Le allegre comari di Windsor. Erba, Sinigaglia e l’amore in bianco

Le allegre comari di Windsor (photo: F. Squeglia)
Le allegre comari di Windsor (photo: F. Squeglia)

Dopo essersi misurata da poco con Shakespeare attraverso la fosca tragedia che ha per protagonista Macbeth, Serena Sinigaglia affronta una delle sue commedie più famose “The Merry Wives of Windsor” nella riscrittura che Edoardo Erba ne compie nell’ambito di Glob(e)al Shakespeare, il progetto di Gabriele Russo coprodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini e Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia: sei opere del grande drammaturgo, proposte in sei riscritture, commissionate ai più innovativi autori del panorama odierno e poi portate in scena da sei diversi registi, fra cui appunto la Sinigaglia.

La versione di un’ora e venti di Erba delle “Le allegre comari di Winsor”, originariamente in cinque atti, vede in scena cinque donne con la presenza-assenza assai ingombrante, non solo per stazza, di un uomo, che aleggia per tutto lo spettacolo: Sir John Falstaff, personaggio già presente nell’Enrico IV, compagno di bagordi del re, poi gettato alle ortiche dal monarca, diventato adulto e consapevole del suo ruolo.

Nella commedia del Bardo il nostro crapulone, sempre all’osteria a sperperare il suo poco denaro tra ozi e vizi, cerca nuovi soldi ed avventure corteggiando due danarose donne sposate, la signora Ford e la signora Page. A tale scopo, senza intuire che una conosce cosa capita all’altra, invia loro due identiche lettere d’amore. Le donne, dopo avere ricevuto le lettere, si mettono così d’accordo per vendicarsi di Falstaff.
Nella vicenda si insinua poi la liaison tra la figlia della signora Page, Anne, con il giovane Fenton, aspramente contrastata dai genitori.

Elemento fondamentale per la vendetta delle due comari risulta madama Quickly, che Erba trasforma nella serva di madama Page, vero deus ex machina della vicenda, che suggerisce alle donne due divertenti imbrogli per rendere ridicolo davanti a tutti l’infame traditore.
Nel primo viene organizzato un finto incontro amoroso tra Falstaff e la signora Ford, durante il quale, caso abilmente congeniato, improvvisamente arriva il marito con alcuni amici; la signora Ford fa nascondere Falstaff nella cesta dei panni sporchi che poi viene gettata, con annesso lo sciagurato omone, nel Tamigi.
Nel secondo Falstaff viene invitato a vestirsi da cacciatore per un incontro stregato nella foresta di Windsor. Appena l’incontro ha luogo i presenti, vestiti da folletti, si scatenano contro il malcapitato, mentre ovviamente Fenton e Anne cementano il loro amore.

Nella versione di Erba e Sinigaglia, in scena troviamo cinque interpreti femminili: la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page, la serva Quickly e Fenton in un ruolo en travesti come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario!) che accompagna il tutto a suon di musica.
Con l’escamotage del teatro nel teatro Mila Boeri (Anne), Annagaia Marchioro (comare Page), Virginia Zini (comare Ford) e Giulia Bertasi (Fenton armata di fisarmonica) mettono in scena la vicenda, costringendo la povera Quickly (una trascinante Chiara Stoppa) ad interpretare per l’occasione la parte di Falstaff.

Ma vi è un altro protagonista assoluto che lega tutto lo spettacolo: Giuseppe Verdi che, attraverso i momenti più significativi del suo “Falstaff”, punteggia i momenti salienti della vicenda, arricchendoli di nuove suggestioni. Viene così creato un gioco teatrale in cui, per le due dame protagoniste della burla, l’immaginazione per un amore che è la parvenza di un ricordo diventa la sola ragione d’essere.
Comare Ford e comare Page, fortemente caratterizzate dalla regia come due signore la cui vita poco sembrerebbe ancora donare, si sentono invece del tutto vive, non tanto dissimili da chi ha cercato di ingannarle, perché – come per il vecchio John – “L’amor, l’amor che non ci dà mai tregue… finché la vita strugge… E’ come l’ombra… c’è chi fugge… insegue. E chi l’insegue… fugge”.

Vi è forse qualche eccessiva concessione al doppio senso che frena la leggerezza e la poca definizione del personaggio di Fenton, ma lo spettacolo, dominato visivamente dal bianco su bianco, risulta alla fine un inno ben congegnato all’amore e al contempo all’immaginazione, per mezzo della quale lo spettatore si lascia condurre dalle interpreti con facilità nei meandri dell’opera shakespeariana.
In scena al Carcano di Milano fino a domenica 3 marzo.

LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
di William Shakespeare
Adattamento Edoardo Erba
Con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa, Virginia Zini
Fisarmonica Giulia Bertasi
Scene Federica Pellati
Costumi Katarina Vukcevic
Consulente musicale Federica Falasconi
Regia Serena Sinigaglia
Coproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini | ATIR Teatro Ringhiera

durata: 1h 20′

Visto a Milano, Teatro Carcano, il 22 febbraio 2019

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