui sono usciti numerosi professionisti.
Tra questi anche Matteo Levaggi, oggi coreografo stabile della Lavanderia a Vapore.

E non è tutto, perché se tenere le fila di queste attività non bastesse, Furno è anche direttore artistico di altre rassegne. E quindi spesso è fuori Torino.
Nel 1980, insieme a Gian Mesturino, crea il festival Vignale Danza, di cui curerà la direzione artistica fino all’83, per poi far nascere altre due rassegne: Bolzano Danza e Acqui in Palcoscenico. Proseguirà con il Festival dei Laghi (nelle dimore storiche dei laghi d’Orta e Maggiore), Asti Danza e Danza alla Fortezza del Priamàr, a Savona.

Infaticabile. Questo è quanto sulla carta e di persona trasmette. Lei c’è, anche fisicamente, fino a che lo spettacolo non finisce e le luci della Lavanderia a Vapore non sono tutte spente.
Appassionata. Perché, con la carriera che ha alle spalle, senza una passione divorante per la danza in genere (classica o contemporanea che sia) Loredana Furno potrebbe senz’altro avere una vita con meno grattacapi e batticuore. Ma forse non ne sarebbe capace.
Combattiva. Perché anche se non ha più trent’anni le sfide le accetta e, anzi, se le va a cercare.

Per questo ci è piaciuta. E anche perché (come vedrete nel video di oggi) non si nasconde dietro le apparenze, svelando tutto fuori dai denti. Pregi e difetti di questo mondo. Senza celare neppure quelle inimicizie, rivalità, piccoli dispetti tra artisti che sempre esistono. Ma che, la maggiorparte delle volte, vengono negati con imbarazzante ipocrisia.