Le Slot Machine delle Albe. Della caduta nel niente

Slot Machine, il nuovo debutto delle Albe
Slot Machine, il nuovo debutto delle Albe

Secondo Gioacchino Lavanco, docente all’Università di Palermo, uno dei più illustri studiosi del gioco in relazione alle sue derivazioni psicologiche (e patologiche), il giocatore d’azzardo rappresenta per sé e per la società un mondo altro, parallelo, contrapposto ad un mondo razionale e calcolatore. Un mondo diverso, che ha le sue regole e le sue certezze, che pure si basano sull’incertezza, in cui il vuoto cosmico che la persona vive nella sua insoddisfacente quotidianità sociale trova finalmente una collocazione, un senso, un modo per essere riempito.

Ecco quindi che il protagonista di “Slot Machine”, nuovo lavoro del Teatro delle Albe, presentato nel suggestivo (e quanto mai appropriato!) Spazio Olinda di Milano, sceglie – più o meno volontariamente – di annullare tutto ciò che lo circonda (affetti, lavoro, possibilità) sull’altare del niente, come spiega lo stesso Marco Martinelli, annegando nell’azzardo e, in questa progressiva dipendenza, cercando l’illusione di uno spazio libero da scelte e imposizioni: un antro in cui poter liberamente esprimere sé stesso.

E’ stupefacente come, allora, nella scrittura drammaturgica di Martinelli e Montanari, si possa snodare un percorso che vede il protagonista Doriano prima prendere le misure (quelle macchinette con le immagini dei faraoni: “Io non so cosa siano i faraoni… ma certamente sono importanti”), e poi organizzare una vita attorno ad appuntamenti fissi col rischio: i giorni pari “Romagna Mia”, quelli dispari “Pin Up”.

Il gioco diventa così uno spazio magico che protegge dall’esterno, un’autodistruzione in solitaria che però, in quanto gioco, potrebbe portare con sé anche il miracolo della convivenza sociale: inferno e paradiso, tutto insieme. “Il gioco può manifestarsi come la voragine dell’autodistruzione solitaria, oppure, al contrario, come il senso più alto e bello dello stare insieme – scrive ancora Martinelli – Il bivio è lì, davanti ai nostri occhi incerti e titubanti di pellegrini, e non vi è nessuna guida sicura che possa suggerirci la strada”.
E infatti, delle giornate di Doriano scomparirà il senso, che non si trova più; e scompare la vita.

Lo spettacolo delle Albe, che si fa denuncia anche verso il ruolo dello Stato, è tanto semplice quanto efficace. Non c’è nulla sulla scena, solo un altare sacrificale, a cui il protagonista torna di continuo, e poi degli specchi in cui rivedere sé e ricordi sbiaditi di quello che, nella speranza di una nuova vita e di un nuovo ruolo da giocarvi, si sta perdendo: in questo caso la terra, quanto di più concreto ci sia, con quelle origini familiari di contadini “che non hanno capito niente”.

Il linguaggio è semplice, diretto, pulito. E dunque anche crudele.
Forse un po’ inutile risulta invece la polemica ricchi/poveri che interrompe la narrazione della caduta, e che probabilmente non serve per comprendere a fondo la tragedia, come un po’ troppo didascalica appare la seconda parte dello spettacolo, con la musica thriller del finale.

Ma puntuale e feroce è Alessandro Argnani, narratore di sé stesso e di tutti, lo “sfigato” che ci rappresenta, che cerca d’essere protagonista di fronte allo specchio seppur sta cadendo nel vuoto, nel buio. Finirà a perdere il suo New Holland rosso, il trattore preferito, ma anche i genitori, gli affetti, per costruire una ricchezza immaginaria fatta di fantasie, di altri sé e identità che probabilmente avrebbero tanto da dire.
Finirà così, Doriano, in una fossa, fredda, coperto da un lenzuolo verde, quel verde della terra dei genitori. O del tavolo da gioco.
A Bologna dal 17 al 19 novembre.

Slot Machine
di Marco Martinelli
ideazione: Marco Martinelli, Ermanna Montanari
con: Alessandro Argnani
musica: Cristian Carrara
allestimento scenico a cura della squadra tecnica del Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Luca Fagioli, Enrico Isola, Danilo Maniscalco
organizzazione e promozione: Silvia Pagliano e Francesca Venturi
ufficio stampa: Rosalba Ruggeri e Matteo Cavezzali
regia: Marco Martinelli
luci: Enrico Isola, Danilo Maniscalco
fonica: Fabio Ceroni

applausi del pubblico: 3′

Visto a Milano, Spazio Olinda, il 5 novembre 2015
Prima nazionale

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