Le avventure di Lucilla in… residenza creativa

Il porto di Salerno

Il porto di SalernoDi nuovo con il muso contro la valigia vuota, mi preparo per un altro viaggio.
Quando m’hanno telefonato da Salerno ho pensato: o è uno scherzo o un miracolo.
Dal mio ritorno in Italia, avvenuto il primo marzo, avevo partecipato a tutti i concorsi per attori che mi capitassero sotto gli occhi, avevo chiesto residenze, proposto progetti, mandato drammaturgie, fatto provini, telefonato ad uffici cultura e preso innumerevoli appuntamenti.
Ciccia. I ritorni erano ‘pocassai’. Grama la vita dell’attrice senza protettori, mi ripetevo. Facevo i miei laboratoriucci, me la spassavo in terra bolognese e davanti a me l’estate vacante si spalmava bellamente. Mi ero financo messa a fare l’orto, tanto ero certa che fino ad ottobre me ne sarei stata spiaccicata tra le montagne con piccole tournée monodata in giro, come sono solita fare.
E mi dicevo: “Ohi manco male, del resto a ottobre si parte per un anno, un poco di riposo preventivo mi fa solo che bene”.

E invece…. zacchete! Non si capisce come, visto che all’inizio m’avevano detto che sì, ero piaciuta tanto ma no, non c’erano soldi per tutti, e allora ecco la borsa e la residenza creativa che avevo chiesto l’avevano data a qualcun altro… e incredibilmente poi, vai a sapere nel dettaglio che cosa è successo, uno dei vincitori ha receduto (non mi stupirei, il mio eterno destino è quello della prima non premiata) o hanno trovato per terra una busta piena di soldi, che ne so io, fatto sta che una vocina mi dice: “Guarda noi saremmo felici se tu accettassi la borsa e la residenza creativa ed ecco ti aspettiamo lunedì”.
Lunedì???? Ma siete matti, c’ho da finire tremila laboratori, mica posso lasciare i miei ‘dadallievi’ così, soli senza la maestra Lucilla da un momento all’altro. Eh, uno quando decide di insegnare si piglia una responsabilità, mica stiamo qua a vendere francobolli, sì o no? Dunque riesco a procastinare di una settimana la partenza e, tutta concitata, m’accordo con fidanzato, amici e amiche. Pare che l’unica reale vittima di tale decisione sarà l’orto, che si prepara al suicidio. Sorry honey, ma d’altra parte mica posso pagare qualcuno per venire ad innaffiarti? Va bene l’ecologia ma mi pare esagerato.

E adesso eccomi qua immobile, come dicevo all’inizio, muso sbattuto su valigia vuota, come al solito con zero idee su come comporre la valigia. ‘Che il problema non sono tanto i vestiti, noooo, il problema sono i costumi di scena, perché vuol dire che decido più o meno a priori su quali cose lavorare. Che poi sì, lo so, uno alla fine si può anche mettere a cercare le cose là, sul posto, ma a Salerno mi sa tanto che a parte sfogliatelle e limoncello non troverò grandi parruccherie teatrali.
E allora carica la gonna di tulle, il frustino, gli stivali, parrucca azzurra, parrucca rossa, vestito giallo e poi la fisa, mioddio la fisa: quattordici chili, la mia perpetua maledizione. Ma anche il computer e infine un costumino da bagno, che non si sa mai: siamo pur sempre tra la costa amalfitana e quella cilentana… sai mai che ci scappa la pucciatina.
Così m’appare questa vita da guitta oggi. Muso davanti alla valigia, colori che s’accumulano e la voglia di stare con le cose che succedono. Sapere cosa farò per un mese intero è davvero, davvero un miracolo. E poi, chissà gli altri come saranno. Venti, oh, venti persone tra attori, danzatori, installatori, pittori, architetti, performer (ma che vor di’, performer? Io sarò attrice o performer?). E che curricula che c’hanno: roba che uno si chiede “ma scusa, se sei davvero così fico che bisogno c’hai della residenza creativa? Lasciamela a me, no? Che sono una sfigata!”. Comunque, male che vada, farò la serva di scena, che la so fare bene. O la portavivande. Che fatica pensare, che fatica.

 

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