Le Banane di Teatrodilina: un quasi road movie che conquista

I protagonisti di Banane (photo: Manuela Giusto ©2014)

I protagonisti di Banane (photo: Manuela Giusto ©2014)

“Banane”, il ritorno di Teatrodilina dopo il successo di “Zigulì“, è un lavoro che incorpora molte conferme sulla cifra più profonda e ispiratrice delle riflessioni di questo gruppo, che si conferma realtà interessante e capace di costruire e strutturare drammaturgie ed allestimenti semplici ma intensi.

“Zigulì” aveva una scena definita da un nastro adesivo a pavimento, a delimitare uno spazio che era quasi un ring emotivo, una gabbia che comunque chiudeva l’universo e i suoi protagonisti in un mondo, quello dell’autismo, di sostanziale incomunicabilità con l’esterno.

“Banane”, che continua in questa modalità centrata sull’attore e la parola, con un intervento di regia che ovviamente c’è ma gioca a nascondersi in una ambigua naturalezza, per certi versi definisce ancor meglio questa cifra particolare che cerca la sua sostanza nell’assenza.
Assente è infatti una scena vera e propria (scenografia di Salvo Ingala): solo un pavimento a grandi scacchi gialli e neri che proietta il tutto in un universo dell’irrealtà, contrapposto invece ad uno straniante neorealismo che si sostanzia nella parlata da giovani emigrati dei giovani protagonisti della storia e in costumi di scena di ordinario pop.

La storia è presto detta: due giovani fuorisede ospitano a Roma una giovane, di origine leccese. C’è vicinanza, l’emotività di uno dei due verso la ragazza cresce; fino al desiderio di tornare ad incontrare la ragazza, tornata nel frattempo a casa. 
Qui si scoprirà che la giovane è sposata con una deriva di relazioni dal sapore molto cinema francese nouvelle vague, con una diaspora emotiva finale.

Quaranta piccole scene scompongono la vicenda in microstorie, separate fra loro da intervalli luce buio, in ambienti che si compongono e scompongono in pochi secondi con l’utilizzo di tre cassette della frutta.

Tutto qui. Quattro attori, Francesco Colella, Leonardo Maddalena, Aurora Peres, Mariano Pirrello, ben sorreggono le scelte di regia di Francesco Lagi e compongono, all’interno di una partitura sonora essenziale (quella di Giuseppe D’Amato), la vicenda con tinte ora grottesche ora surreali, ora concretissime e possibili. Una storia che potremmo aver vissuto tutti o non aver vissuto mai, ma in cui magari possiamo esser finiti in un passato adolescenziale che sa riportare alla memoria profumi di pacchi da studente fuorisede, case ad affitto condiviso, amori condivisi.

E’ proprio la svolta drammaturgica, che moltiplica le relazioni, le seduzioni e i rapporti, la parte più intrigante dello spettacolo, che lo fa per molti versi sfuggire al cliché e lo proietta in una dimensione inaspettata e vorticosa, che prelude ad un finale che si è andato ulteriormente asciugando nelle repliche fiorentine rispetto a quanto visto a Milano al Teatro Ringhiera, dove forse ancora soffriva un po’ di didascalia. 

“Banane” è uno spettacolo compatto, semplice ma intenso. Che sa aspettare e inaspettare. E che ha il pregio di far tornare alla memoria ricordi di vicende; anche quelle che non abbiamo mai vissuto.

BANANE (un quasi road movie per quattro attori, un cane e alcune casse sparpagliate)
di: Francesco Lagi
con: Francesco Colella, Leonardo Maddalena, Aurora Peres, Mariano Pirrello
suono: Giuseppe D’Amato
scenografia: Salvo Ingala
regia: Francesco Lagi

applausi del pubblico: 2′ 05”

Visto a Milano, Teatro Ringhiera, il 30 novembre 2014

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